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Elena Merendelli – I PICCOLI SEGRETI DELLE DONNE

Elena Merendelli sorride accanto alle sue creazioni nella bottega/laboratorio di Anghiari
3 Min. - tempo di lettura

Elena Merendelli abita nel cuore di Anghiari dove femminilità e arte si incontrano, dando vita a oggetti e opere uniche.

Elena Merendelli si è diplomata in pittura all’Accademia di Firenze e da qualche anno usa anche la terra cotta per dare forma ai sentimenti, spaziando tra ironia e disperazione. Come solo una donna riesce a fare.

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Il laboratorio-bottega sembra incastonato nella piazza del paese: anche tra le tue opere e questo territorio c’è un rapporto particolare?

«A volte ho pensato che la mia bottega fosse legata ad Anghiari in maniera indissolubile, come se i vecchi legni che recupero e rimetto in vita fossero dei proseguimenti di cose belle e incomprese, troppo presto abbandonate.

Spesso mi sono chiesta cosa in particolare di questi luoghi, avesse potuto generare così tante menti creative, soprattutto pensando al passato. C’è un connubio geniale tra luce, paesaggio, colori che non dà scampo a quelli che hanno un animo sensibile.

Il legame con questi luoghi è indiscutibile. Tutti gli animali che dipingo sono un omaggio a questa terra e le mie donne sono la terra.

Non c’è un giorno che io non mi lasci sorprendere dalla natura, il mio lavoro è totalmente dedicato a questa».

In effetti, i tuoi soggetti femminili sono spesso immersi in elementi naturali…

«Sia che si parli di scultura o di pittura, tutto si ispira e ruota intorno a questo.

Le mie donne malinconiche, a volte ironiche, sono anche la madre terra, stanno lì a “spiattellare” in faccia allo spettatore di turno tutta la bellezza di questo pianeta che troppo spesso viene trascurata».

[quote]Le mie donne malinconiche, a volte ironiche, sono anche la madre terra[/quote]

Le tue opere a forma di nido cosa significano?

«Nella scultura nido, che ormai è diventata il simbolo del mio lavoro, c’è rappresentato tutto.

C’è il ciclo della vita, dalla nascita alla morte. C’è il rifugio sicuro e protetto,  l’attesa.

Mi piace molto sentire le impressioni delle persone a proposito di questa piccola scultura».

Ovvero?

«È incredibile come a seconda del proprio vissuto, ognuno interpreti e si lasci suggestionare anche solo per necessità.

Nessuno ha voglia di leggerci il tragico finale, ma c’è.

Credo che ogni creativo, col proprio lavoro, “combatta” quotidianamente con la morte, la esorcizzi, conquistandosi quasi l’immortalità per mezzo del proprio operato.

Penso che molte persone dotate di un particolare temperamento possano trovare conforto o riconoscersi in questa donna-nido».

[quote]È il laboratorio-bottega di Elena Merendelli che anima la piazza del borgo medioevale.[/quote]

Oltre che nei nidi, le tue creature trovano spazio  su superfici dal sapore antico: sono altrettanto confortevoli?

«Dedico una particolare attenzione alla scelta dei supporti e alla sua preparazione.

Non sono riuscita ad abbandonare la tecnica appresa all’accademia, dalle ricette del Cennino Cennini sulle imprimiture e sulle finiture.

Tutte queste accortezze rendono prezioso qualsiasi pezzo di legno. Il mio lavoro è un innamoramento continuo.

Mi stanco dell’argilla e ritorno al colore, scoprendo soggetti o supporti nuovi».

Per esempio?

«Quest’anno ho scoperto i “cassetti”. Antichi cassetti di legno adatti a ospitare piccole sculture o a essere dipinti.

Restaurare un oggetto di questo tipo ha il suo meticoloso e “nutriente” rituale.

È impossibile, mentre ci lavori, non venire intrappolati dentro dal suo trascorso.

Ognuno di essi ha una vita da raccontare: scritti, carte vecchie incollate, odori.

Un oggetto così merita una buona cura e una buona cera. Anche l’odore finale fa parte del gioco.

E le mie “donnine”, le donne di Elena Merendelli, malinconiche si adagiano dentro questi cassetti, come in ripostigli sicuri».

[quote]il segreto sta nell’imparare un mestiere e saperlo reinterpretare[/quote]

Riesci a essere creativa e ad accontentare i tuoi clienti. C’è un equilibrio tra arte e artigianato?

«A proposio di arte e artigianato ci sarebbero da dire molte cose. Ognuno ha la propria visione. Non sta a me dire se io sia un’artista o meno.

Forse Elena Merendelli è una buona artigiana.

Qui sta il trucco e vorrei dirlo a tutti quei ragazzi che nella scelta della scuola scartano i licei artistici, perchè senza sbocchi per il lavoro: il segreto sta nell’imparare un mestiere e saperlo reinterpretare».

Sulle pareti del tuo laboratorio sono appesi disegni tuoi accanto a poesie femminili, è un per esternare il tuo lato più intimo?

«I miei disegni estemporanei che tanto piacciono a chi capita in bottega, credo siano quello che più mi rappresenta, come per chi scrive poesie.

Sono una sorta di necessità, un rifugio.

Non è stato facile, per me, trasformare la passione in lavoro.

Nel disegno viene fuori la vera essenza della vita: trova pace con una matita e un pezzo di carta».

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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