Immagini per il futuro / Dieci visioni per ripartire nel 2021

C’è chi fa le classifiche di fine anno, chi i bilanci. E poi ci siamo noi che, in questo annus horribilis, vogliamo comunque guardare avanti con fiducia.

Di Andrea Luccioli

Se durante il primo lockdown eravamo usciti con un numero, il 45, pieno di “visioni” di illustratori e grafici sognatori, questa volta abbiamo deciso di raccogliere 10 cose buone da salvare di quest’anno e che vorremmo utilizzare per immaginare il futuro prossimo.

Ovvero il 2021.

Per farlo abbiamo scelto questi bellissimi collage di Katiuscia Toso, pezzi delicati di fantasia che aprono mondi e possibilità.

L’abbiamo incrociata su Instagram, ce ne siamo innamorati.

Cos’è un collage?

Ritagliare, mettere insieme, far combaciare, unire e creare qualcosa di nuovo e magico.

Esattamente quello che vogliamo per l’anno nuovo.

Buona lettura!

BAMBINE, SOGNATE IN GRANDE. PAROLA DI KAMALA HARRIS

l discorso della neo vicepresidente del Stati Uniti, Kamala Harris, è stato una delle cose che più ci ha colpito in queste settimane. Un messaggio del presente, ma che guarda al futuro. E soprattutto guarda al futuro delle donne. Lei, prima donna a ricoprire questo ruolo, ha voluto lanciare un segnale forte in un Paese scosso da forti tensioni interne. Rileggiamolo. “Sebbene io sia la prima donna a ricoprire questo incarico, non sarò l’ultima. Ogni bambina, ogni ragazza che stasera ci guarda vede che questo è un paese pieno di possibilità. Il nostro paese vi manda un messaggio: sognate con grande ambizione, guidate con cognizione, guardatevi in un modo in cui gli altri potrebbero non vedervi. Noi saremo lì con voi. Penso a intere generazioni di donne che hanno battuto la strada per questo preciso momento. Penso alle donne che hanno combattuto e sacrificato così tanto per l’uguaglianza, la libertà e la giustizia per tutti, comprese le donne afroamericane, spesso trascurate ma che spesso dimostrano di essere la spina dorsale della nostra democrazia”.

VIVA I VACCINI ANTI COVID, MA NON CI PROTEGGERANNO DA NOI STESSI.

Alla fine sono arrivati. Rappresentano molto più di una “cura”, anzi di una prevenzione. Sono una speranza, uno sguardo rivolto al futuro che in questo anno maledetto non abbiamo avuto. Parliamo dei vaccini per il Covid19. L’annuncio di Pfizer prima, poi quello dello Sputnik russo, e via via Moderna e quello di AstraZeneca: per giorni ci siamo rallegrati – a ragione – di altissime percentuali di efficacia dei vaccini che stanno arrivando. Saranno la soluzione della pandemia? Gli esperti dicono che saranno fondamentali, ma non bisognerà abbassare la guardia. Riuscire ad avere vaccini efficaci in così pochi mesi è qualcosa di strabiliante, ma non deve farci perdere di vista tutti quegli interrogativi sulle cause della pandemia e sulle “deficienze” dei nostri sistemi di vita.

CI SPIACE PER I COMPLOTTISTI, MA TORNEREMO SULLA LUNA

Torneremo sulla Luna. Non subito, ma quasi. L’annuncio è arrivato da poco e a quanto pare è già pronto un modulo lunare avvenieristico che dà la misura di quanto il programma spaziale sia in fase avanzato. Blue Origin, Dynetics e l’ormai “lanciatissima” SpaceX stanno facendo a gara per chi realizzerà il progetto che prevede di riportare l’uomo sulla Luna da qui al 2024. La verà novità sta nel fatto che sono finalmente stati trovati i fondi. Gli Usa hanno messo sul piatto un finanziamento da 28 miliardi di dollari spalmati in 5 anni per il programma “Artemis”, quello che, appunto, ci riporterà sulla Luna.

COSA FAREMO QUANDO SARÀ TUTTO FINITO?

Che cosa faremo quando questa pandemia sarà finita? Chissà. Ognuno ha il suo sogno, la sua idea, il suo pensiero fisso. Noi di The Mag ci siamo fatti più volte questa domanda in questi mesi così difficili e abbiamo trovato tante risposte e nessuna risposta. Per questo, qualche giorno fa, ripensandoci su, ci è venuta in mente la scena finale del film Jo Jo Rabbit, quando i due giovanissimi protagonisti si ritrovano l’uno davanti all’altra e mentre in sottofondo cresce “Heroes” di David Bowie, scatta la domanda: “Qual è la prima cosa che farai quando sarai libera? – Ballerò”. Ecco cosa faremo: balleremo.

