Everything I love is (drawing) on the table

Andrea Luccioli
Andrea Luccioli

Su The Mag abbiamo parlato di lui la prima volta quattro anni fa e lo abbiamo fatto per raccontare il Collettivo di cui è coordinatore, Becoming X Art+Sound Collective. Poi lo abbiamo ritrovato a Chiusi per un bellissimo intervento di street art al Parco della Rimembranza durante il Lars Rock Fest.

di Andrea Luccioli

Con lui abbiamo sviluppato il numero 45 della nostra rivista, quel “Visioni” nato durante il primo lockdown e con cui abbiamo raccontato il momento più difficile della pandemia con i lavori e le parole dei ragazzi del collettivo. Ora abbiamo deciso di dargli l’intero palcoscenico di The Mag. Lui è Daniele Pampanelli e, citando e parafrasando un brano dei suoi amati The National, gli abbiamo chiesto di mettere sul tavolo tutto quello che ama.

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L’intervista

Allora Daniele, quando hai deciso di diventare un illustratore?

“In realtà mai, non mi ritengo e quindi non sono un illustratore. Spesso utilizzo l’illustrazione, anche fatta da me in prima persona, ma il mio lavoro di art director è diverso, per certi versi più articolato e complesso, sicuramente però anche meno definibile dentro determinate categorie e schemi che possono definire quello di un illustratore. Disegno molto quello sì, da sempre, sia in analogico che poi in digitale (con particolare predilezione per la grafica vettoriale)”.

Quali sono i tuoi soggetti preferiti?

“Non ne ho in realtà. Nel senso che lavoro molto per committenza, e di solito non una committenza che chiede in prima battuta illustrazione, ma progetti di comunicazione in generale. Perciò spesso mi trovo a sfidarmi su soggetti estremamente diversi tra loro, senza una coerenza o un fil rouge che li colleghi organicamente, almeno in apparenza. Questo non significa che io sia una matita nelle mani del cliente, anzi. Di solito il rapporto che si forma è sempre dialettico, qualche volta (a determinate condizioni fortunate che coinvolgono sempre l’intelligenza della committenza) virtuoso, alle volte stancante per me e per il cliente stesso: cioè non è che mi ritenga un autore tout court, ma nemmeno che mi arrivi con la richiesta di ritrarti vestito da superman che spezzi in due i prezzi del tuo prodotto!”

Qual è stata la tua formazione?

“Liceo Classico prima, Isia di Urbino poi, quando ancora aveva un ordinamento di 4 anni”.

Che tecniche usi e prediligi?

“In analogico un po’ tutte, ad esclusione della pittura a olio.

La mia preferita è la biro, forse, quando disegno per il gusto di disegnare”.

Fonti di ispirazioni e grandi maestri che ti affascinano?

“Saul Bass, Albe Steiner, El Lissitskij, il Bauhaus, Cavandoli, Sergio Toppi, Malevic, Ettore Vitale, i grandi designer grafici del XX secolo. Tra i “giovani” Noma Bar, che è un illustratore fantastico”.

Il lavoro di cui sei più orgoglioso?

“Non dovrei dirlo, ma ce ne sono diversi che però non citerò. Posso essere orgoglioso di una sintesi grafica, di un articolato complessivo, o magari solo dell’esperienza di un determinato lavoro (indipendentemente o quasi dal fatto che la parte grafica/artistica sia più o meno riuscita rispetto ad altre). Ecco sì, l’esperienza complessiva di un lavoro (il percorso progettuale, il rapporto con committenza e fornitori, il percorso umano) spesso è molto più gratificante di una semplice bella illustrazione o di un logo fico”.

In un mondo dove i creativi sono sempre di più, anche grazie alle nuove tecnologie, qual è il segreto per restare originali?

“Non pretendere di essere originali ad ogni costo innanzitutto è un buon primo passo.

Più che sull’essere originali infatti io sposterei l’accento sul restare motivati, che è una cosa molto difficile quando si lavora costantemente tutti i giorni tutto il giorno e quindi una certa stanchezza e mancanza di “spinta” dovuta alla routine è un grande nemico.

Ci sono dei modi: riferirsi ai maestri, come quelli che ho detto prima, è sempre grande fonte di ispirazione, spesso anche una certa incoscienza nel tentare di fare cose mai fatte aiuta”.

Come è nato il progetto Becoming X e cosa state organizzando?

“È nato come ibrido tra musica e arte, su una radio web grazie al nostro Saro Occhipinti.

Era già una roba storta, se ci pensi: una cosa artistica, che si poggia sul visuale, per radio! Una incoscienza appunto! Negli anni siamo cresciuti e cambiati molto: ci siamo strutturati e dai dodici iniziali che eravamo siamo diventati un’ottantina circa, che a vario titolo orbitano intorno al Collettivo.

“Stiamo organizzando molte cose, forse anche troppe! Di alcune non posso ancora parlare perché siamo in una fase di valutazione progettuale iniziale, di altre come la terza edizione di Nuvolette a Rovereto in maggio o finalmente la nuova edizione del Lars Rock Fest a Chiusi in luglio posso solo dire che non vedevamo l’ora di rifare i nostri eventi dal vivo. Due anni di pandemia pesano, per quanto abbiamo sempre cercato di fare progetti insieme, sia in presenza dal vivo che in remoto tramite rete web”.

Com’è l’esperienza dei live drawing?

“Per chi la fa, specie le cose all’interno degli eventi più strutturate e organizzate, paurosa.

È come il teatro, come fare acrobazie senza rete: è tutto in diretta, ci sono molte variabili, devi essere teso per far girare tutto bene. È anche un’esperienza molto esaltante però, e per tutti è un’esperienza di fraternità. Se abbiamo fatto qualcosa, se siamo cresciuti e abbiamo ottenuto un certo successo è dovuto probabilmente a questo, alla buona disposizione umana di ogni membro (dai professionisti ai dilettanti) verso l’altro, alla coesione che c’è”.

Su cosa stai lavorando adesso? C’è un progetto in particolare che speri di realizzare un giorno?

“Come dicevo prima su molte cose. Non da ultimo il mio semestre di Docenza in Art Direction a Laba Trentino che inizia veramente a (troppo) breve.

Il progetto che spero di realizzare come Collettivo invece è un festival di illustrazione, musica, disegno e mestieri grafici. Magari in un paesino umbro in via di spopolamento”.

Daniele Pampanelli BIO

Daniele Pampanelli nasce a Perugia. Grafico e grafista, è art director in Archi’s Comunicazione e docente presso LABA Trentino a Rovereto (TN). Alterna al lavoro di designer il piacere di illustratore e disegnatore ed è coordinatore artistico del Collettivo Becoming X fondato nel 2014.

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