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Ispirazioni underground

Ritratto di Cristina Crisci
1 min.

Burridocumenta è una parola nuova che aggiunge un tassello multimediale alla già ampia e unica proposta dell’arte del maestro a Città di Castello: un intero padiglione con centinaia e centinaia di immagini, informazioni, foto e curiosità, in touch screen e interattive.

Questa è la terza copertina che dedichiamo a Burri in tre anni, sulla scia del lunghissimo Centenario che ora apre una dimensione ‘virtuale’ consentendo ai visitatori, ma anche agli studiosi, di immergersi davvero nell’arte, nella poetica e nella storia di questo artista.

Ci vorrebbero 6 giorni interi per poter vedere e leggere, una ad una, tutte le informazioni contenute in questa area allestita nelle sale degli Ex Seccatoi, zona sotterranei.

Ah, quanto ci piace l’underground!

Non a caso in questo numero proponiamo anche un mini tour nei sotterranei di Città di Castello: bellissimo e suggestivo il cunicolo sotto piazza dell’Incontro dove abbiamo realizzato la parte iniziale del servizio intitolato Underground e dedicato alla città che c’è sotto i nostri piedi.

Zone uterine, nascondigli, acqua che riaffiora, graffiti che raccontano di un passato lontanissimo, piccole grotte segrete, nicchie, tracce di qualcosa che c’è sempre stato, ma che non si fa vedere.

Noi lo abbiamo fotografato, in un servizio davvero interessante realizzato, di nuovo, grazie alla preziosa e intuitiva collaborazione con la Libera Associazione Architetti. Tornando a piedi pari sulla realtà, a livello terra, giochiamo ancora con le parole.

Ad esempio c’è un termine, in Islanda, che indica la pratica tutta fanciullesca (ahinoi) di saltare nelle pozzanghere: si dice Hoppippolla. Per gli amanti del genere è anche un brano dei Sigur Ros, sdoganato però da un gruppo di creativi che così hanno chiamato un brand che promuove e commercializza la cultura indipendente.

Un progetto lavorativo internazionale (da leggere e cogliere nell’ispirazione che lo ha mosso), nel quale è coinvolto anche un umbro: è lui a raccontarci questa esperienza.

A proposito di umbri e parole nuove: Diventi umbria è il titolo di una mostra, che disegna un mood fatto di forza ed energia buona.

Sono le immagini dei ragazzi nati nel 1997, l’anno del terremoto. Oggi ventenni sono i figli della ricostruzione, cresciuti tra una scossa e una prova di evacuazione, ma sono soprattutto testimonianza umana di quella contemporaneità cui aspira e merita, tutta l’Umbria.

Buona lettura e buona primavera!

(un ringraziamento speciale a Paolo Capacci per averci aperto le porte di casa sua e guidato in un’incursione mattutina nei cunicoli; a tutti quelli che in questo numero hanno fornito, anche a loro insaputa, ispirazioni buone da raccontare)

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