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ELENA VESCHI «LE DONNE SONO STRAORDINARIE»

Elena Veschi per the Mag
4 Min. - tempo di lettura

Elena Veschi non sta ferma un attimo, lavora tutto il giorno, ha mille idee in testa e molti progetti da realizzare. Non per questo ha perso la tranquillità, la voglia di correre e affrontare le più piccole e complicate sfide quotidiane. Imprenditrice alla guida di Umbraplast (fino all’aprile scorso anche membro della giunta nazionale di Confindustria), una delle realtà economiche più dinamiche dell’Altotevere.  Le piace viaggiare, lo ha sempre fatto, ci parla di quello che potremmo fare per far crescere la Valtiberina (e un po’ anche l’Italia…); se le chiedi chi ammira indica il Sindaco di Bagnoregio, non nomi altisonanti.

Cosa fa Elena Veschi quando è libera? «La mamma a tempo pieno!». L’abbiamo incontrata ed ecco cosa ci ha raccontato.

di Marco Polchi

Vorrei iniziare questa intervista parlando della sua esperienza universitaria: quanto è importante per un giovane imprenditore lo studio e la formazione?

«Ritengo sia molto importante, occorre una formazione sempre più elevata, possibilmente internazionale, per poter competere in un mondo sempre più globale. La padronanza delle lingue coniugata allo studio di materie economiche e scientifiche è una condizione necessaria per poter iniziare a fare impresa oggi. La formazione universitaria poi ti apre la mente a nuovi stimoli e a individuare nuove possibili opportunità di sviluppo».

Pensa che la scuola e l’università siano distanti dal mondo del lavoro?

«Sono distanti ma si stanno avvicinando; la strada è veramente lunga ma iniziamo a capire come siano complementari. Bisognerebbe adottare il metodo tedesco, che permette una giusta alternanza tra scuola e azienda. Molte aziende, anche in Valtiberina, non riescono a trovare profili idonei alle loro esigenze, quindi una buona sinergia tra i due mondi porterebbe a una minore disoccupazione; anche la mentalità degli insegnanti andrebbe un po’ rivoluzionata».

Elena Veschi per The Mag

Elena Veschi

 

Lei ha trascorso un periodo in Inghilterra: ha inciso sulla sua mentalità?

«Il mio periodo è stato molto breve e diversi anni fa, fin da bambina però ho sempre viaggiato molto e questo ha inciso notevolmente sulla mia mentalità che credo sia per alcuni aspetti molto aperta. Sono una spugna, raccolgo quello che vedo e lo immagazzino nella mia mente; sono una persona che ha sempre bisogno di nuovi stimoli e nuove sfide».

Cosa possiamo imparare dall’estero?   

«Dobbiamo imparare a essere meno burocratici e più funzionali, a togliere carrozzoni inutili e costosi, a spendere meglio i soldi pubblici investendoli in infrastrutture ancora carenti in molte parti d’Italia, ad avere una tassazione adeguata per evitare che molti imprenditori vadano all’estero perdendo occupazione e indotto italiano».

E cosa, invece, possiamo insegnare?

«Possiamo insegnare il nostro modello di piccola-media impresa che è unico al mondo, la nostra capacità di risolvere i problemi perché ogni giorno combattiamo con varie inefficienze, la nostra flessibilità mentale, il gusto del bello e del raffinato: viviamo in un Paese che è un museo a cielo aperto, con un clima stupendo e con una varietà di panorami unici… Più viaggiamo e più ci rendiamo conto che l’Italia è veramente il Belpaese, va valorizzata di più e si merita molto di meglio!».

Alla fine degli anni ’90 è entrata in Umbraplast: quale impatto ha vissuto?

«Inizialmente non idilliaco, era tutto un po’ stretto e c’erano diversi problemi da risolvere… Abbiamo fatto dei cambiamenti, nelle aziende niente è statico e stabile, tutto cambia e in poco tempo devi essere pronto modificare la rotta».

Ora è alla guida di quest’azienda solida e innovativa, ma quali sono le difficoltà che deve affrontare tutti i giorni?

