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FAST ANIMALS AND SLOW KIDS la rivoluzione è Essere Veri

Fast Animals and Slow Kids - concerto Urban a Perugia
4 Min. - tempo di lettura

La prima volta che ho visto i Fast Animals and Slow Kids era una sera d’estate molto calda e io avevo un vestito verde lunghissimo; in piazza  San Domenico ad Arezzo c’erano tante persone, bicchieri di birra, attesa, sorrisi. Io non sapevo cosa aspettarmi, pensavo che avrei ballato ma chissà con quel vestito così lungo se mi sarei potuta divertire e chissà se i ragazzi che stavano per salire sul palco mi sarebbero piaciuti davvero.

Poi, in quella sera appiccicosa di euforia e musica mi sono un po’ innamorata, perché i Fast Animals and Slow Kids sono arrivati e in un modo tutto loro cantano per te, parlano con te che sei li ad ascoltarli, ti trascinano nella loro musica, sono generosi, rumorosi e senza filtri, danno molto e ti chiedono altrettanto. In un attimo tutti hanno cominciato a muoversi intorno, a cantare, a ballare, a cercare il loro momento perfetto, a raccontare a chi stava sul palco un pezzo della propria storia. Incontro Aimone Romizi, il cantante della band, molti mesi dopo, il clima è diverso, Perugia è gelida e un po’ tetra, il loro tour è finito dopo una serie infinita di concerti e si può cominciare a pensare al prossimo album, alla prossima stagione di concerti e d’estate.

Fast Animals and Slow Kids - concerto Urban a Perugia

Fast Animals and Slow Kids – Urban Club Perugia – foto di Michele Fanucci

di Lorenza Mangioni

Cominciamo subito: se dovessi dire chi sono i Fast Animals and Slow Kids adesso, dopo un tour lunghissimo, qual è la definizione che daresti?

«Attualmente ho la fortuna di  poter dire che i Fast Animals and Slow Kids sono un gruppo di amici che suona insieme, ancora, dopo sette anni. Ci conosciamo da prima: scuole insieme, medie, liceo, un percorso bello. Con le stesse passioni, la stessa idea.  La musica crescendo è diventata la cosa più importante e per fare bella musica ci vuole pazienza, riflessione, anche in questo siamo perfettamente allineati».

In Alaska (il loro ultimo album, ndr) si parla molto di legami, amore e ovviamente amicizia, in questo senso è un disco molto omogeneo; non so se in questo momento state già registrando qualcosa, ma avete un’idea di partenza?

«In realtà, no. Siamo una band umorale.  Siamo bravi a descrivere cose molto nostre, che sono nelle nostre corde, partiamo sempre da una visione molto personale. Alaska è omogeneo perché è stato registrato in un periodo molto breve, connotato da circostanze cupe che però hanno toccato tutti e su cui siamo sempre stati in sintonia.  L’obiettivo è mantenere questa uniformità e migliorare musicalmente. Abbiamo fermato delle sonorità all’inizio del tour, ora le riprenderemo e vedremo che farne. Noi scriviamo e componiamo sempre, altrimenti ci sentiremmo morti».

Fast Animals and Slow Kids

Fast Animals and Slow Kids – Urban Club Perugia – foto di Michele Fanucci

Hai sempre scritto musica?

«No, ho cominciato con i Fast Animals and Slow Kids. I testi che scrivo però devono piacere a tutti gli altri componenti, altrimenti non vado avanti; sto molto attento perché presentare un testo ai miei amici, alle persone con cui suono, per me è molto importante, il loro giudizio è fondamentale e non voglio mai deluderli.  Oltretutto non riusciremmo mai a suonare una canzone su cui non siamo d’accordo».

Riuscite a creare molta empatia durante i concerti: come fate, avete un “segreto”?

«Il patto di fiducia c’è e deve esserci sempre in un concerto come lo intendiamo noi. Dato che non possiamo fare tutto abbiamo bisogno che chi è lì partecipi e dia quel qualcosa in più che serve a creare un insieme speciale. Chi ascolta ha la stesse responsabilità di chi suona, deve essere un rapporto alla pari».

Il tour di Alaska lo hai definito rivoluzionario, perché?

«Per me una band dovrebbe sempre credere in quello che fa, credere in ogni canzone, credere in se stessa. Se suoni convinto di quello hai scritto, se sei felice davvero nel farlo, questo arriverà alla gente; abbiamo cominciato a suonare davanti a cinque persone e nel tempo, suonando sempre, abbiamo costruito qualcosa di solido. Per questo è stato rivoluzionario, in modo inaspettato la partecipazione si è moltiplicata. Se sei orgoglioso di quello che fai le persone lo sentiranno e in qualche modo torneranno».

Adesso vi chiuderete in studio, avete dei tempi da rispettare?

«No, il bello di essere liberi nella musica è questo, non abbiamo contratti di sorta. La nostra idea è di trovare qualche canzone prima o poi, da qui nel futuro, potrebbero essere anche 18 anni, ma non fare musica di getto, senza ragionarla, non è il nostro modo. Siamo molto cervellotici, proviamo tantissimo. Siamo pazzi perfezionisti. E soprattutto non vogliamo sentirci stupidi fra di noi».

Sei stato in viaggio in Alaska, hai ritrovato qualche atmosfera, qualcosa di casa, di Perugia, che avete descritto nel disco?

«Qualcosa si, solo che l’Alaska è più fredda!».

L’UMBRIA CHE SPACCA è un tuo progetto, so che ci tieni molto.

«È una delle cose cui tengo di più. Organizzo questo evento per sole band umbre; il mio background è tutto qui! I primi gruppi che ho amato sono umbri, di Perugia, di Umbertide; siamo un po’ isolati, è un ambiente un forse un po’ chiuso,  ma a me piace essere così lontano da fenomeni di costume che vanno da altre parti. È un valore in più. Perugia, le sue contraddizioni, le sue mancanze,  è tutto presente nella nostra musica, perché è qui che siamo cresciuti».

Prima di lasciarti mi piacerebbe sapere cosa vorresti si dicesse di voi, della vostra musica. Cosa davvero è importante.

Mh, questo è fighissimo… credo non sia tanto un giudizio qualitativo – musicalmente parlando -, quanto più un qualcuno che possa dir: “la vostra musica è sincera, vera, e non siete una band di paraculi”».

Finita l’intervista scopro che in realtà qualcosa è già stato registrato, chissà dove ci porteranno stavolta i Fast Animals and Slow Kids, e se sarà di nuovo così freddo, come stasera.

per seguire i Fast Animals and Slow Kids:
https://www.facebook.com/fastanimalsandslowkids/
http://www.woodworm-music.com/2015/11/30/fask-ecco-il-grand-final-tour/

Foto di Michele Fanucci

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