Gli imperdibili di Venezia 77 – Il nostro reportage dalla Laguna

Come dichiarato da Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, l’edizione numero 77 di quest’anno è stata sicuramente speciale per lo spiegamento di forze logistiche che ha permesso a tutti i presenti (pubblico e addetti ai lavori) di partecipare in modo tranquillo e sicuro al primo grande festival cinematografico in era post Covid 19.

di LUCA BENNI e MATTEO CESARINI
Luca Benni e Matteo Cesarini
Luca Benni e Matteo Cesarini

Di Nomadland, il film vincitore del Leone d’Oro di quest’anno, interpretato da Frances McDormand, vi parleranno tutti e prima o poi uscirà in sala (magari in concomitanza della notte degli Oscar, visto che già sembra avere un appuntamento con le statuette).

Piuttosto vi consigliamo di recuperare il bellissimo The Rider – Il sogno di un cowboy, uscito un paio di anni fa, della stessa regista Chloé Zhao.

Come successo nell’ultime edizioni della Mostra del Cinema, i film più interessanti e significativi arrivano dalle sezioni paralleleOrizzonti ma soprattutto (per chi parla) le proiezioni della Settimana Internazionale della Critica (SIC), giunta alla 35esima edizione.

Vi abbiamo preparato quindi una piccola selezione di film in anteprima, quindi tirate fuori il block notes e prendete appunti:

“SHORTA”

DI ANDERS ØLHOLM E FREDERIK LOUIS HVIID (DANIMARCA)
Il film si apre con una frase tristemente attuale, “I can’t breathe”: Shorta è una folgorazione, tra violenza e voglia di speranza.

Due grandi registi, una storia attuale e un film difficile da dimenticare dalla patria che ha dato i natali al regista Nicolas Winding Refn (Drive, Bronson, The Neon Demon), non citato ma palesemente presente nella poetica violenta dei due registi.

I dettagli esatti di ciò che accadde a Talib Ben Hassi, 19 anni, mentre si trovava sotto custodia della polizia rimangono poco chiari.

Gli agenti Jens e Mike sono di pattuglia nel ghetto di Svalegården quando la radio annuncia la morte di Talib, facendo esplodere la rabbia repressa e incontrollabile dei giovani del quartiere, che ora bramano vendetta.

Così all’improvviso i due poliziotti diventano un bersaglio facile e devono lottare con le unghie e coi denti per trovare una via d’uscita dal ghetto.

“GUERRA E PACE”

di Martina Parenti, Massimo D’Anolfi (Italia, Rai Cinema)
Guerra e pace racconta l’ultracentenaria relazione tra cinema e guerra, dal loro primo incontro, nel lontano 1911, in occasione dell’invasione italiana in Libia, fino ai giorni nostri.

Dalle sequenze filmate dai pionieri del cinema alle odierne riprese girate con gli smartphone dai cittadini del mondo, il passo appare brevissimo e la relazione tra cinema e guerra solidissima.

Guerra e pace è una riflessione sulle immagini e, come in un grande romanzo scandito in quattro capitoli – passato remoto, passato prossimo, presente e futuro –, prova a ricomporre i frammenti della memoria visiva dai primi del Novecento a oggi e mette in scena la moltiplicazione delle visioni che, come un costante rumore di fondo, accompagnano le nostre attuali esistenze.

Quattro importanti istituzioni europee ospitano la narrazione del film e ne costituiscono la solida impalcatura spazio-temporale.

Impalcatura in cui la pace e la guerra sembrano convivere e tenersi a bada a vicenda.

Guerra e pace si interroga sulle conseguenze della guerra, sul senso della storia e della conservazione della memoria a beneficio delle future generazioni.

“I PREDATORI”

di Pietro Castellitto (Italia, Fandango).
E’ il primo lungometraggio di Castellitto figlio in veste di regista, attore e sceneggiatore, vincitore del Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura.

È mattina presto, il mare di Ostia è calmo.

Un uomo bussa a casa di una signora: le venderà un orologio.

È sempre mattina presto quando, qualche giorno dopo, un giovane assistente di filosofia verrà lasciato fuori dal gruppo scelto per la riesumazione del corpo di Nietzsche.

Due torti subiti.

Due famiglie apparentemente incompatibili: i Pavone e i Vismara.

Borghese e intellettuale la prima, proletaria e fascista la seconda.

Nuclei opposti che condividono la stessa giungla: Roma.

Un banale incidente farà collidere quei due poli.

E la follia di un ragazzo di venticinque anni scoprirà le carte per rivelare che tutti hanno un segreto e nessuno è ciò che sembra.

E che siamo tutti predatori.

Il film è divertente e tragicomico per poi virare verso la fine in qualche cosa di più drammatico.

Pietro Castellitto  si muove bene tra i vari livelli del film aiutato anche da un cast azzeccato che è vario e divertente: Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia, Giorgio Montanini, Dario Cassini, Anita Caprioli, Liliana Fiorelli.

Una boccata di aria fresca insomma, per l’asfittico panorama della commedia all’italiana.

“TOPSIDE”

di Celine Held e Logan George (USA)
Nelle viscere di New York City, una bambina di cinque anni e sua madre vivono nei tunnel abbandonati della metropolitana.

In una feroce notte d’inverno, dopo un improvviso sgombero da parte della polizia, madre e figlia saranno costrette a risalire in superficie.

La lotta per la sopravvivenza porterà anche ad una straziante consapevolezza.

I registi sono stati recentemente nominati tra i “25 nuovi volti del cinema indipendente” dalla rivista Filmmaker.

Topside è il loro film d’esordio.

https://www.imdb.com/title/tt10506876/


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Luca Benni Matteo Cesarini

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