Franco Arminio “La poesia è un germoglio che combatte gli spaventi quotidiani”, parliamo di futuro con il poeta paesologo

Franco Arminio

Intervista al poeta-paesologo Franco Arminio che ha portato ad Assisi il suo spettacolo “La cura dello sguardo. Nuova farmacia poetica”: “Questo nostro paese negli ultimi anni si è unito sotto la bandiera dell’odio, ma io vedo segnali di speranza”

di Andrea Luccioli
ritratto di Andrea Luccioli direttore di The Mag
Andrea Luccioli

La poesia è un germoglio

Un germoglio significa futuro.

Franco Arminio è l’uomo della poesia e dei germogli, anche se il libro con cui si è fatto conoscere si intitola “Cartoline dai morti”.

Ad Assisi, il “paesologo” Arminio ha chiuso la prima edizione di “Assisi OnLive”, rassegna corale (tante le associazioni culturali coinvolte) che ha portato nella città serafica musica, cultura e bellezza.

E corale è stato anche l’incontro con Arminio che, tutto vestito di nero, ha letto diverse poesie dai suoi lavori (e anche dall’ultimo “La cura dello sguardo. Nuova farmacia poetica | BOMPIANI”) e ha chiesto al pubblico di rileggere i suoi versi nel proprio dialetto e cantare insieme pezzi d’amore di Battisti, De André e Mina.

Franco Arminio | La cura dello Sguardo

Questo perché il suo spettacolo, ha spiegato, ogni sera diventa un’occasione di fare comunità.

Sul suo profilo Facebook, il giorno dopo la data di Assisi, Arminio ha salutato l’Umbria a modo suo:

“Ieri sera ad Assisi l’incontro coi generosi è stato davvero speciale.

170 persone venute da tanti posti, anche assai lontani.

170 persone che hanno pagato un biglietto costoso, considerando che ero io da solo coi miei versi e i miei spaventi.

Forse non è stato un reading ma una storia d’amore di tanti verso uno solo.

Miracoli piccoli e provvisori di questo tempo”.

Come al solito il poeta-paesologo, di ritorno da una serie di polemiche social per una sua intervista sul Corsera, ha scelto le parole migliori per descrivere due ore abbondanti di spettacolo.

Noi l’abbiamo intervistato qualche giorno prima al telefono e poi siamo andati a conoscerlo di persona proprio ad Assisi.

L’Intervista con Franco Arminio

Iniziamo dalla fine. Quali germogli di primavera vede in questo autunno che sta per arrivare?
“Prima di tutto la poesia.

Sì, la poesia sta avendo un’attenzione maggiore in questi ultimi tempi e questo è un piccolo, grande, segnale buono.

Ci sono molti giovani di valore che si sono avvicinati alla poesia, lo trovo davvero importante.

Detto questo, non posso nascondere qualche difficoltà a indicare le cose buone che accadono in questo Paese, ma qualcosa si sta muovendo.

Penso al ritorno alla terra di tanti giovani, alla rinnovata attenzione per la qualità del cibo.

Il fatto che stiamo andando in quella direzione e verso una maggiore consapevolezza in ciò che mangiamo, è davvero un buon segnale”.

Dalle sue “Cartoline dai morti” a oggi, come è cambiata l’Italia?
“In questi ultimi tempi ho trovato sempre più spesso un paese dove è cresciuta la disgregazione sociale, c’è tanta cattiveria in più.

Siamo veramente peggiorati.

Oramai in Italia vige l’ingiuria reciproca.

C’è poco da fare, là dove non è riuscita la politica, è riuscito l’odio.

Questo Paese è stato unito dalla cattiveria e si è unito con la cattiveria, soprattutto negli ultimi anni.

Ma ci sono anche delle cose belle e buone, dei germogli.

Dei bruchi che possono diventare farfalle grazie alle loro cellule immaginative”.

Franco Arminio, diamo uno sguardo al futuro dei nostri paesi e del nostro Paese.
“Sono ottimista per il medio-lungo periodo, ma non ci sono ancora politiche decise e convinte per la rinascita dei nostri paesi.

Trovo qua e là frammenti di rinascita.

Paesi che grazie ai loro sindaci sono tornati a vivere, ma non riesco ancora a trovare un modello unico e replicabile.

È necessario cominciare a ragionare anche su una redistribuzione della popolazione, siamo in troppi nelle grandi città e lungo le coste”.

L’Umbria colpita dal terremoto del 2016 è una terra ancora ferita e sanguinante. Da quanto non viene da queste parti?
“Sono venuto un anno fa e ho trovato una situazione difficile.

Servono incentivi per i ragazzi, per farli restare o tornare.

Occorrono strumenti per inventarsi un lavoro, aiuti e sostegni pubblici.

Senza un aiuto pubblico non si fa nulla.

Sono stato a Sant’Anatolia di Narco (in Valenerina, ndr) e ho trovato una popolazione ancora poco reattiva.

C’è uno stato di generale rassegnazione, poco dinamismo anche nella contestazione alle Istituzioni e questo mi rendo conto che dipenda soprattutto dall’età anagrafica dei residenti”.

Stiamo vivendo ancora nell’emergenza Covid-19. Quali sono le sue sensazioni?
“Che siamo legati alla paura.

Che abbiamo ancora dentro questo grande spavento collettivo che ci ha colpiti come comunità ma anche come singoli individui.

Mi pare che al momento il dibattito sul futuro dell’Italia sia stato travolto dalle questioni legate alla ripresa economica post Covid, ma io vedo una grande necessità di riprendere il dialogo sul futuro della nostra terra.

Prima dell’emergenza sanitaria si campava un poco meglio, c’era più aggregazione, poi la gravità della situazione ha creato delle situazioni inimmaginabili: c’è un fondo di spavento ovunque, sia per chi lo manifesta con eccessiva attenzione, sia per chi ha l’atteggiamento opposto”.

Veniamo allo spettacolo che sta portando in scena da qualche tempo e che è arrivato ad Assisi.
“Si tratta di un momento di comunità.

Uno spettacolo che è sia teatro, poesia e letteratura.

Un modo di fare comunità attraverso le parole.

Questa formula la porto avanti dal 2017 e nel tempo l’ho arricchita.

Ma c’è un elemento che la contraddistingue: è uno spettacolo che cresce e che diventa infine corale”.

INFO

facebook.com/francoarminio/
instagram.com/francoarminio/

Published by

Rispondi