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Eleonora Urbani – AGO, FILO, ARTE & FANTASIA

Eleonora Urbani ph: Elisa Nocentini
2 min.

Sarà anche vero che l’abito non fa il monaco, ma parlando con Eleonora Urbani è facile convincersi del contrario: basta cambiare punto di vista e non vedere gli indumenti come qualcosa per coprirci, ma un gioco per reinventarci ogni giorno.

di Claudia Belli foto di Elisa Nocentini

Il segreto? Non prendersi troppo sul serio e all’ago e al filo legare l’ironia, come fa Eleonora Urbani nei suoi lavori: dagli abiti scultura alle creazioni destinate a essere indossate, a ogni rella sono appese divertenti sorprese.

Eppure quella per il cucito è una passione nata all’improvviso…

«Sì, sono laureata in Scienze e tecnologie della produzione artistica, poi lavorando alla tesi su un progetto di sociologia teatrale mi sono trovata a portare avanti uno spettacolo insieme ai pazienti di una casa di cura mentale di Umbertide. Scenografie e costumi: ho capito che l’abito in sé ha una valenza importantissima. Ho visto persone cambiare semplicemente indossando un abito, così ho iniziato a pensare di poter utilizzare la moda come mezzo di comunicazione all’interno di un contesto di arti visive».

Dopo questa esperienza Eleonora si è specializzata sul fronte della moda, sperimentando in quello dell’arte.

«Effettivamente questa prima esperienza l’ho vissuta da autodidatta, poi in concomitanza sono successe due cose: ho frequentato l’accademia di alta moda Koefia a Roma e in parallelo sono stata contattata da Ivan Teobaldelli che mi ha voluto all’interno di un collettivo per la prima edizione della Wunderkammer a Città di Castello. Non mi era stato chiesto nulla in particolare, ma per me è stato automatico decidere di realizzare un abito scultura. Poi tutto è proseguito con una serie di mostre e di happening nei quali ho portato avanti questa idea di abito inteso come opera d’arte».

La partecipazione alle varie edizioni di Wunderkammer è stata determinante nel suo percorso, questa “camera delle meraviglie” ha visto assecondarsi i maggiori artisti della Valtiberina.

«In particolare ho nel cuore la seconda Wunderkammer a cui ho partecipato col collettivo Arte-fare a Palazzo Bufalini. In questo contesto ho portato avanti l’abito come forma d’arte fine a se stessa, mentre grazie all’accademia ho capito come renderlo fruibile».

Per Eleonora Urbani non è sufficiente vedere la persona come un manichino da vestire e limitarsi a fare in modo che i tessuti vestano perfettamente il corpo.

«Mi piace l’idea che un abito rispetti lo stato d’animo che si vuole vivere nelle circostanze in cui verrà indossato. Cerco di capire cosa può essere più adatto a rispecchiare l’emozione che si vuole provare. Per me l’abito è un fatto emotivo, ho anche un progetto per un atelier emozionale, un luogo ideale in cui il punto di partenza sono i sentimenti che devono essere trasmessi attraverso l’abito».

Le ispirazioni non arrivano solo dalle passerelle…

«Dalla musica, dal cinema, dalle sfilate cerco di raccogliere più stimoli possibili. Una personalità che mi piace molto è Anna Piaggi, musa di Lagerfeld e giornalista, ha fatto della moda una comunicazione continua».

LA RICETTA

Nonostante l’agenda piena di impegni e di progetti, rimane il tempo per mettere da parte ago e filo e impugnare il mestolo per preparare un nasello speziato, (ovviamente dopo aver indossato un grembiule cucito per l’occasione e coordinato alla gonna, perché anche ai fornelli lo stile è importante).

I filetti di nasello vengono impanati con farina di polenta e un mix di semi (papavero, lino, girasole, sesamo, chia e girasole) e disposti su una teglia oliata insieme a cipolle tagliate sottili e dadini di carote e patate dolci  novelle. Il fondo del tegame sembra un tessuto in fantasia, coloratissimo e profumato grazie a una spolverata di curcuma e curry lasciata cadere sulle verdure. In forno per mezz’ora circa a 200°.

Nel frattempo la quinoa lessata e insaporita dal gusto deciso della curcuma e del curry viene mescolata alle zucchine saltate in padella con farina di polenta, il tutto viene poi impiattato accanto a una cucchiaiata di trito di prezzemolo e olive nere.

Dopo una sfumata di vino bianco, o di acqua se a mangiarlo saranno anche i bambini, il nasello è pronto per essere sfornato e il profumo speziato avvolge la cucina in un attimo. Già alla prima forchettata è un’esplosione di sapori, le spezie hanno il potere di sorprendere il palato così come le creazioni di Eleonora sono in grado di stupirci e di farci giocare anche da grandi.



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Pubblicato da

Redazione di the mag

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