«Non c’è giorno che non ci sia qualcosa da risolvere: difficoltà “normali”, tipiche delle aziende manifatturiere che fanno parte dell’attività imprenditoriale di più facile risoluzione e quelle esterne dovute alle perdite di tempo causate dalla burocrazia. Queste sono le più complesse perché non dipendono da te…».

Ha mai subito qualche ”sgarbo” per il fatto di essere una donna?

«Sì qualche sgarbo l’ho subito, inizialmente bisogna perdere un po’ di tempo per convincere il tuo interlocutore che hai “qualche capacità mentale” e conquistare un rapporto di fiducia… Tutto questo ora è migliorato anche se in certi paesi si preferisce ancora fare trattative lavorative con gli uomini».

Cosa serve alle aziende italiane, e in particolare a quelle dell’Altotevere, per essere davvero competitive e crescere?

«Purtroppo la ricetta non ce l’ha nessuno e tanto meno io! È un connubio di forze imprenditoriali e politiche, prima di tutto però abbiamo bisogno di un sistema economico e monetario stabile e delle stesse norme nei vari Stati membri. Al momento non abbiamo molto in comune… Gli imprenditori dell’Altotevere sono particolarmente dinamici e trasversali; siamo per natura poco lamentosi e non abituati a chiedere ma piuttosto a fare. Abbiamo però veramente bisogno di più infrastrutture e maggiori collegamenti, sia stradali che con l’alta velocità».

Brunello Cucinelli ha recentemente detto che vorrebbe creare per la zona del Lago Trasimeno un progetto che duri per i prossimi 50 – 100 anni: crede che si possa fare anche in Valtiberina?

«Premesso che Brunello è un genio e bisogna imparare molto da lui, magari potremmo studiare delle sinergie anche con la zona del Lago, dato che passando per Niccone siamo vicinissimi; sono convinta che la Valtiberina vada valorizzata maggiormente studiando dei percorsi d’arte comuni con la parte Toscana; i confini regionali ormai si devono unire per scopi comuni e non possiamo fare delle “politiche di condominio”».

Se sì, come?

«A mio parere il turista va trattenuto con delle proposte allettanti. Abbiamo la fortuna di abitare in una terra di confine che ha visto nascere Piero della Francesca, Michelangelo, Luca Pacioli fino ad arrivare ad Alberto Burri… Raffaello si è trasferito per diversi anni a Città di Castello. Bisogna studiare delle ottime politiche di marketing rivolte anche all’estero per far risplendere il nostro territorio e creare un nuovo Rinascimento: organizzare eventi e aprire Musei, Castelli, Palazzi e Ville tutti i giorni feriali e festivi; utilizzare risorse economiche perché questo è un investimento, non una spesa!».

Mamma e imprenditrice: come concilia le due cose?

«Cerco di conciliare al meglio le due cose ma non è semplice: credo che per le mamme lavoratrici sia tutto più difficile soprattutto i primi anni della maternità perché ricade quasi tutto su di loro; le donne hanno una forza che a volte nemmeno loro sanno di avere, sono straordinarie!».

Come le piace trascorrere il tempo libero?

«Tempo libero? Purtroppo ora ne ho veramente poco e tutto il tempo extra-lavoro lo dedico alla mia bambina che ha poco più di due anni, è comunque una gioia immensa stare con lei».

Elena Veschi parla a confindustria

Elena Veschi

 

L’ultimo viaggio che ha fatto…

«Tra gli ultimi non lavorativi, ricordo quello con la bimba a Lisbona: era la prima volta che prendeva l’aereo, ancora camminava male e ha chiacchierato ininterrottamente!».

…e quello che vorrebbe fare a tutti i costi?

«Mi piacerebbe andare in Iran».

Potrebbe indicarmi una personalità che l’ha colpita nel 2015?

«Francesco Bigotti, Sindaco di Civita di Bagnoregio, la “Città che muore”. Grazie alla sua grande forza di volontà, visto che deve combattere con frane continue ed è abitata da poche persone, Civita è diventata nota alle cronache e ai media accogliendo quest’anno circa 640000 turisti (più della Reggia di Caserta)… Beh , credo abbia fatto un lavoro eccellente!».

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