Graziano Scarabicchi – Sono un attore camaleontico

L’attore tifernate si racconta: sessanta spot televisivi per grandi marchi internazionali e un sogno nel cassetto, un ruolo da cattivo in una fiction o al cinema.

Prestare il proprio volto per 60 spot televisivi di grandi marchi non è una cosa per tutti.

Serve preparazione e talento. Se hai due occhi celeste chiaro meglio ancora.

Ditelo a Kate Winslet, la star di Hollywood che si è trovata davanti Graziano Scarabicchi – tifernate classe 1985 – e i suoi occhi inconfondibili durante lo spot mondiale della Longines.

Nato a Santa Maria Tiberina, dopo le scuole superiori è andato a Milano per un percorso accademico triennale culminato con una masteclass al Piccolo Teatro di Milano.

Dove lo avete già visto?

L’elenco è lunghissimo.

Il suo volto è finito negli spot di brand come Decathlon, Ferrero, Kia, Tim, Vodafone, Fiat, Monge, Moment, Linkem, Lube ed è stato diretto da registi come Muccino, Paolo Genovese e molti altri.

A dicembre lo abbiamo visto in uno spot spot della Kinder e a breve in uno per Poste Italiane.

Insomma, il ragazzo è in gamba perché collezionare 60 commercial non è facile, affatto.

«Considerando le persone che decidono chi può o non può fare uno spot, direi che la mia è una bella impresa.

Dietro un video commerciale ci sono almeno una quindicina di teste a scegliere la faccia giusta, in primis quella del cliente che vuole un volto convincente per il suo prodotto».

E quindi cosa serve per arrivare a farne 60?

«Bisogna essere immediati.

In questo senso: occorre avere un viso e una presenza rassicurante, che sappia dare fiducia.

Non avere sovrastrutture.

Nella vita come nel lavoro io non indosso maschere e questo mi consente di interpretare qualunque personaggio.

Non tutti possono farlo.

Bisogna conoscersi a fondo, devi sapere chi sei completamente, essere centrato.

Solo così potrai essere il volto giusto in diverse situazioni.

Sei la materia base e devi sapere se sei argilla o cemento.

Partendo da qui puoi fare ciò che vuoi».

Sono il numero uno nei commercial

Dici di conoscere te stesso. Allora ti chiedo: chi è Graziano Scarabicchi?

«Un ragazzo che è partito da Santa Maria Tiberina con tanti sogni e aspirazioni e non avrebbe mai immaginato che sarebbe arrivato fin qui e che sarebbe stato tanto difficile.

Questo è un mondo dove c’è tanta competizione e per raggiungere certi traguardi bisogna lavorare duro.

Io sono camaleontico, cambio tantissimo: dal giovane padre senza barba al magazziniere col furgone, dal ragazzo della porta accanto a quello che fa mille sport”.

Come sei riuscito a fare così tanti spot?

«Mi sono specializzato.

Io vengo da una famiglia che lavora il ferro, ma ho voluto intraprendere un’altra carriera e mi sono specializzato negli spot.

Ho sempre pensato che sia meglio essere protagonista in uno spot che fare la comparsa al cinema.

Sono il numero uno nei commercial perché sono convinto che nella vita ognuno di noi è il numero uno in quello che è il suo talento, il tuo settore».

Come hai iniziato?

«Dalla base.

Ero un ragazzino che sognava di essere in tv.

Ho studiato, ho rubato il mestiere durante i colloqui e i provini.

Sono andato ovunque, ho lavorato sodo, sono cresciuto e ho saputo sfruttare al meglio le mie particolarità.

La mia, ad esempio, sono gli occhi celesti.

Ne ho fatto un pregio per essere unico e ci ho costruito una carriera».

Il 2018 si è chiuso alla grande per te.

«Ho girato 15 spot, due film e tre videoclip musicali.

Ho anche recitato in uno spettacolo teatrale.

È stato un anno di grandi soddisfazioni e anche questo 2019 è iniziato molto bene».

Qualche sogno nel cassetto?

«Sto lavorando per crescere ancora e vorrei fare anche altro.

Nel futuro voglio rivolgere la mia attenzione verso fiction e film.

Mi piace cambiare, non mi affeziono troppo alle cose e ho sempre bisogno di nuovi stimoli che mi facciano migliorare.

Per questo 2019 vorrei concentrarmi in ruoli per il cinema e le fiction, toccare con mano altre possibilità.

Anche se, mi rendo conto, non è facile».

Perché?

«Purtroppo non conta solo la bravura.

La realtà è complessa e spesso i produttori scelgono sempre gli stessi volti, gli stessi attori.

Altre volte si scelgono i personaggi in base ai follower che hanno suoi social, altre volte si preferiscono quelli che vengono dai reality perché hanno già un forte seguito e quindi hanno un richiamo sicuro.

Questo rende tutto più difficile, ma anche stimolante e mi spinge a fare sempre meglio, a conoscermi ancora di più per saper usare al meglio quelle sfumature che fanno la differenza».

C’è qualche ruolo in particolare che ti piacerebbe fare?

«I ruoli del cattivo.

Perché sono lontani da me, sono qualcosa all’infuori di me e questo è uno stimolo anche per conoscersi meglio».

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Redazione di the mag

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