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Hoppipolla – LA CULTURA INDIE IN SCATOLA

Hoppípolla - cultura indie in scatola box3
2 min.

Quattro giovani, una start up e l’approccio social per far scoprire i nuovi creativi sulle note dei Sigur Rós.

L’intervista a Francesco Rellini, l’umbro che cura il marketing e lo sviluppo del business: «Il nostro ufficio è whatsapp!»

di Andrea Luccioli

Saltare nelle pozzanghere è una cosa bellissima. Talmente bella che in Islanda, a questa forma di gioco semplice e divertente, hanno dato un nome: «hoppípolla». Il termine ormai da qualche anno è conosciuto anche da noi perché è il titolo di un brano del gruppo islandese post rock dei Sigur Rós

Ora, grazie ad una start up tirata su da quattro ragazzi, Hoppípolla significa anche “cultura indipendente per corrispondenza”.

Anche in questo caso l’idea è semplice e divertente e il risultato straordinario. Hoppípolla è una meraviglia che ha la forma di una scatola.

Una scatola piena di sorprese culturali e che ti arriva a casa ogni mese in abbonamento.

Dentro c’è una selezione di materiale artistico, progetti indipendenti che vengono scelti con cura e che, altrimenti, difficilmente sarebbe conosciuti.

I ragazzi di Hoppipolla, per farla breve, annusano nell’aria le cose più interessanti provenienti dal mondo della creatività e dell’artigianato, le infilano nella scatola e ve le spediscono a casa.

Il loro segreto?

Lavorare di squadra, lavorare online. Coworking e whatsapp.

Dietro il progetto che vi consegna meraviglie in scatola, come detto, ci sono quattro ragazzi. Eccoli. Paola Tartaglino, design blogger e storico dell’arte, Nicola Minerva, ingegnere, Simona Basilavecchia, fotografa amante del design e un umbro (di Orvieto), Francesco Rellini, che si occupa di marketing e sviluppo del business.

Ed è proprio l’orvietano Rellini a parlarci di Hoppípolla. «Ai ragazzi mancava una figura business – racconta -.

Qualcuno che avesse un background nel marketing. Grazie ad un’amica in comune ci siamo conosciuti e da allora lavoriamo insieme.

Hoppípolla esiste dal dicembre del 2016, abbiamo superato le 15 scatole e le cose vanno a gonfie vele: ogni mese cresciamo del 50%».

Qual è il segreto?
«Abbiamo un metodo: c’è un’attività costante di selezione delle creatività. Una specie di scouting continuo.

C’è poi lo sviluppo del business di cui mi occupo io direttamente, la comunicazione attraverso il sito e i canali social e infine c’è la parte logistica che impacchetta e consegna».

Quante Hoppípolla spedite?
«Posso dirti che abbiamo più di 5mila persone iscritte alla newsletter e le spedizioni aumentano di mese in mese. Su Facebook abbiamo più di 20mila contatti e anche su Instagram facciamo dei numeri importanti».

I social giocano un ruolo importante.
«Per farci conoscere sono fondamentali. Attraverso le ricondivisioni siamo riusciti a raggiungere tantissime persone. È il passaparola virtuale».

Il vostro è una specie di coworking online?
«Sì, io ora sono a Roma, gli altri si dividono tra Pescara e Torino. Il nostro è una specie di ufficio virtuale che poi si serve di una ditta per il confezionamento delle scatole».

Voi siete una start-up, come potrebbe crescere il progetto?
«Tra le possibili evoluzioni c’è quella di dare più spazio alle produzioni originali e diventare una specie di casa editrice.

Magari arrivando a co-produrre con i creativi per migliorare il loro lavoro e avere tirature più alte».

Come dicevamo prima, i social sono importanti per voi. Che strategia utilizzate?
«Mettiamo estrema cura nello storytelling, a partire dalla conoscenza dei creativi fino alla narrazione online dei contenuti che offriamo.

E poi ci sono altri elementi di contorno come le playlist su Spotify, i contest su Instagram che ogni mese ti consentono di avere una sorpresa oltre la sorpresa.

Abbiamo anche una rubrica in cui segnaliamo link senza intenti commerciali, insomma, cerchiamo di comunicare il mondo Hoppípolla nel modo più coinvolgente possibile».

INFO: hoppipolla.it

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