Gesti magici e inconsueti per darci la scossa!

Settembre per me è sempre stato come l’inizio del nuovo anno, una nuova partenza dopo il riposo e la quiete interiore dei mesi estivi.

testo di Emanuela Splendorini / la borsa delle donne
Emanuela Splendorini
Emanuela Splendorini

L’inizio dei nuovi progetti e la messa in opera delle cose da fare: è tutto rimandato a settembre, ma non il primo giorno di settembre, come se fosse un appuntamento scritto sul calendario, quanto le cose intorno a me che si trasformano sono a dirmi che è arrivato il momento di iniziare come il cambio della stagione e dei colori della natura, la voglia di rifugiarmi sotto un plaid, la tonicità mentale che si accompagna all’abbassamento delle temperature.

Questi sono i segnali che la mia mente sa essere lo start.

Tutto cambia.

Cambia la forza con la quale faccio le cose che da caffè americano si trasforma in caffè turco, cambia la visione di quello che devo fare e l’urgenza con la quale lo faccio.

Non mi preoccupo più di programmare questa cosa perché questo “Via!” avviene in automatico dentro di me, mi sono autoprogrammata.

Questo perché il nostro cervello, nella sua complessità e meraviglia, è anche un semplice esecutore di comandi e risponde, agisce, reagisce in base a quello che consciamente o inconsciamente gli ordiniamo di eseguire.

Quando abbiamo una scadenza, ci programmiamo automaticamente per rispettarla e si attiva dentro di noi una serie di meccanismi che ci mettono pressione, forza e direzione per rispettare quella scadenza, soprattutto se questo impegno è stato preso nei confronti di altre persone.

Cosa avviene però quando quello che dobbiamo fare si riferisce a noi stessi e il “Via!” siamo noi a dovercelo dare?

La maggior parte delle volte, avviene che quel via sarà sempre nascosto e rannicchiato dietro a “non ora”, “ora non posso”, “non sono pronta”, “prima devo fare…poi lo farò”.

E quel “Via!” non arriverà mai o arriverà quando non è più il suo momento o quando dovremo dare altri “Via!”.

Abbiamo paura di iniziare e abbiamo paura di riuscire perché talvolta la felicità e la realizzazione ci spaventa tanto quanto la nostra paura di partire.

Ci spaventa quello che non conosciamo, ci spaventa la luce, tanto quanto l’ombra, abbiamo paura di partire, abbiamo paura di cambiare, abbiamo paura di perdere il controllo.

Quindi per dare il “Via!” serve qualcosa in più della semplice volontà conscia – che poi diventa procrastinazione e infine rimpianto – e non possiamo certo delegare qualcun altro a dare il via al posto nostro nella nostra vita.

Alejandro Jodorowsky suggerisce in questo caso di compiere “Atti Psicomagici” (A.J. Manuale Pratico di Psicomagia, Ed.Feltrinelli, 2018), ovvero atti consci e volontari, diversi da quelli che compiamo ordinariamente, strani e stravaganti, inconsueti e diversi dal nostro modo di essere che hanno, per nostra scelta, lo straordinario e “magico” potere di fare qualcosa che da soli consciamente non riusciamo a realizzare.

Sono atti simbolici e potenti perché parlano al nostro subconscio attraverso il suo linguaggio, che non è razionale.

Sono potenti nella misura in cui gli permettiamo di agire e servono solo a darci il “Via!” perché una volta partiti realmente “l’ordine” verrà acquisito e saremo inarrestabili.

E’ un “gioco” che vale la pena di essere giocato perché in ballo c’è la nostra vita e non possiamo attribuire a nessuno, se non a noi stessi, la responsabilità di non averlo fatto.


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