Federico Buffa: “Vi svelo il rigore che mi ha cambiato la vita”

Federico Buffa, grande storyteller sportivo, si racconta: “Lo sport riesce a portare speranza là dove niente altro riesce ad arrivare”

Testo e foto di Andrea Luccioli

Partiamo dalla fine.

Dalla confessione che gli abbiamo strappato alla fine dello spettacolo “Il rigore che non c’era” di cui è protagonista e mattatore.

“Mi piace di più stare sul palco rispetto a quello che faccio normalmente. Sì, preferisco raccontare recitando in teatro”, ammette.

Lui è Federico Buffa, giornalista sportivo (e molto altro) che in questi ultimi anni è diventato un vero e proprio personaggio cult nell’immaginario nazionale per la sua capacità di raccontare storie di sport e di vita.

Uno storyteller dell’aneddottica sportiva capace di affrescare gesta grandiose e tremende sconfitte con la stessa poetica romantica che solo un grande narratore sa avere.

Buffa è un bardo 2.0, ha creato la letteratura in HD della vera mitologia del nostro tempo: quella dello sport e degli sportivi.

A Foligno, all’Auditorium San Domenico, è arrivato insieme a Jvonne Giò, Marco Caronna (che è anche regista dello spettacolo) e Alessandro Nidi che col suo pianoforte ha impreziosito uno spettacolo durato un’ora e trequarti.

Un lungo racconto fatto di eventi improvvisi che cambiano tutto, una partita di pallone, una vita, la storia.

A cominciare da Pelè, dalla storia del suo millesimo gol segnato grazie a un calcio di rigore “inesistente” che, peraltro, calciò male.

Tiro facile, portiere che decide di farsi da parte per lasciare entrare in porta molto più che un pallone, bensì la leggenda.

E poi arrivano gli autogol di Comunardo Nicolai, la leggenda brasiliana di Garrincha, artista della fascia e del dribbling.

E ancora. Il gol del Loco Houseman ubriaco al River Plate che fece vincere lo scudetto ai suoi e la sua parabola culminata con un Mondiale vinto e una fine in povertà e alcolismo.

Nello spazio immaginario del palco folignate Buffa, insieme ai suoi compagni di viaggio, narra anche di LeBron James, di Billie Holiday che canta i suoi “Strange fruits” dolorisissimi, passa da Nelson Mandela a Martin Luther King, da Malcom X a Mohammed Alì.

Ci sono gli assoli di Jimi Hendrix, la musica di Ringo Starr che Joe Cocker porta a Woodstock, Kendrick Lamar e Elis Regina costretta a cantare per il Brasile militarizzato pur di rivedere il figlio e via fino a Cristiano Ronaldo, il fenomeno che rischiava di non venire alla luce.

“Lo sport riesce a portare speranza là dove niente altro riesce ad arrivare”, ci spiega al termine dello spettacolo che “nasce da un’idea di Marco Caronna per raccontare storie, quelle storie di realtà controfattuale: cosa sarebbe successo se.

Uno spettacolo modulare, lo cambiamo tutte le sere ed è molto divertente”.

Abbiamo così chiesto a Buffa quali sono stati i “suoi” rigori che hanno rappresentato dei momenti che hanno cambiato tutto, sia a livello sportivo che umano.

«Ho sofferto tantissimo quando siamo usciti ai rigori nei Mondiali del 1990 così come quando abbiamo perso i Mondiali del 1994 sempre ai rigori. Entrambi in un modo piuttosto barbaro – spiega -.

Invece a livello personale credo che il ‘rigore’ che ha cambiato tutto è stato quando sarei dovuto andare in Oriente e non sono andato.

Restai qui, ma mi chiesero di restare qui per restare a fare a fare storie di calcio e sport.

Qualcuno ci aveva visto lungo e sono rimasto qui».

Il resto della storia lo conosciamo.


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