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Emilia Nardi – La regina del rosso

Emilia Nardi con il suo vino
3 Min. - tempo di lettura

Era il 1958 quando il padre di Emilia NardiSilvio Nardi, imprenditore nel settore della meccanica agricola in Altotevere, fece uscire dalle cantine della tenuta di Casale del Bosco la prima bottiglia di Brunello di Montalcino, quando questo era ancora un piccolo paese sconosciuto.

Nel 1985 entra in azienda Emilia Nardi che dal 1990 gli subentra nella direzione. Insieme ai fratelli, decide di introdurre radicali cambiamenti nel processo di produzione del vino e nella conduzione aziendale: dà il via alla ristrutturazione sia dei vigneti che della cantina, scegliendo di affiancare alla tradizione la ricerca scientifica. Tenute Silvio Nardi, con i suoi 36 vigneti, oggi è una delle 100 migliori aziende italiane selezionate da Wine Spectator per Operawine e a guidarla è proprio lei.

di Cristina Crisci

Emilia Nardi con il suo vino

Emilia Nardi con suo nipote Emanuele Nardi

Emilia Nardi dal 1985 è alla guida dell’azienda di famiglia a Montalcino. Com’è iniziata questa carriera di imprenditrice del settore vini?
«Essendo un’azienda di famiglia, parlare di carriera è difficile, comunque tutto è iniziato un po’ per caso: la segretaria si era rotta una gamba e io fui incaricata di sostituirla, poi ci sono rimasta. Avevo comunque già un grande amore per la campagna, il vino è affascinante e può catturare l’attenzione anche di una ragazza di 20 anni qual ero io allora… inoltre mi ha dato l’opportunità di viaggiare e avendo fatto il liceo linguistico tutto ciò mi si adattava benissimo».

La difficoltà più grossa che ha dovuto affrontare?
«Il senso di solitudine, un imprenditore e un amministratore di un’azienda molte volte si sente solo, soprattutto nel fare delle scelte che coinvolgono anche altre persone».

La soddisfazione maggiore?
«È questa: pur essendo ‘figlia di papà’ l’azienda è cresciuta tanto. Ha prodotti nuovi e i suoi redditi dopo 30 anni sono cresciuti quindi non l’ho solo ereditata».

Qual è la situazione dei vini italiani nel mondo? E quali sono i nuovi mercati?
«L’Asia e l’Oceania sono i mercati dove si deve crescere di più, non con grandi numeri, ma la percezione del vino italiano si sta affermando. C’è stata molta frammentazione nella promozione dei vini nazionali che non sempre sono conosciuti, ma noi abbiamo tanti tipi di vino, cosa che altri paesi non hanno».

Donne, imprenditoria, Italia centrale: quali sfide da vincere?
«Io vengo dagli anni 70-80 quando c’è stato un forte affrancamento della posizione femminile nel mondo. Attualmente noto un passo indietro verso un impoverimento di valori. Sulle sfide future: non vorrei che tutti questi show che mettono al centro solo la bellezza poi provochino un deperimento della donna-persona nella sua completezza».

La crisi in Italia: secondo lei la ripresa è vicina?
«Io penso che l’Italia debba ancora affrontare troppi argomenti. Secondo me occorre liberalizzare maggiormente il lavoro, la riforma del Governo è stata importante, ma in fondo ha chiosato male e oggi la situazione è che gli imprenditori non se la sentono più di assumere le persone a tempo indeterminato. Ci sono troppe sovrastrutture».

Vigne e produzione di vini in Altotevere: ci ha mai pensato?
«L’Altotevere ha una vocazione più da vini bianchi e soprattutto quella per il vin santo che è molto naturale. Noi non lo escludiamo, ma per ora siamo concentrati su Montalcino».

Lei si è mai sentita discriminata in campo lavorativo solo per il fatto di essere donna?
«Sì, un sacco di volte».

La sua esperienza al servizio dei cittadini con un impegno a livello istituzionale: è possibile o solo utopia?
«Io penso che la carriera di un imprenditore si completa proprio nell’essere al servizio della comunità. A livello istituzionale e politico invece no, non è per me. Nel gestire l’azienda si acquisisce un carattere diretto e poco diplomatico che mal si confà alla politica italiana».

Il suo vino preferito?
«Oltre al mio che faccio e che mi costa troppa fatica per goderlo in santa pace… un buon Chianti profumato di giaggiolo lo apprezzo sempre con molta piacevolezza».

Vicino ad una bottiglia lei cosa ci mette?
«L’amicizia e la convivialità».

Ad una donna che aspira a diventare imprenditrice di successo cosa consiglia?
«Di essere seria e di porgersi come tale, non usare solo la propria femminilità, ma la testa».

Emilia Nardi fuori dall’azienda: come trascorre il tempo libero? Quali sono le sua passioni?
«Attualmente sono molto impegnata col Rotary Club di Città di Castello (del quale è presidente, ndr). Sono un’amante del giardinaggio, leggo moltissimo, mi piace vivere la campagna e ascoltare musica».

La cantina del Casale del Bosco

La cantina del Casale del Bosco

ritratto di Emilia nardi

ritratto di Emilia Nardi nel suo vigneto

Tenuta Casale del Bosco

Tenuta Casale del Bosco

Vigneto tenute Silvio Nardi

Vigneto tenute Silvio Nardi

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2 thoughts on “Emilia Nardi – La regina del rosso”

  1. interessante come “Regina del rosso” .Tanti anni fa mio padre Renato ha lavorato nella ditta di Selci lama da Nardi nel reparto “zappatrici” prima dell’anno 70.Tanti saluti

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