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GLI ORANGE WINES  OSPITI D’ONORE a ONLY WINE FESTIVAL

Ritratto di Francesco Saverio Russo
2 Min. - tempo di lettura

Cosa sono esattamente i “Vini arancioni”, come si producono e come si bevono per esaltarne al meglio le caratteristiche?
Risponde il blogger Francesco Saverio Russo, autore di Wine Blog Roll che, per il Salone, ha curato la selezione delle cantine produttrici di Orange Wines.

Negli ultimi tempi, sempre più spesso si parla degli Orange wines, così chiamati nel Regno Unito, dove questi vini hanno avuto un vero e proprio boom commerciale, al punto di ritagliarsi ampi spazi nelle carte dei locali e dei ristoranti più importanti del paese.

Ma non tutti i winelovers ne conoscono davvero la natura. In Italia c’è molta confusione al riguardo e proprio con lo scopo di fare un po’ di chiarezza sui “vini arancioni”, ad Only Wine Festival – a Città di Castello il 28 e 29 aprile un’intera area è stata dedicata.

Parliamo di vini prodotti con uve a bacca bianca frutto di più o meno lunghe macerazioni sulle bucce, che rappresentano sicuramente una nicchia – in termini di numeri e di peculiarità organolettiche – la cui produzione si è diffusa ormai in diversi paesi del mondo, dall’America del Nord e alla Nuova Zelanda, passando per il vecchio continente, soprattutto Austria, Germania e Italia, ma anche Georgia, Slovenia, Serbia e Croazia.

Per conoscere meglio gli Orange ne parliamo con Francesco Saverio Russo, autore del seguitissimo Wine blog roll, che ha selezionato le cantine presenti nell’area dedicata del festival tifernate.

Francesco Saverio Russo: «Si tende ad abbinare gli Orange Wines alla vinificazione in anfora, ai vini cosiddetti “naturali” e ad una netta omologazione olfattiva, che spesso può scadere in problematiche analitiche compatibili con veri e proprio difetti – spiega Russo –

Questo perché, come sempre, è la critica a fare più rumore e negli ultimi anni le varie diatribe e noi che hanno fagocitato anche una categoria di vini che merita ben più di una chance, in quanto non è nulla più che un ritorno alle origini dei vini bianchi, ma con una rinnovata consapevolezza tecnica.

Il fatto che si siano avvicinate a questa tipologia di vino – precisa – realtà che fanno da sempre del rispetto in vigna e in cantina il proprio mantra, può solo rappresentare un valore aggiunto, ma non per questo si può ricondurre in maniera sistematica uno stile di vinificazione a concetti più ampi e spesso astrusi di conduzione in vigna e in cantina.»

I vini prodotti da lunghe fermentazioni e macerazioni, sia bianchi che rossi, fanno parte della storia del vino pre-enologia moderna. La viticoltura e le tecniche di cantina, un tempo, erano sicuramente meno sofisticate di oggi, tanto che i vasi vinari per la produzione di questi vini venivano interrati per ovvi motivi di controllo termico naturale e di lentissima micro-ossigenazione.

È proprio da questo tipo di tecnica che sembrano discendere i primi Orange Wine contemporanei, ovvero quelli prodotti in Georgia nei Kvevri, grandi anfore di terracotta interrate (in Georgia vengono da sempre chiamati “Amber Wines”).

Francesco Saverio Russo: «L’originalità di questi vini – spiega Russo – è data proprio dalla macerazione sostenuta delle uve sulle proprie bucce, prassi consueta per i vini rossi, ma meno usuale per i bianchi, specie se parliamo di macerazioni spinte fino ad oltre 3 mesi.

Questo procedimento permette al vino di caricarsi, non solo di colore, ma anche di tannini e di componenti aromatiche, capaci di farci percepire questi vini da uve bianche come qualcosa di molto più vicino ai vini rossi, tanto che alla cieca, se serviti a temperature più consone ai rossi, è spesso difficile pensare di avere nel calice un vino bianco».

Ciò che rende particolarmente interessante la produzione di questo tipo di vino è l’assoluta necessità di portare in cantina uve sane, in quanto le bucce rappresentano una componente imprescindibile. La macerazione, almeno in Italia, può avvenire in tini di legno, anfore interrate e fuori terra (in terracotta, cocciopesto e gres), vasche di cemento e acciaio.

Francesco Saverio Russo: «Nell’area Only Orange Wine dell’  Only  Wine  Festival 2018  una piccola ma attenta selezione di vini bianchi macerati italiani e non solo, in rappresentanza di una categoria capace, a mio avviso, di stupire e di divertire, grazie alla sua naturale vocazione a destabilizzare i sensi e a dividere l’opinione enoica.

La selezione fatta in questa occasione per me ha rappresentato una “sfida”, in cui ho scelto realtà rispettose in vigna e in cantina, capaci di dimostrare che attraverso la ricerca si possono scoprire grandi vini, anche in questa particolare categoria».

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Redazione di the mag

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