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GRAZIANO SCARABICCHI, VIETATO FERMARSI – the mag N8

3 min.

Il talento è una benedizione, ma anche la fortuna si nutre di costanza e metodo. Non potrebbe essere diversamente per un giovane partito da Monte Santa Maria Tiberina dopo il diploma di perito tecnico e deciso ad agguantare, con una lucidità dal piglio manageriale, il sogno della vita. «Volevo essere un attore». Ci sono desideri che sembrano titoli di un film. Perché la caparbietà di Graziano Scarabicchi è il file rouge che ha nutrito il talento con lo studio e la dedizione.

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Ventinove anni e un inizio da modello, favorito da una fisicità che non passa inosservata. Ma sfilare in passerella a Graziano non bastava; voleva scoprire sé stesso per poter meglio comprendere gli altri. Il mestiere dell’attore, è soprattutto rigore. Il la è un biglietto in prima fila per l’accademia triennale M.A.& S. (Musica Art and Show) di Milano. «Un pulcino in una grande città – ci dice in una lunga conversazione telefonica scandita da un eloquio fluido e da un’autentica immediatezza nel dialogo – ma un pulcino determinato a dimostrare di potercela fare».

di Sandra Biscarini

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Un curriculum intenso, il tuo, dove a costanti e fortunate incursioni nell’universo degli spot pubblicitari e delle campagne fotografiche affianchi cinema, teatro e televisione.

«Ho appena finito di girare un film, “Beyond Love” per la regia di Silvio Nacucchi. Un film “complesso” dove si affronta il tema dell’amicizia, dell’omosessualità, ma anche dei nuovi canali di comunicazione come le chat line. Il mio ruolo è quello di un ragazzo gay. Film che ha ottime chances di essere presentato a Berlino e che è già stato acquistato da una casa di distribuzione internazionale. Una prova intensa che mi ha segnato molto oltre ad avermi arricchito».

Si sta assistendo ad una sorta di osmosi, fino a qualche tempo fa inimmaginabile, tra televisione, teatro e cinema. La tua generazione fotografa il nuovo corso dell’attore: poliedrico e impegnato su più fronti.

«Un mio grande maestro diceva che è tanto difficile mostrare credibilità in un minuto (il tempo di uno spot) quanto nelle due ore di un film. Un attore è un attore. È anima e ragione, cuore e metodo, impegno e fantasia. Recitare mette in gioco l’intera sfera emotiva: è un percorso emozionale che inizia a livello intimo e si fortifica nell’interpretazione delle mille varianti dell’essere uomo. Sarà per questo che considero la pubblicità parte integrante del mio lavoro. Nel mio percorso ci sono stati spot importanti girati da registi di primo piano. Da Mantovani che mi ha diretto con Kate Winslet nello spot Longines agli spot Vodafone, Toyota, Replay, Moment, Coca Cola e Peroni (diretto da Gabriele Muccino). Uno spot è un microcosmo che mette in scena una variante. È un po’ come il segmento di un tutto per la composizione del quale sul set si esige massima concentrazione».

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La valigia dell’attore sempre vicina.. vivi diviso tra Milano e la Capitale tra impegni sul set, provini, casting e formazione.

«Ho iniziato prestissimo perché in questo lavoro è vietato fermarsi. I primi sei mesi, appena arrivato a Milano, furono un incubo. Poi la passione per la recitazione ha vinto paure, titubanze e l’iniziale timidezza che è anche il riflesso della genuinità di che cresce in provincia. Una “sincerità” che devo all’educazione dei miei genitori, al loro modo di starmi vicino e di spronarmi; soprattutto all’avermi insegnato il valore del sacrificio».

Radici piantate a terra e sguardo rivolto in alto. Quanto conta il legame con la tua terra di origine?

«È vitale. Ho un fratello a cui sono legatissimo. Nonnine (pure una bisnonna quasi centenaria) che coccolo, amici e spazi che sono miei e che ritrovo ogni volta mi è possibile. Ci sono i miei cani, le mie passeggiate, lo sport che adoro e che pratico con costanza e il mio sax. È un modo per rigenerarmi e per trarre ispirazione. Ho trascorso Natale e l’ultima notte dell’anno a casa dei miei. Non avevo bisogno di altro».

E per altro c’è spazio nella tua vita?

«Nel mio cassetto dei desideri un film con Pupi Avati e una produzione che metta insieme i tanti giovani attori umbri magari sotto la guida di un umbro alla regia. Desideri che sono soprattutto obiettivi. Per “altro” ci vuole equilibrio: solo l’equilibrio rende l’amore stupendo nella sua semplicità. Spesso gli impegni, i viaggi, gli orari impossibili rendono difficile conciliare vita privata e slanci professionali. Purtroppo, a pagarne le conseguenze è sempre chi non condivide le tue stesse passioni».

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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