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FILIPPO CRISTINI, QUI BRUXELLES HO REALIZZATO IL MIO SOGNO EUROPEO

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Il diploma al Liceo Classico Plinio Il Giovane, l’università a Forlì, la laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche nel 2012. «La chiamata all’estero è arrivata precocemente, facendo parte dei miei studi prima in Francia e Canada. Sono state esperienze molto formative sotto molteplici punti di vista e hanno contribuito a proiettarmi fuori dai confini nazionali». Filippo Cristini – nato a Città di Castello nell’aprile del 1988 – non ha nemmeno trent’anni ma di strada ne ha già fatta veramente tanta.

«Quando è stato il momento di entrare nel mercato del lavoro, armato di sana ambizione, voglia di mettermi in gioco e dell’incondizionato supporto della mia famiglia, mi sono rivolto all’estero come un orizzonte naturale». E infatti Filippo nel 2013 è già in Belgio, a Bruxelles, dove arriva come consulente in gestione di progetti europei con i paesi del Maghreb e poi come tirocinante nel Servizio europeo di Azione Esterna, il “corpo diplomatico” dell’Unione Europea. Per ora il suo orizzonte non è mutato. Dal 2015 lavora in Commissione Europea, alla Direzione Generale “Cooperazione Internazionale e Sviluppo”. «Qui mi occupo delle politiche e delle relazioni dell’Unione con i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico – chiarisce – e faccio parte dell’unità responsabile che prepara, avvia e conduce i negoziati politici con questo insieme di paesi».

Sembra un bellissimo lavoro.
«Esatto… Oltre a essere entusiasmante e professionalmente stimolante, è per me – ragazzo della cosiddetta generazione Erasmus – la realizzazione del mio sogno europeo. Bersaglio di facili critiche, l’Unione Europea seppur perfettibile rimane a mio parere una realtà positiva e di successo; godiamo ogni giorno degli innumerevoli benefici e delle conquiste raggiunte negli ultimi 60 anni».

Cosa apprezzi di Bruxelles?
«Sicuramente la diversità del tessuto sociale. Capitale politica e amministrativa dell’Europa, Bruxelles è diventata la casa di una delle più grandi comunità di “expats”, termine vezzeggiativo del meno accattivante “espatriati”. Il risultato è una città poliedrica, ricca di cultura e culture, sintesi del loro continuo incontrarsi. Però lasciamo stare il meteo: qui abbiamo le vere cinquanta sfumature di grigio!».

Detto di Mr. Grey, hai però trovato la tua dimensione in Belgio…
«Direi di sì. Per questo non saprei se tornare in Italia, anche potessi. Certo dovrei riabituarmi a viverci. Forse perché è sempre per periodi brevi e in coincidenza di vacanze, ma ogni volta che torno ho la sensazione di essere un turista e come tale mi comporto. Per ora sono felice di essere a Bruxelles: vivere qui è l’espressione più bella della mia realizzazione e della mia affermazione, sia professionale che personale».

Grande. Ma c’è qualcosa in particolare che ti manca dell’Italia?
«La bellezza dei nostri paesaggi, sia urbani che naturali. Poi mi manca tutta una serie di gesti e riti che quando vivevo in Italia davo per scontati ma che sono invece l’espressione di una genuinità, di un senso di ospitalità e dello stare assieme che difficilmente si trovano ad altre latitudini. Inoltre, grazie ai “pacchi sopravvivenza” di mia mamma, riusciamo a colmare pure la distanza gastronomica».

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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