Floema, relazioni in coltura: la botanica che rigenera le comunità

Il progetto Floema tra sostenibilità e inclusione sociale attraverso gli orti urbani di Sansepolcro: la cura delle piante come momento per ripristinare il rapporto tra uomo e natura

TESTO: Maria Vittoria Malatesta Pierleoni

Può un orto urbano essere l’innesto per una comunità più coesa e connessa con la natura? È l’obiettivo che si sono dati i 15 componenti di Floema, un’associazione di promozione sociale nata dall’intreccio di vite e volti di cittadini residenti in Valtiberina.

Aggiudicatisi nel 2021 il bando indetto dalla Regione Toscana Centomila orti in Toscana con cui Sansepolcro ha potuto ottenere dei contributi finalizzati a realizzare nuovi “complessi di orti urbani”, si occuperanno della cura, della tutela e della gestione degli Orti Sociali, ubicati presso Villa Serena e al Bastione di S. Lucia in Sansepolcro.

Ed è proprio lì che siamo andati per farci spiegare meglio chi sono e cosa fanno.

La scelta del nome dell’associazione non è casuale e racchiude un prezioso indizio sulla mission. Il termine è preso in prestito dalla botanica e indica il tessuto permanente e comunicante caratteristico delle piante con cui i ragazzi di Floema si identificano.

«Pensiamo che ci sia molto da imparare dalla vita delle piante, sogniamo che natura e uomo possano convivere in profondo equilibrio. Le piante hanno grande capacità di adattamento, si appoggiamo mutualmente ad altri esseri viventi e si scambiano informazioni vitali.

Sono una rete che si muove senza spostarsi, ottimizzando le risorse disponibili nel luogo. Il nostro gruppo è nato perché ciascun partecipante si sente così: come singolo pensa tante cose e possiede specifiche competenze ma è solo insieme che può avere grandi risultati.

Con la comunità di ortisti che coltiva i luoghi rigenerati di Sansepolcro speriamo di poter creare una connessione ancora più ampia tanto con la natura che col resto della comunità della Valtiberina» spiega Daniela Olivieri del cerchio* Arte e cultura.

È proprio dalla comune visione di mettere in piedi un progetto di agricoltura rigenerativa fondato sull’utilizzo di tecniche e pratiche biointensive e progettazione in permacultura, già implementato con successo da alcuni anni da Adelaide Valentini founder del Resilient Bee Project e presidentessa dell’associazione e dall’agronomo Leonardo Piervitali, che è partito l’input per quella che poi è diventata Floema.

«Al di là dell’interesse agronomico, abbiamo visto negli orti le potenzialità di coltivare la terra e le relazioni, incrementare l’interesse dei cittadini verso gli spazi verdi dove è possibile condurre una vita sociale volta al confronto intergenerazionale nonché una preziosa occasione di crescita e divulgazione tramite eventi culturali, didattici, worskshop, seminari, laboratori sulla promozione e salvaguardia della biodiversità.

Ecco perché ci siamo circondati di persone che condividono gli stessi valori anche nella vita, uniti per creare un progetto di sostenibilità e inclusione sociale» riassume Adelaide sul come sia nato il gruppo. «Per le persone è importante vedere qualcosa di diverso che può dare una spinta al cambiamento col dovuto tempo.

Ci siamo messi in gioco per questo» precisa Daniela Olivieri con quella punta di ottimismo che contraddistingue chi crede che cambiamento passi anche attraverso queste vie. Floema è insieme di relazioni e competenze che ha fatto della sociocrazia la propria governance.

In quanto composta da persone di diversa provenienza geografica e professionale, fa tesoro di questa “biodiversità” e interagisce suddivisa in cerchi, gruppi semiautonomi collegati che si occupano delle diverse aree d’interesse su cui Floema pone la sua attenzione: Agricoltura, Arte e Cultura, Sociale, Comunicazione, Amministrazione. «La situazione attuale non aiuta, sarebbe più facile se potessimo farci conoscere facendo.

Al momento siamo limitati alla pagina Facebook e abbiamo aperto il profilo Instagram per approcciarci anche ad un pubblico diverso. Vorremmo però che diventasse presto social e più proiettato al contatto umano» ammette Irene Da Mario del cerchio Comunicazione.

«Il benessere della persona passa da quello della comunità. Negli anni il contatto con la natura si è perso e uno dei nostri scopi è proprio ripristinarlo» continua Eleonora del cerchio Sociale.

I progetti del futuro prossimo vedono Floema all’ interno dell’Officina sperimentale Giovani Aree Interne a supporto del Comitato Tecnico Aree Interne (CTAI) dove, insieme ad altre realtà giovanili italiane, costruirà ed elaborerà proposte di policy per la valorizzazione di risorse legate a territori per tanto tempo inopportunamente considerati marginali e per lo sviluppo di programmi per i giovani che qui abitano, ritornano, restano.

info: agricolafloema.it

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Maria Vittoria Malatesta Pierleoni

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