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Field Hospital X

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Per chi di voi vorrà avventurarsi alla Biennale di Venezia 2019, che chiuderà i battenti il 24 novembre, dopo aver visitato la mostra “BURRI la pittura, irriducibile presenza” (giorno di chiusura programmato: 28 luglio) immancabile appuntamento per ogni tifernate, voglio consigliare di prestare particolare attenzione al Padiglione Israele che si trova all’interno dei Giardini dell’Arsenale.

di Lorenzo Martinelli

Il Padiglione Israele infatti da qualche anno si dimostra fra i più all’avanguardia e anche quest’anno non ha voluto tradire le aspettative.

Voi ormai conoscete la mia propensione per l’arte relazione, e quanto creda che questo filone rappresenti una delle nuove frontiere estetiche da tenere sott’occhio.

Aya Ben Ron (Haifa – 1967), è un artista multidisciplinare, nota per progetti site-specific, installazioni e video che esaminano le prospettive di cura ed etica medica.

Ben Ron vive e lavora a Tel-Aviv, in Israele, ed è un professoressa alla School of the Arts dell’Università di Haifa.

Nel Padiglione nazionale presenta Field Hospital X (FHX) un’istituzione internazionale e itinerante il cui scopo è indagare il modo in cui l’arte può agire e reagire di fronte a problemi sociali e valori corrotti.

FHX nasce con l’intento di creare un ambiente sicuro in cui proiettare No Body, un video dell’artista stessa che parla di abusi famigliari e racconta altre storie che meritano di essere ascoltate.

Ispirandosi alla struttura e alla pratica degli ospedali, delle assicurazioni sanitarie e dei centri di cura, offre uno spazio in cui le voci messe a tacere possono essere ascoltate e le ingiustizie sociali possono essere viste.

FHX inaugura il suo percorso qui, per poi spostarsi in diversi luoghi di tutto il mondo, con l’obiettivo di svilupparsi ed espandersi.

Basta presentarsi all’ingresso, cliccare sul display, prendere il numero e sedersi mentre si aspetta il proprio turno guardando video esplicativi.

Quando viene chiamato il nostro numero, si va verso il banco informazioni, lì ci viene chiesto di scegliere fra quattro bracciali con frasi diverse (io ho scelto “i don’t want to think about it”, i miei amici hanno scelto “i am ready – are you ready?”), a quel punto si sale nel mezzanino e si aspetta di entrare in una delle tre cabine insonorizzate dove ci viene chiesto di emettere un urlo controllato.

Finita questa procedura si sale al piano superiore dove, stesi su poltrone reclinate, ci viene mostrato il video corrispondente al nostro braccialetto.

Alla fine del trattamento, prima di uscire, ci viene consegnato un altro bracciale di gomma che da loro viene definito di “supporto” con la scritta “here anyone can live free”.

www.labiennale.org
www.trehyus.com/biennale-arte-2019-padiglione-israele-aya-ben-ron-field-hospital-fhx

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