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ISABELLE BARCIULLI, QUI SYDNEY SULLE TRACCE DELLA MIA FAMIGLIA

1 min.

«La mia mamma è cresciuta in Australia e il babbo ha viaggiato molto come sbandieratore, soprattutto negli States. Entrambi mi hanno cresciuta dandomi indipendenza, spingendomi ad essere libera nelle scelte e a non sentirmi obbligata nei confronti della famiglia. Ed ecco che a 19 anni mi trasferisco a Los Angeles per un anno e un decennio dopo mi ritrovo a Sydney», Isabelle Barciulli è originaria di Sansepolcro, ma da circa due anni vive e lavora a Sydney, dall’altro capo del mondo.

Cosa fai per vivere?
«Lavoro per un’organizzazione no profit che gestisce servizi di inserimento per migranti e rifugiati, insieme a programmi di aiuto per anziani che hanno esigenze linguistiche diverse dall’inglese perchè facenti parte della comunità multiculturale di Sydney».

Ti piace quello che fai?
«Oh sì, sono molto emozionata di lavorare per Sydney Multicultural Community Services, è una delle organizzazioni storiche che per prime a Sydney si è dedicata al miglioramento della condizione di immigrati e rifugiati e alla promozione della multiculturalità. E lo dimostra anche nella sua componente forza lavoro: siamo tutti di nazionalità diverse e con accenti diversi, qui non c’è spazio per discriminazione di alcun sorta».

Qual è la cosa che più di tutte ti ha sorpreso favorevolmente dell’Australia?
«Il pregio dell’Australia è che è un paese nuovo, quindi moderno a più livelli. Non ci sono retaggi culturali o ostacoli burocratici da combattere. È tutto più fruibile, ma la modernità è solo il manto superficiale di questo paese. C’è un’antichità da scoprire in questa terra che non è paragonabile a quella della storia e dei monumenti italiani, ma è più viscerale, richiede l’uso di altri canali di ascolto. E poi la natura è potente, ci sono posti come Uluru che ti sanno mettere ordine nel cuore e nella testa. Il difetto dell’Australia è che per l’appunto, è un paese nuovo, quindi senza tutti quei filtri di lettura che il più delle volte appesantiscono il sistema, ma che a mio avviso lo rendono anche affascinante e avvincente».

Il difetto più grosso?
«L’assenza di bidet!».

Hai voglia di tornare in Italia?
«No. Mi trovo dove sono per una parabola famigliare che è cominciata con i miei nonni materni e al momento continua con me. I racconti che sentivo da piccola sull’Australia, quei quadri che ritraevano paesaggi tipici dell’outback, l’odore di eucalipto che fuoriusciva dal beauty case di mia nonna quando veniva a trovarci in Italia, sono tutti indizi che mi hanno portato dove sono ad adesso, sulle orme del passato dei miei nonni a vivere un’esperienza assolutamente personale vuoi egoistica, ma vera».

Isabelle Barciulli

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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