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GABRIELLA ZANCHI, QUI PARIGI il mio canto libero

1 min.

È partita nel 2013, non sapeva una parola di francese, ma confidava nella sua voce e nella voglia di cambiare. Sono passati 4 anni, ora Gabriella parla francese benissimo e vive stabilmente a Parigi. «Canto come soprano nel coro dell’Opera di Parigi, prestigiosa posizione che mi sono guadagnata con un’audizione e con un po’ di tenacia». Gabriella Zanchi, nata a Città di Castello, adesso è diventata parigina d’adozione e nel bel canto è un’istituzione acclamata anche dal pubblico della tv dopo la sua partecipazione (è arrivata in semifinale) a «La France à un Incroyable Talent», format francese di Italia’s got talent. Ma appena arrivata non è stato tutto facile.

«Era il 2013 quando pensai di cercare lavoro all’estero in un periodo un po’ particolare della mia vita, ero delusa da alcune situazioni sia private che lavorative, così’ speravo che il fatto di cambiare aria potesse risollevarmi il morale – prosegue – Ho inviato la mia candidatura per la produzione del Fantasma dell’Opera di Stage Entertainment ad Amburgo, poi per La Bella e la Bestia a Parigi. Non parlavo né il tedesco né il francese, l’audizione per il ruolo di Carlotta nel Fantasma andò bene, ma ricevetti prima la proposta lavorativa da Parigi e ho deciso di accettare. Solo allora ho capito cosa significa essere emigrante: ho dovuto affrontare diverse difficoltà, ma per fortuna ho incontrato anche delle anime buone che mi hanno aiutato, come la mia amica Catherine, che mi ha accolto in casa sua come fossi una figlia».

Della Francia cosa ami e cosa odi?
«Il prego maggiore è il riconoscimento sociale dello status di artista che, nonostante tutte le difficoltà, è comunque difeso e tutelato dallo Stato. I francesi hanno fatto la rivoluzione dunque hanno appreso, meglio di noi italiani, come difendere i loro diritti sociali! Un difetto? Beh, sono un po’ più freddi e distaccati emotivamente rispetto a noi italiani».

Dell’Italia invece ti mancano…
«Il caffè e la pizza! Ma anche e soprattutto il sole e il buonumore della gente, sempre pronta a salutarti. Il famoso calore italiano! No, non è un’utopia, anche se noi non ce ne rendiamo conto, basta vivere un po’ in un altro paese e ne sentiamo subito la mancanza»!

Questo vuol dire che, a parità di lavoro, torneresti volentieri?

«Certo! Se l’Italia mi permettesse di sentirmi rispettata come artista e di poter vivere dignitosamente col mio lavoro, tornerei immediatamente! Aspetto con ansia il giorno in cui anche nel nostro paese cominceremo ad investire sulla nostra vera risorsa: la cultura e l’arte».

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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