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Giampaolo Tomassetti – UN’ARTE FUORI DAL QUOTIDIANO

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Giampaolo Tomassetti è un artista estremamente contemporaneo, con lo sguardo e lo spirito diretti verso oriente. Ha un background culturale molto variegato; questo influenza le sue opere, dando vita a qualcosa di intimo e allo stesso tempo universale.

Attraverso il disegno, la pittura e la scultura Giampaolo Tomassetti è alla continua ricerca di un ponte tra il suo io più profondo e l’universo esterno, un’indagine in cui la spiritualità gioca un ruolo decisivo.

di Claudia Belli

Non è un caso che la  vita da artista di Giampaolo Tomassetti sia cominciata in una comune Hare Krishna, dove l’innata passione per il disegno ha preso una piega più professionale. Come è avvenuto questo passaggio?

«Colorare è complementare al disegnare, ma il mestiere è cominciato nel 1980 quando mi si offrì l’opportunità di produrre illustrazioni per libri sulla spiritualità indo-vedica.

Ero a Firenze, cominciai lo studio delle tecniche artistiche in funzione dell’immaginario espresso dai Veda, gli antichi miti, le figure leggendarie, il corpo di conoscenza e saggezza delle scritture antiche prendeva forma in una pittura di narrazione… la mia stessa vita era diretta verso la ricerca ontologica».

Dopo il trasferimento in Umbria è scattato qualcosa in più, come è cambiato il tuo approccio all’arte e alla materia?

«Se prima l’arte che facevo era unicamente simbolica e narrativa, a Città di Castello il percorso si restringe ad una dimensione individuale.

Qui è facile scoprire la “materia”, la luce, l’effetto che manda il materiale, visto che il genius loci è Alberto Burri. Le tensioni proprie della mia pittura le trasferisco anche nella scultura, genere che ho iniziato a Città di Castello, anche se le prime due sculture le ho fatte a Guadalajara in Messico».

Qui a Città di Castello poi ti sei integrato perfettamente nella locale comunità di artisti, che tipo di collaborazioni sono nate?

«Credo che questo sia un territorio artisticamente fortunato, nel raggio di 50 chilometri sono nati i più grandi artisti della storia quindi si sprigiona molta energia creativa.

Infatti ho trovato un terreno molto fertile per la mia formazione e per la presenza di artisti che stimo molto. Come in tutti i contesti l’arte ha un ruolo nella sua cultura. Conoscerci in quel ruolo, forse, è stata la motivazione più profonda, ha messo in moto una serie di eventi collettivi virtuosi che hanno animato la vita culturale della città».

Le tue opere ritraggono spesso animali, che significato hanno per te?

«Gli animali sono la vita dirompente, spontanea, primitiva. Sono archetipi dell’emozione. Gli animali sono la presenza compatta, arrogante della vita.

Non è una presenza simbolica, le forme viventi hanno tutte un’assiomatica bellezza e misteriosamente c’è una identificazione immediata. Esprimere forza, sensualità, ironia, equilibrio, ritmo!

E sentimento. Il mio “bestiario” è un bestiario dell’anima e trapassa, in forme perentorie, le geometrie di un muro, di una finestra o uno skyline fatto di giornali.

Le mie figure sono il superamento della dimensione quotidiana nella celebrazione dell’universalità della vita. È il mio zoo, libero e interiore».

Che siano animali, donne o giganti forzuti il rapporto tra soggetto e tela è particolare nei tuoi lavori…

«È chiaro come ci sia un rapporto spaziale. Le proporzioni del supporto forzano concettualmente l’osservatore ad entrare in un’atmosfera spaziale suggerita dal racconto. Una composizione stretta e lunga amplificherà la sua dimensionalità in un supporto stretto e lungo.

Un personale processo spaziale che culmina nell’esperienza della costruzione di sagome che ingabbiano lo spazio nelle tensioni del soggetto stesso».

Il pennello e colori di Giampaolo Tomassetti ultimamente sono di nuovo orientati verso l’India, allo stesso universo variopinto e affascinante da cui è partita la sua avventura artistica.

Nonostante una profonda conoscenza di questo mondo lontano, Giampaolo Tomassetti continua a guardarlo con gli occhi di un artista occidentale, cercando la sintesi perfetta tra il suo stile e l’iconografia indiana.

PENNE AL PESTO NERO di Giampaolo Tomassetti

In questo periodo ha la tavolozza piena di verde, non è un caso che abbia scelto una ricetta in cui questo colore spicca in varie tonalità anche se si tratta di una pasta “al pesto nero”.

Il primo verde è quello brillante del prezzemolo, tritato grossolanamente con un utensile vintage come non se ne trovano più, poi è la volta pistacchi che con arachidi e nocciole vengono triturati finemente insieme a mezza testa d’aglio.

È il turno delle olive, nere e taggiasche, e del verde intenso del cavolo nero, bollito in acqua salata e poi sminuzzato con la mezzaluna. Tutto viene mescolato in modo che ogni colore rimanga distinguibile. La tinta brillante dell’olio d’oliva scurisce il pesto e ne intensifica i toni.

I sapori, così come i colori, restano ben distinti e il risultato finale, dopo una spolverata di pecorino romano, è un primo profumatissimo e ricco di contrasti.

 

Per seguire Giampaolo Tomassetti: facebook.com/giampaolo.tomassetti

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