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Fabio Mariacci – ISTINTO GEOMETRICO

Ritratto di Fabio Mariacci nel suo laboratorio di Città di Castello
2 min.

Dallo studio di Fabio Mariacci si vedono le colline umbre, sulle tele però dei paesaggi non c’è traccia; è la geometria a riempire i suoi dipinti.

di Claudia Belli – foto Molotovstudio

Autodidatta e protagonista da anni della comunità artistica tifernate, Fabio Mariacci ha scoperto presto la passione per l’arte e da allora non ha mai smesso di sperimentare. Compone colori e forme, tentando di riprodurli in  infinite combinazioni

Ritratto di Fabio Mariacci nel suo laboratorio di Città di Castello

Fabio Mariacci nel suo laboratorio di pittura a Città di Castello

 

 

Fabio Mariacci, quando hai capito di avere un talento speciale per il disegno e la pittura?

«Non c’è stato un momento preciso, ricordo solo che ho sempre disegnato e colorato fin dall’infanzia, prima di andare all’asilo. Di tutti i miei lavori infantili rimane solo un disegno a colori che conservo gelosamente, la cosa interessante è che ricordo perfettamente il momento in cui l’ho eseguito, la stessa cosa avviene per tutti i miei lavori, si trasformano in memoria indelebile».

Cosa ti piaceva disegnare da bambino?

«Ricordo che avevo un armadio dove tenere i miei giochi. L’avevo riempito di aquiloni di carta, non ne volava nessuno, a me interessava era colorarli. Ne preparai cento, sperando così di esaurire tutte le combinazioni cromatiche possibili. Ancora oggi mi scopro a dipingere quadri come se fossero aquiloni: sono sicuramente centinaia e comunque non riescono a colmare l’infinito numero di possibilità che i colori creano nel mescolarsi».

Quindi anche da piccolo amavi le forme geometriche, ma quando hai deciso di cambiare linguaggio?

«Ho sentito il bisogno di esplorare dimensioni nuove intorno ai trent’anni: in quel momento sono passato dal riprodurre al creare, chiudendomi nello studio a sperimentare per per molti mesi, circa due anni. Poi invitai Novello Bruscoli a vedere il mio nuovo lavoro. Lui mi conosceva come artista figurativo e quando vide quello che stavo iniziando a fare mi disse: ‘Ricorda che da qui non si torna indietro’. Nacque così la mia prima mostra astratta, Croma».

Cosa è rimasto di figurativo in ciò che fai?

«È sempre presente nella mia vita, lo uso tutte le volte che serve: in scenografia, nella grafica pubblicitaria, nella progettazione. Anche quando vado in vacanza, porto sempre con me un album e gli acquerelli, mi rilasso a dipingere vedute e soggetti interessanti en plein air. Poi da una pennellata nasce un’idea e io riparto nella mia ricerca astratta».

il laboratorio di pittura e Fabio Mariacci alla finestra

Pensi che le tue opere abbiano un fine ultimo?

«È una domanda difficile. La risposta definitiva la rimando alla fine della mia esperienza umana, per ora ho solo dei sospetti; forse dipingere è solo ricerca di conoscenza, esperienza di vita, forse è il mio contributo agli altri oppure è il modo d’esistere che mi sono scelto. Provo a trasferire sulla tela una immagine di equilibrio, armonia;  usando campiture di colore e spazi, cerco di creare vibrazioni cromatiche nuove».

Appartieni a una generazione di artisti legata alla galleria Il Pozzo di Novello Bruscoli. Cosa ha rappresentato?

«Il Pozzo era il luogo dove la città si incontrava con l’arte. Tutti passavano per quello spazio dove trovavi idee, stimoli, persone e dove tutti prima o poi ambivano a presentare il proprio lavoro. È da lì che sono partite iniziative e si sono conosciuti artisti che in seguito hanno dato origine alle varie associazioni artistiche della città; anche il gruppo Artefare è figlio di quella esperienza. Una personalità come quella di Novello Bruscoli non può che essere ricordata e ringraziata».

Hai lavorato anche con Nuvolo, come è nata questa importante collaborazione?

«Ho conosciuto il maestro Nuvolo nel 1999, in occasione della mostra legata al Bicentenario della Tipografia Grifani-Donati. Nuvolo era stato invitato per il suo lavoro in serigrafia e io ho avuto l’onore di allestirgli la mostra. Poi abbiamo avuto altre collaborazioni, sempre legate a mostre riguardanti la grafica. Ha visto i miei lavori e li ha apprezzati. La nostra reciproca stima è testimoniata dalle due serigrafie che mi ha donato».

Adesso cosa bolle in pentola?

«Finora sono stato concentrato su questa ultima mostra personale dal titolo Il sogno di un ‘assoluto astratto’ , allestita alla Galleria Immaginaria Arti Visive di Firenze e rimasta aperta fino all’8 ottobre. Ad introdurla c’era un bel testo critico di Ivan Teobaldelli. Poi certo, bolle sempre qualcosa in pentola, ma per ora preferisco non svelare i miei progetti; non per segretezza ma perché potrebbero cambiare o prendere strade non previste…».

Opera di Fabio Mariacci

Opera di Fabio Mariacci ambientata nello scaffale del laboratorio

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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