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Ora sono Felice!

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Sono bastate sei settimane e una lingua straniera da emigrante medio per capire che la vita all’estero non è fatta per i deboli di cuore.

Sono sicura che i miei genitori si sono sentiti nello stesso modo quando, giovanissimi, hanno lasciato l’Italia per l’America.

Il nostro ambiente rassicurante fatto di amici e famiglia è diventato un insieme di voci al telefono e parole in una lettera.

Per crearsi una rete di nuove amicizie locali ci vuole molto tempo e molte energie.

C’è una certa perdita di indipendenza, dovuta alle barriere linguistiche che rendono ogni cosa, dal capire come funzionano gli elettrodomestici, al fare acquisti di prima necessità, muoversi in un quartiere sconosciuto, ad ordinare una pizza la telefono, molto frustante.

Costruire una rete sociale da soli, senza l’appoggio di un coniuge o della famiglia e senza avere un senso di comunità o radici…essere all’estero da soli può essere un grande sforzo solitario.

Sono diventata un precursore!

Volevo alzare il telefono e dire: “Hey! che fai oggi?” realizzando però che per prima cosa dovevo sapere la lingua!

Ho iniziato a frequentare gli stessi posti giornalmente, aggiungendo un “come stai?” al mio “buongiorno” e sforzandomi di accettare l’invito per un caffè anche se mi costava un’enorme fatica.

E’ necessario assumere un ruolo attivo in qualcosa che ti piace ed invitare qualcuno ad unirsi.

Fare una gita, quando piuttosto te ne staresti a casa urlando, con il viso schiacciato sul cuscino, “ma cosa ho fatto?”, questa ero io solo qualche mese fa.

Quando le persone a casa hanno sentito che mi sarei trasferita erano solite dire “sei così fortunata!”…Ah!! la fortuna non c’entra niente. Tutti sappiamo che vivere il nostro sogno è un duro lavoro….dal Consolato, alla Questura, all’Ufficio Postale e tanto altro.

Sono felice di dire che la mia vita ora è decisamente diversa da come era alcuni mesi fa. E’ stato addirittura necessario organizzare un’agenda per tutti gli eventi ai quali I miei nuovi amici mi invitano. Mi destreggio tra giorni, notti e fine settimana pur di non rinunciare a nessun invito. La mia timidezza iniziale, dovuta al fatto che non parlavo la lingua in mondo corretto è immensamente migliorata con l’aiuto degli abitanti del posto che sono stati ben felici di aiutarmi.

Mi godo ogni incontro e ogni possibilità di imparare.

Conoscendo in prima persona gli abitanti del posto, non solo attraverso libri o formazione interculturale, e facendo nuove amicizie nella cultura nella quale sono immersa, sono diventanta molto più brava nel capire cosa fanno e come lo fanno. Mi hanno dato una visione del mondo che solo loro potevano darmi. Tutto ciò ha un valore inestimabile! Godetevi ogni momento del viaggio…. salpando dal vostro porto sicuro.

di Barbara Felice

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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