IL WEB RIPULISCE L’ARIA CHE RESPIRIAMO

Si chiama “Stripe Climate” ed è una company tecnologica che costruisce strutture finanziarie per il web (esempio le piattaforme per i pagamenti online) e ha avviato una campagna in cui invita i suoi clienti a devolvere parte dei loro guadagni per il sostegno alla ricerca di strumenti che consentano di rimuovere il carbone e gli altri composti fossili pericolosi per la nostra salute dall’aria che respiriamo. Il progetto sta funzionando bene. Non è una buona notizia?

E SE PARLASSIMO DI ALIMENTAZIONE PLANT BASED?

Negli ultimi anni abbiamo parlato molto della necessità di un futuro green. Ragionamenti applicati a tanti aspetti della nostra vita. Da qualche tempo il focus si è spostato anche sul cibo. Mangiare rispettando l’ambiente e gli animali senza per forza lasciarsi intimorire da termini come “vegano” – che hanno spesso assunto valenze estreme e divisorie – è più che una tendenza. Il termine, pardon, l’approccio di cui si parla molto in questi mesi è quello all’alimentazione plant based, a prevalenza vegetale. Riuscire a orientare le nostre abitudini alimentari in questo alveo – che si indirizza al “verde” senza vietarti prodotti di derivazione animale, è molto più che una filosofia alimentare. Significa avere un’idea di sostenibilità ambientale e tutela della biodiversità che comincia dal piatto.

LE COSE CHE ABBIAMO IMPARATO SUL TURISMO DEL 2020

La svolta slow del turismo. La pandemia ha ridisegnato completamente il settore turistico: la standardizzazione dei viaggi e le grandi mete distanti da casa nostra hanno ceduto il passo alle scelte di prossimità. Una spinta al rilancio dei territori e delle economie locali, ma non solo. Viaggiare “slow”, con un’attenzione all’ambiente, è molto più che una necessità: dovrebbe cominciare a essere una scelta consapevole per un turismo meno invasivo e cannibale.

ANCHE SE È “NOTTURNO” NON POSSIAMO CHIUDERE GLI OCCHI

“Notturno”, il bellissimo docufilm di Gianfranco Rosi è in corsa per una nomination agli Oscar. Bene, anzi benissimo. Perché i temi affrontati in “Notturno” sono fatti di un’umanità fumante e disgraziata. Un’umanità su cui spesso chiudiamo gli occhi perché è lo specchio di tutti i guasti della società capitalistica moderna. Rosi per tre anni ha seguito la vita quotidiana degli abitanti che si trovano al confine tra Siria, Iraq, Kurdistan e Libano e che sono in guerra. Un’occasione di riflessione su una tragedia umana che non può più lasciarci indifferenti.

CHI SALVA I SEMI SALVA LA SUA GENTE

Tutelare l’ambiente significa tutelare le comunità che lo abitano. Significa, quindi, tutelarci. Salvare il patrimonio genetico delle piante – anche alla luce dei punti che avete letto in precedenza – diventa una priorità per proteggere le comunità, soprattutto quelle più piccole e le tradizioni che ci legano alla terra. Per questo è nata una banca del seme per custodire piante e a crearla sono stati i nativi americani che l’hanno voluta per mantenere vivo un collegamento con la propria storia e la propria terra. Allo stesso modo, qualche anno fa, Cary Flowler ha immaginato la banca delle sementi, lo Svalbard global seed vault, un deposito costruito su un’isola del mare glaciale artico e che vuole mettere al sicuro tutti i semi del mondo.

DIFFERENZIARE NON BASTA PIÙ, PAROLA D’ORDINE RIUSO

La pandemia ci ha imposto una riflessione sulla nostra società capitalista, sul modello di sviluppo degli ultimi anni e sulle conseguenze – nefaste – che questo ha avuto e sta avendo sul nostro Pianeta. La piccola Greta ha rimesso in cima alle agende internazionali il discorso sull’ambiente e sul cambiamento climatico. La nuova amministrazione americana targata Biden, tra i suoi primi atti, ha nominato John Kerry come inviato speciale per il clima. Il cambio di rotta con Trump è evidente e la prima conseguenza annunciata è un rientro degli Usa negli accordi di Parigi (che dietro videro anche il lavoro proprio di Kerry). E noi cosa possiamo fare? No, la “differenziata” che facciamo nelle nostre città, la cultura del riciclo non è più sufficiente, occorre passare anche al riuso dei materiali, magari anche con nuovi impieghi. Un sogno? No, una necessità.


L’ARTISTA DEI COLLAGES, CHI È KATIUSCIA TOSO

Il mio nome è Katiuscia, sono una collagista e artista visuale. Amo collezionare fotografie e oggetti vintage. Raccontano storie che meritano di essere ricordate e magari reinventate. Questo è quello che faccio con i miei collages. Racconto storie, aggiungo, se posso, bellezza e poesia, questo sono per me i collages: frammenti poetici.

Instagram.: @katiusciatoso

Email.: ktcollage@gmail.com

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