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I miei Nastri d’Argento a passo di valzer

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2 Min. - tempo di lettura

I miei Nastri d’Argento a passo di valzer

di Irene Splendorini

Se mi avessero detto che un giorno sarei salita sul palco del Teatro Vecchio di Taormina per la cerimonia di consegna dei Nastri d’Argento avrei risposto: «Magari per me!»… in realtà in quel palco ci sono salita per davvero, ma solo per ballare un valzer sulle note del Gattopardo di Nino Rota.

Credo di saper fare tante cose, ma ballare di fronte a un pubblico scelto, come quello dei Nastri d’Argento, è qualcosa che travalica il senso del proprio coraggio… forse no, questa cosa non la so proprio fare. Fortunatamente non ero la sola a essere nel posto sbagliato, al momento sbagliato: eravamo infatti cinque coppie di attori, tutti con lo stesso destino. Attori che non avevano idea di come affrontare l’impresa. E come se non bastasse… dietro di noi c’era il grande schermo sul quale scorrevano le immagini della scena del film, in cui Claudia Cardinale e Burt Lancaster danzano il famoso valzer. Insomma gli ingredienti c’erano tutti per una crisi da prestazione bella e buona.

A spezzare l’ansia e a riempire gli occhi di noi donne c’erano però i favolosi abiti confezionati da un artigiano del luogo. Io sono stata la prima a scegliere il vestito tra i sei a disposizione e mi sono lanciata sul più ingombrante (sia mai che non mi notino): un bustino strettissimo e una gonna con ampiezza e strascico molto temibili. Da vera ingenua non potevo sapere che l’abito più bello sarebbe stato il più difficile da condurre a tempo di musica. Penso davvero che se non ci fosse la moda insana che spinge le donne a indossare i pantaloni in ogni occasione, a quest’ora saremmo tutte più aggraziate. Ma questa è un’altra storia…

Voglio raccontare come quei 2 minuti e 40 secondi di ballo col vestito ingombrante e bianco siano stati molto divertenti: ce li siamo giocati con il sorriso fino all’ultimo inchino e senza inciampare! Ahimè, pare che diversi volti noti non abbiano gradito la nostra performance, ma noi non abbiamo avuto tempo di prendercela perché appena dismessi gli abiti principeschi dovevamo affrontare un altro problema. Per la prima volta eravamo invitati al party ufficiale.

Essere invitati è già di per sé una cosa poco invitante, per di più avremmo dovuto fare i conti con gli spettatori, e le critiche a tu per tu. Aiuto! Abbiamo varcato la soglia della più spettacolare location di Taormina: i nostri nomi erano sulle liste e tutto è stato davvero semplice, tanto che abbiamo pensato di uscire e entrare da qualche portafinestra per provare quel tanto amato brivido dell’infrazione.

Abbiamo addirittura suggerito ai maschietti di arrivare a nuoto o su qualche barchetta a remi, ma non hanno accettato. Il party era senza dubbio uno dei più ben forniti di cibarie prelibate, e anche di vip… ci siamo rassegnati a recitare la parte dei bravi ospiti, mangiando e bevendo oltre le nostre possibilità, e in abiti civili eravamo irriconoscibili.

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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