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FRANCO BARRESE – UN UOMO FORTUNATO

Franco Barrese opera
3 min.

di Lorenza Mangioni 

Incontrare Franco Barrese, pittore autodidatta nato a Città di Castello, significa fare un viaggio attraverso colori e suoni, ma soprattutto significa scoprire un percorso dell’anima ispirato e mosso da tanti interessi; in un’ora e poco più di incontro riuscirà a svelare un po’ del suo mondo fatto di poesia, di magia e di viaggi.

L’appuntamento è nella sua bella casa dove, si nota subito, l’arte e i richiami alle grandi passioni della sua vita, musica e fumetti, sono un po’ ovunque. C’è un forte legame, dunque, fra le esperienze della sua vita e i suoi quadri, che dice “non sono mai singoli, ma elementi di cicli” come se un unico punto di vista non fosse sufficiente a descrivere le sfumature di quello che Barrese vuole raccontare.

Un’idea, un luogo, ma anche un suono, tutto si fonde nelle sue tele dove c’è densità, c’è materia, c’è il colore, forte, istintivo anche se “nell’ultimo periodo di fatto sto andando verso l’utilizzo di due colori, il bianco e il nero, verso un minimalismo nuovo, più in sincronia con i tempi”; ed è forse questa la chiave per capire la sua poetica.

La volontà persistente di superarsi, di migliorarsi e di restare aperto al confronto con gli altri e con i cambiamenti della società. Questo continuo lavoro prende vita nel suo laboratorio, dove fra tele imballate perché “mai più verranno esposte” ci sono quelle appartenenti al ciclo per la mostra JAZZ, THE SOUL OF THE CITY che si terrà a Citerna dal 17 Luglio fino a fine Agosto; grandi quadri dove le città, anime vibranti, sono lo sfondo per raccontare questo genere musicale così immediato e capace di “far pensare alla magia”.

Gli chiedo se la musica lo accompagna costantemente, dalle esperienze nelle radio degli anni ’70 dove ha potuto conoscere Dalla, Venditti, Bennato e con candore risponde “non è che ascolto musica quando dipingo, ma quando sono in macchina e la sto ascoltando mi vengono buone idee” e con altrettanto candore mi dice che “la pittura è qualcosa che c’è costantemente, aldilà di quello che faccio nella vita quotidiana”.

È questa forse la forza della sua pittura, la totale dedizione e la sincerità con cui si mette a confronto con il pubblico, perché dice “senza confronto non si può crescere” e quando Vincenzo Mollica per la prima volta gli telefonò mostrando entusiasmo per i suoi dipinti, capì che “oltre la passione ci vuole coraggio per affrontare gli altri e mettersi in discussione”. Questo accadeva nel 2007 con una mostra dal titolo HO INCONTRATO DYLAN DOG, dove c’erano riferimenti ad artisti come Warhol o come Schifano, che considera un genio e in cui si riconosce per “l’immediatezza di certi tratti”; da allora Barrese ha esposto in diverse città europee, in Qatar, a New York, città che “amo, perché per chi come me è attento all’immagine, riesce a dare stimoli come nessun altro luogo sa fare e ti eleva in una diversa prospettiva”, ha ricevuto vari riconoscimenti, è stato finalista alla Biennale di Asolo e tuttora fa parte del catalogo di Arte Moderna della Mondadori.

Viaggi, premi, passioni ma non solo, Barrese coltiva un altro grande amore, quello per i fumetti, per quella che definisce “letteratura disegnata” tanto da partecipare in maniera attiva, con i soci dell’associazione Amici del Fumetto, all’organizzazione di Tiferno Comics, esperienza che negli anni ha portato tanto alla città e che ora è a un punto di svolta; di nuovo, anche qui, troviamo il suo slancio al miglioramento, un atto di generosità per Città di Castello, una mostra, dedicata a un’icona come Marilyn Monroe, che ha lo scopo “di portare il fumetto fuori da una gabbia in cui può essere considerato arte di serie b”.

Si intuisce l’amore per la propria città e “la speranza di una maggiore valorizzazione dell’esperienza di Burri, in grado di creare sinergie fra i grandi poli dell’arte contemporanea e la nostra terra”, ma soprattutto si percepisce il trasporto per tutto quello che riguarda l’arte e un certo tipo di sensibilità che aspira al miglioramento della qualità della vita di tutti. Non c’è quadro in cui non si colga il suo impegno e l’entusiasmo poiché “gestualità e pennellata del momento danno il senso dell’opera. Sono momenti irripetibili, è come un fuoco che va alimentato”.

Alla fine di questo bel confronto gli chiedo come si definirebbe e con estrema semplicità, la stessa con cui parla della propria opera, risponde “mi definisco un uomo fortunato, che ha potuto confrontarsi con la pittura”. Ci salutiamo con un bel sorriso e, sì, il suo mi sembra lo sguardo di un uomo che si sente fortunato.

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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