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Giovanni Pierangeli, qui Lodz Ciak, si gira!

Giovanni Pierangeli sorride e guarda in alto
2 min.

«Avevo 23 anni, la carriera da geologo non faceva per me e lasciai gli studi universitari, senza una concreta alternativa, però mi sono detto: il mondo è un posto talmente interessante. perché rimanere chiuso dentro quattro mura?». L’eperienza all’estero di Giovanni Pierangeli, nato nel 1983 a Città di Castello, inizia quasi per caso compiendo una scelta ben precisa.

Quella di seguire la passione per il cinema e i film. Una passione coltivata fin da bambino: «Cenavo e poi di corsa in camera di mia nonna Dora, l’unica che in casa aveva la Tv. Era il mio tempio. Non so quanti film ho avuto il piacere di vedere racchiuso in quella stanza con la vista sulla Montesca, raggomitolato nella sua vestaglia rossa neanche fossi ET mentre vola nel cesto della bici…». I primi passi però non semplici da compiere. A Giovanni mancano i contatti, le informazioni: «Trovai aiuto in Toscana. Feci il primo corso da operatore a Sansepolcro per poi iniziare a girare l’Italia alla ricerca di corsi di formazione. Ma non mi bastava, volevo di più».

Ed ecco il primo viaggio oltreoceano.
«Andai per un workshop all’UCLA di Los Angeles con l’idea di rimanere e frequentare il Master in regia, sperando di ottenere una borsa di studio. Purtroppo non andò come previsto e tornai in Italia. Non mi arresi; durante un festival di cinema ottenni la lista delle migliori università di cinema in Europa. Ce n’erano quattro: una a Parigi, una a Praga, un’altra a Londra e la Scuola Nazionale Polacca di Łódz».

E quale hai scelto?
«Proprio quest’ultima. Pensa, una notte mi ruppero il finestrino della macchina e subii un furto. Non sapevo cosa fare, ero frustrato, non sapevo con chi parlare. Per caso contattai via Skype un ragazzo che non avevo mai incontrato di persona: Mohammed, palestinese, anche lui con la passione del cinema. Viveva in Polonia. Mi sfogai con lui e chiacchierando mi disse che due settimane prima aveva passato l’esame di ammissione per la scuola polacca di Łódz. Rimasi a bocca aperta. Disse che se volevo potevo andare a trovarlo e visitare così la scuola. Tornato a casa acquistai un volo per la Polonia, esattamente quattro anni fa».

Quindi vivi a Łódz dal 2013…
«Sì, esatto. Passato l’esame di ammissione ho iniziato il corso di regia alla Scuola nazionale di cinematografia polacca. Il primo anno è di sola lingua – il polacco non è uno scherzo – dopodiché i restanti cinque sono focalizzati sulla regia. Sono tuttora al terzo e sono in fase di pre-produzione del prossimo film che girerò nel luglio di quest’anno».

Ma escludendo famiglia e amici, cosa ti manca dell’Italia?
«Beh, la vestaglia di mia nonna e la vista sulla Montesca».

Un pregio e un difetto del paese dove vivi.
«L’orgoglio è il loro più grande pregio e il peggior difetto. Stanno risorgendo dalle loro ceneri dopo secoli di divisione, comunismo e fascismo. Il popolo è alla ricerca di un’identità che non riesce a trovare e quello che ne esce fuori lo si è visto alle ultime elezioni politiche. Come diceva Moravia meglio occuparsi dell’assoluto e non del relativo».

Se il tuo lavoro si trasferisse in Italia, torneresti volentieri?
«Purtroppo con i se non si costruiscono ponti, né si fanno film. Quando riceverò una qualche proposta la valuterò. Intanto: saluti a tutti, tifernati e non!».

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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