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Federico Zampaglione – Un piccolo miracolo

Federico Zampaglioni - ritratto
3 min.

Nell’ambito di Kilowatt Festival, in Piazza Torre di Berta a Sansepolcro, si è esibito Federico Zampaglione con i suoi Tiromancino, in un concerto acustico, sicuramente più intimo, dove si è raccontato attraverso brani dell’ultimo album e vecchi successi, costruendo un percorso nel suo universo personale.

di Lorenza Mangioni

Un ottimo motivo per raggiungerlo in precedenza telefonicamente e per chiedergli di viaggi, di donne, del mare e di qualche cambiamento: scopro un uomo affabile, molto generoso nel parlare di se stesso e delle molteplici strade intraprese nella sua vita.

Cambiamenti 1: reinventarsi.

Il primo riguarda il nuovo produttore Luca Chiaravalli: «Ho trovato con lui una sensibilità comune, come me mette il cuore in quello che fa, non si tratta solo di un’operazione commerciale, c’è la voglia di sperimentare anche sfruttando sonorità per me inusuali». È un disco della maturità dove Federico Zampaglione ritrova forse un ottimismo perduto: «Per me si è trattato di fare il punto della situazione nella mia vita, con Chiaravalli abbiamo trovato un’onda comune e l’abbiamo seguita. Ci sono suoni, strumenti e percussioni mai usati è stato bello e importante poter provare in piena libertà».

Mare: un luogo che possa raccogliere un’idea.

Un tema dominante dell’ultimo disco dei Tiromancino è il mare. Un elemento evocativo e insieme suggestivo. Mi racconta di aver scritto questo album in una casa sulla spiaggia di Sabaudia: «Avevo bisogno di concentrarmi e di staccarmi da tutto; il  mare può essere molte cose, ti può accogliere e respingere, può essere pericoloso e affascinante, nel mare accadono cose straordinarie, è una metafora della vita». Si sente che è stata un’esperienza molto forte e particolare tanto che  «Non escludo che farò una nuova versione dell’album con pezzi che sto scrivendo proprio in questi giorni. L’ispirazione è come una porta, quando la apri non sai mai cosa entrerà e per quanto durerà».

Cambiamenti 2: lasciare alle cose la possibilità di accadere.

È un concetto molto importante per il leader dei Tiromancino: «Sono cambiato, dopo anni frenetici in cui inseguivo tante cose, sperimentavo tante cose, e spesso perdevo molte cose; oggi ho imparato a dare spazio al momento che si vive cogliendone tutte le sfumature». C’è la consapevolezza di chi ha capito, forse, cosa ha perduto quando dice che «ci sono stati momenti vissuti in maniera frettolosa che avrebbero meritato più attenzione». La cura delle cose non ha nulla a che fare con il rimpianto.

Treni: la curiosità di vedere cosa può succedere.

Nel nuovo disco si parla di treni, come il mare tema che rimanda a viaggi, traversate, scelte. Gli domando se quello migliore della sua vita è già passato o lo sta ancora aspettando: «In modo romantico posso dire che quelli giusti li stia ancora aspettando, ma in realtà ce ne sono stati tanti, alcuni fortunati, alcuni da cui sono sceso subito, alcuni da cui sono saltato in corsa. Lo spirito avventuroso di andare sempre a vedere cosa c’è nella vita non mi è mai mancato». In effetti non manca il coraggio a Zampaglione, uno che ha lasciato la musica all’apice del successo per dedicarsi al cinema horror.

Musica contro Cinema: gli amori non sono tutti uguali.

Dedicarsi al cinema horror è stata una scelta forte, per così dire; quindi musica e cinema si equivalgono? «A un certo punto della musica non volevo più saperne – dice Federico Zampaglione -, pensavo solo al cinema. Poi come gli amori più forti, la musica è venuta a riacchiapparmi, senza preavviso né motivo, proprio come una donna che viene a prenderti dall’altro capo del mondo e tu capisci che vuoi solo lei».

Una questione personale: qualcosa che parla di te.

Un brano che passa molto in radio è Piccoli miracoli; la prima volta che l’ho ascoltato con attenzione ho pensato parlasse di me, glielo dico e lui si mette a ridere. «Ho molte più amiche donne che uomini e con me parlano, si sfogano, a volte mi sono sentito come uno psicologo che non avesse gli strumenti per aiutarle. In tutte però c’era un elemento comune, rispetto ai problemi della vita si mettevano in una posizione psicologica sbagliata e inspiegabilmente di inferiorità. Un’ansia di fondo come se tutto gli sfuggisse dalle mani». Penso che effettivamente deve essere molto bravo come psicologo. «Un giorno ero in Thailandia, in una bellissima spiaggia all’ora del tramonto, ho sentito che stava per succedere qualcosa così sono corso in camera, ho preso la chitarra e in cinque minuti ho scritto “Piccoli miracoli”. È il mio omaggio all’universo femminile». Mi racconta di averla fatta sentire a sua moglie, l’attrice Claudia Gerini, e che lei abbia confermato: «Sei riuscito a fare un’istantanea di quello che spesso noi donne sentiamo e pensiamo».

E questo sì che è un piccolo miracolo.

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