Il sold out di “anime” per Vinicio Capossela chiude il Festival delle Nazioni. La fotogallery del concerto

Un sold out di “anime” per il concerto conclusivo al Festival delle Nazioni di Città di Castello, dove in una “inaugurata” e riqualificata piazza dell’Archeologia, venerdì 18 settembre Vinicio Capossela ha messo in atto il suo «Pandemonium Narrazioni, piano voce e strumenti pandemoniali» in trio con Vincenzo Vasi a theremin, vibrafono, percussioni e altre diavolerie e Andrea Lamacchia al contrabbasso.»

La musica di Luca "Banksy" Marconi
LUCA BANKSY MARCONI
LUCA BANKSY MARCONI

Salito sul palco con uno sgargiante ed elegante vestito rosso, con voce calda e avvolgente ha rassicurato ed introdotto il pubblico verso quello che sarebbe stato un viaggio non di sola andata negli inferi. In poco tempo il rumore e la confusione di suoni tipici di un luogo ai più ignoto, lasciano spazio grazie alle sue doti di grande interprete e di musicista completo a quello che è stato poi un meraviglioso concerto di due ore.

L’eclettico Vinicio ci guida e porta con sè, intimamente sino ai più piccoli cunicoli scavati dal tempo e dalla natura, incontra demoni e figure mitologiche, recita poesia ed omaggia grandi della letteratura (Celine, Majakovskij), parla di poveri cristi (un emozionata dedica ad Enrique Irazoqui) e narra di sirene, porci, politici e migranti, portando le croci ma senza mai privarsi dei sogni, così riesce a tirar fuori dal pianoforte vere emozioni, mettendo a nudo i suoi successi, le sue canzoni o meglio le sue storie, scelte liberamente in un repertorio che quest’anno festeggia i trent’anni dalla data di pubblicazione del primo disco.

Il contatto con il pubblico e con la città che calorosamente lo ha accolto non avviene fisicamente per colpa della “pandemia” ma si trasforma, ed in maniera ancor più sublime e profonda si manifesta con la dedica del suo brano “Femmine” alle tabacchine della città e con le continue citazioni a Burri ed i suoi cretti ed anche da buon uomo d’osteria ringraziando i luoghi e le persone che lo hanno accolto nel suo breve soggiorno tifernate anche enogastronomico.

Così quel demone dal quale ci aveva allertato e che avrebbe dovuto disgregare e distruggerci si veste da uomo e nella più tipica contraddizione umana finisce per unirci ed ambire con un pizzico di illusione alla “perfetta letizia”, stringendoci in un virtuale abbraccio conclusivo che ci protegga ovunque ed “ovunque proteggi”.

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