Fotografare la paura. Gli scatti di Nick Út

In questo numero ho deciso di parlare di Nick Út pseudonimo di Hunh Công Út (Long An, 1951),  un fotografo vietnamita, famoso per aver vinto il Pulitzer con la fotografia scattata nel 1972 a Kim Phúc, una bambina di nove anni nuda e gravemente ustionata, in fuga dal suo villaggio che era stato attaccato con il napalm, durante la guerra del Vietnam.

di Lorenzo Martinelli
Nick Út

Il 30 aprile scorso infatti è passata totalmente inosservata la ricorrenza dei sessantacinque anni dall’inizio del conflitto armato e il 29 marzo prossimo quest’uomo straordinario compirà settant’anni.

La guerra nel sue paese è iniziata quando lui aveva quattro anni ed è finita quando ne ha compiuti ventiquattro, ciò ha inevitabilmente segnato molto la sua visione del mondo.

La fotografia di cui stiamo parlando ha una composizione degna della drammaticità di una pala d’altare controriformista, partendo dal basso ¾ della composizione è occupata dalle figure dei bambini che corrono verso di noi, non ci sono adulti, sostituiti da militari  nella parte in alto che con passo apparentemente rilassato seguono i bambini.

La foto stessa è uno scontro fra il mondo dell’infanzia e quello adulto, totalizzante e distruttivo.

L’immagine è leggermente fuori fuoco e decentrata, ricorda molto le fotografie dello Sbarco in Normandia di Robert Capa.

Nick Út ha iniziato la propria carriera prestissimo per l’ Associated Press all’età di sedici anni, dopo la tragica morte dell’amato fratello maggiore anch’egli fotografo dipendente dalla stessa agenzia, ucciso mentre svolgeva il suo lavoro, fotografando gli scontri armati.

Dopo la vittoria a 21 anni del prestigioso premio si è trasferito negli Stati uniti, ricevendone la cittadinanza.

Attualmente Út vive a Los Angeles, e continua a lavorare come fotografo per la stessa società.

Non sto parlando di un fotografo abitualmente accostato al mondo dell’arte e presente nelle principale fiere ed esposizioni di settore, ma di un vero e proprio personaggio storico.

Molti conflitti infatti passano totalmente inosservati o tendono a essere gradualmente dimenticati una volta terminati.

Il compito di un artista come quello di cui vi sto parlando è tramandare non solo l’esistenza di quella guerra, ma le immagini delle atrocità commesse.

Senza di esse perderemmo nel giro di una generazione la memoria, e perdendola diventa più facile ricadere negli stessi errori.

L’artista di conseguenza è garante del ricordo e del futuro.

INFO

www.artbigbang.it

FB/Lorenzo Benedetto Martinelli

IG/ mdimartinelli

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