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Giampaolo Tomassetti – Un’anima d’acciaio

Giampaolo Tomassetti
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L’arte, attraverso l’artista, può accostare lo spirito a elementi artificiali senza sminuirlo. Giampaolo Tomassetti ha scelto “Anima d’acciaio” per intitolare la sua prossima esposizione nella città dov’è nato, Terni. Una realtà limitante, predominata dal lavoro seriale da cui è scappato, forte di una giovane ribellione. La fuga, momento cruciale nella sua vita, è rappresentata da un’installazione, creata appositamente per la mostra, in cui delfini di terracotta trapassano una lastra d’acciaio, come lui stesso ha fatto con la sua crisi esistenziale.

di Eleonora Mariucci

Qual era la sua strada l’ha sempre saputo, perché possiede quella rispondenza tra pensiero e gesto che è alla base del lavoro artistico, ma non sarebbe stato facile esprimersi, incastrato tra le proprie origini. Arriva perciò a Firenze, ventitreenne; qui si forma artisticamente, diviene illustratore e intraprende un percorso particolarissimo che lo porta a diventare monaco hare krishna e a vivere in comunità per un lungo tempo.

Alcune sue opere sono tuttora visibili a Villa Vindravana, edificio del ‘500 che dal ‘66 è sede di un’istituzione spirituale per la coscienza del Krishna. La ricerca della trascendenza ha influenzato il suo pensiero, portandolo a concepire l’arte come uscita ed ingresso da una realtà ad un’altra, non come evasione.

Dopo 10 anni in comunità, la nascita di suo figlio e l’esigenza di un “covo” per sé stesso, si trasferisce nell’87 a Città di Castello, all’epoca fulcro di fermento artistico. Inizia una fase di rassicurazione, in cui le forme dei suoi dipinti sono quelle morbide di donne enormi, che gli ricordano le rocce rotonde della Sardegna. Avvia un processo d’individuazione tramite la sua arte, la quale lo spinge a conoscere sé stesso, non a rappresentare il mondo. Definisce la sua tecnica, utilizzando colori a olio per le fasi vitali, acrilici e stucchi per quelle razionali. Oggi Giampaolo è ancora un altro uomo.

“Fuori dal quotidiano” è un nuovo capitolo, è l’arte che si aggancia al mondo della stampa, ormai eccesso di notizia e appiattimento della realtà. I colori sono devitalizzati e i quotidiani, con la loro fiumara di parole, fanno da sfondo alle tele. Proprio in mezzo a questo bombardamento mediatico in cui l’uomo sembra non poter scegliere, si piazza un soggetto imponente, animale o umano. Il fruitore percepisce solo quella figura tra migliaia di parole. Quella figura è Giampaolo che con la pittura parla, esce dagli schemi e sceglie di non essere perduto.

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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