Giorgione: “Chiamatelo arancino o arancina, ma ogni volta la loro bontà è commovente”

Per il nostro mitico chef Giorgione gli arancini di Irina sono come le petites madeleines di Marcel Proust: il sapore e il profumo buono del tempo perduto.

Chef Giorgione, a cura di Alessia Mariani
Giorgione
Giorgione

In questo numero di The Mag, con il gran signore supremo dei laidi e corrotti, andiamo in Sicilia con una nuova storia di tate e cibo. “Tra le tate della mia vita ce n’è stata anche una siciliana.

E’ stata a casa mia per due anni da quando ne avevo 10”, racconta Giorgione. “Irina era di Enna, ma vi assicuro che era più una cittadina della Sicilia che di Enna”.

Perché? “Ogni piatto da lei preparato aveva contaminazioni di tutta la sua terra che ha girato e vissuto in lungo e in largo.

Ha raccolto tutti i sapori siciliani e li ha resi, se possibile, ancor più incredibilmente buoni – spiega -. In più aggiungeva quel dettaglio, figlio di una cultura del cibo della sua regione enorme e che rendeva tutto unico. Per raccontare i sapori della Sicilia non basterebbe una vita”. Tata Irina è colpo al cuore per Giorgione.

“Ogni pensiero legato a lei mi rimanda a quel profumo di cedro e arancia che sprigionavano i suoi cannoli – prosegue -. E poi la ricordo per la sua solarità e la cordialità sempre viva. Ma ora lo posso dire: la porto nel cuore soprattutto per gli Arancini più buoni che io abbia mai mangiato”. E anche se “la diatriba tra Arancino o Arancina in Sicilia non sia mai stata risolta, ogni volta che queste meraviglie arrivano in tavola c’è da commuoversi!”.

Prepariamo l’Arancino di Giorgione nella ricetta di Tata Irina!

 

  • Preparare il ragù con i piselli e caciocavallo. Lasciarlo riposare e meditare per un giorno in frigo.
  • Preparare un brodo vegetale dove cuocere il riso. (Rigorosamente siciliano poiché anche in Sicilia ci sono le risaie).
  • Unire riso e ragù e farli innamorare per 2 o 3 ore.
  • Preparare un tegame alto e stretto dove far friggere l’olio.
  • Sposare il riso con il ragù e amalgamarli in una forma di cono con base abbastanza larga.
  • Mandarli in viaggio di nozze nell’uovo sapientemente “smucinato con un pizzico di sale”.
  • Friggere non più di due arancini alla volta. (Altrimenti sarebbe un matrimonio nullo).
    Servire bollenti.
  • Quantità. Q.B.

Buon appetito laidi e corrotti!

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