IMMAGINARE NON COSTA NULLA [E CI SALVA LA VITA]

Andrea Luccioli mentre sorride

In queste settimane di “lockdown-bis” c’è stata una domanda che ha girato nella mia testa con una certa, ingombrante, insistenza.

di Andrea Luccioli
ritratto di Andrea Luccioli direttore di The Mag
Andrea Luccioli

Avete presente la storia dell’elefante nella stanza?

Bene, finalmente qualche giorno fa mi sono deciso a entrare in quella stanza, fare i conti con l’elefante e rispondermi. La domanda era: cos’è che più di altro mi sta mancando durante questa nuova necessaria clausura pandemica?

Risposta: l’immaginazione.

Quella capacità di lasciare andare le gambe e gli occhi, guardare avanti di qualche mese e pensare a cose “normali” ma capaci di generare entusiasmo ed endorfine.

Dove mi piacerebbe andare in vacanza, che concerto vorrei ascoltare, in quale museo vorrei perdermi, cose così.

Piccole, semplici, ma che tengono in vita.

In questo tempo sospeso causa DPCM non sono riuscito a immaginare nulla.

Schermo nero.

Sono stato in grado di concentrarmi solo sul presente, sul minuscolo quotidiano.

Sulla spesa da fare, la spazzatura da buttare, il lavoro da smaltire, la polvere accumulata sui dischi a dirmi che sto anche ascoltando meno musica del solito.

Rispetto alla scorsa primavera, dove forse c’era un’idea luminosa di estate in arrivo, di mare e di giri in giro, questo lockdown autunno/inverno 2020 sembra assomigliare a una sfilata di immaginazioni interrotte.

Sarà che le giornate si sono accorciate, che i numeri sono diventati enormi, che i pensieri si sono fatti più cupi.

Sarà che il vociare in televisione è diventato ancora più patetico.

E che è avvilente stare ancora a discutere di ciò che possiamo o non possiamo fare, quando l’unica cosa buona da mettere in pratica è il distanziamento sociale.

Sarà che, come dice Zerocalcare, qui “stamo tutti a cocci” (siamo a pezzi, per intenderci) e mediamente sfiniti, ma sta di fatto che in questo tardo-autunno-ormai-inverno, lo stress psicologico collettivo ha raggiunto livelli elevatissimi.

Per questo abbiamo ancora più bisogno di segnali di incoraggiamento, di spunti, di lampi di immaginazione.

E, per questo numero, abbiamo provato a mettere sotto l’albero dieci cose buone di questo 2020 che ci torneranno utili per tornare a guardare con fiducia ai mesi che verranno.

A questo abbiamo aggiunto delle meravigliose opere d’artista: i collages di Katiuscia Toso, veri e propri viaggi spazio-temporali pieni di speranza e nuovi orizzonti, una macchina del tempo proiettata verso le stelle.

E abbiamo pensato di regalarvi non una, non due, ma addirittura tre copertine diverse: perché ognuno, in queste costellazioni, trovi la sua.

Cerchi le sue stelle buone e provi a immaginare un 2021 più brillante di questo ammaccato e un po’ livido presente.

Noi di The Mag, come sempre, ci abbiamo messo tutto l’impegno che serve per provare a immaginare un futuro che – anche grazie ai vaccini in arrivo – non dimentichi la lezione di questo anno, ma provi a ripartire con un nuovo slancio.

L’orizzonte è lì, dietro l’angolo. Non possiamo gettare la spugna adesso.

Se non sa ballare, non è la mia rivoluzione diceva Emma Goldman.

Buon 2021: che sia una rivoluzione per tutte e tutti.

Che si possa presto tornare a ballare.

Auguri a noi.

la firma autografa di Andrea Luccioli

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