Jennifer Guerra, se non sa amare non è la mia rivoluzione

Jennifer Guerra, autrice de “Il capitale amoroso. Manifesto per un Eros politico e rivoluzionario”, ci racconta perché, negli anni ’20, amarsi possa essere considerato l’atto più coraggioso che si possa compiere.

di Nina Gigante
Ritratto di Nina Gigante
Nina Gigante

Se non sa danzare non è la mia rivoluzione, diceva Emma Goldman a fine Ottocento.

Se non sa amare non è la mia rivoluzione, potrebbe oggi rettificare Jennifer Guerra, giornalista e scrittrice, autrice de “Il capitale amoroso. Manifesto per un Eros politico e rivoluzionario” (Bompiani), un libro che sta facendo molto discutere dentro e fuori la rete.

L’abbiamo raggiunta al telefono nella sua casa di Brescia, tra una lavatrice e l’altra, in uno dei rari pomeriggi di pausa tra le tappe dell’intenso book tour estivo, per capire in che modo, oggi, amarsi possa essere considerato l’atto più coraggioso e rivoluzionario che possiamo compiere.

Il primo, secondo l’attivista femminista, per provare a cambiare concretamente la società e il mondo in cui viviamo.

L’Intervista

Dopo il successo de Il Corpo elettrico (Tlon), torni in libreria con un titolo che appare come una contraddizione. Che cos’è questo “capitale amoroso” di cui parli?

«É un po’ come il capitale culturale o quello finanziario.

Io credo che ognuno di noi abbia in sé un tesoretto di esperienze, idee, costruzioni culturali sull’amore.

Un capitale appunto.

Questo capitale è meno astratto di quello che crediamo: proprio come le competenze culturali e le finanze che possediamo, ci posiziona all’interno della scala sociale.

Così è nato il termine di “capitale amoroso”, per affermare che l’amore non è qualcosa di solitario, ma qualcosa che ci mette in relazione con la società, che ci posiziona, appunto, sulla scala sociale.

Pensiamo troppo spesso all’amore come un sentimento, e invece non lo è: è un’azione, un costrutto sociale, una fabbricazione culturale continua, che ha bisogno del rapporto con l’Altro per essere».

“L’amore è un’azione, non solamente un sentimento. In esso ci deve essere una dose importante di responsabilità e di etica che ci assumiamo nei confronti dell’altro”

 Jennifer Guerra 

Nei tempi della retorica del self-love e dell’“imparare ad amarsi” che spopola sui social, tu rivendichi quindi il contrario: l’amore per l’Altro, la sua funzione politica?

«Per me l’amore è innanzitutto un atto politico.

Ci costringe a uscire dalla nostra bolla individuale per considerare l’esistenza dell’Altro, del suo vissuto, del suo punto di vista   che non sarà mai il mio.

E questa è in sé un’un’esperienza politica.

Il passo successivo è comprendere come questo rapporto non sia solo privato, non si limita alla coppia o alla famiglia, ma vada esteso su un livello sociale e collettivo più ampio».

Eppure l’amore viene vissuto come qualcosa di privatissimo, che anzi, nella rappresentazione pubblica che se ne fa oggi su social, film e giornali, oscilla tra un’irrealistica narrazione alla “Cenerentola” – o alla Pretty woman o Cinquanta sfumature di grigio, per ricordare alcuni degli esempi che citi nel libro – e un’idea “cinica”, sprezzante, del legame amoroso, che lo vede solo come un sentimento superfluo, adolescenziale, una gabbia di cui liberarsi.

Insomma, qual è la verità sull’amore ai tempi del neoliberismo?

«Da un lato il nostro immaginario è farcito di un’idea di amore edulcorato e inverosimile, dall’altro, nella quotidianità, vediamo i rapporti sfaldarsi.

Le statistiche ci dicono che non ci sposiamo più, che i divorzi aumentano, che facciamo sempre meno sesso.

L’amore non solo è difficile da trovare e mantenere, ma è anche diventato impopolare: un fiorire di discorsi cinici, disincantanti, qualcosa da lasciare a chi è così debole da non poter stare da solo.

Sembrano molto diversi eppure hanno una stessa radice: sono il frutto dell’ideologia individualista alimentata dalla struttura economica del capitalismo, un sistema che ci vuole soli, divisi e in competizione, e che vuole per sé – piegandolo alla logica della produttività e del consumismo  da San Valentino – il tempo che usiamo per fare l’amore».

É come se stessi dicendo: l’unico modo per sfuggire alla “società della performance” è riappropriarsi del tempo per amare. Un tempo che oggi dobbiamo strappare alle to do list infinite, alle call di lavoro a tutte le ore, alle mail dopo cena …

«Se ci pensi, non solo il nostro tempo libero, ma anche il tempo del sonno è cannibalizzato dall’ansia di dover sempre fare qualcosa.

Anche io ho sempre avuto difficoltà a vivere un tempo non produttivo. Volevo amare, volevo dare spazio all’amore nella mia vita, ma non ci riuscivo.

Fino a quando, una relazione a distanza, non ha fatto detonare tutto e ha generato una spirale di riflessioni.

Se vuoi far crescere un rapporto, devi dedicargli tempo e spazio.

Devi sottrarre quel tempo alla performance, appunto, e dedicarlo all’altro.

L’amore ha bisogno del dono del tempo: del regalo del tuo tempo all’altro».

E adesso state per sposarvi. Una scelta in controtendenza, specie se si considera che sei giovanissima…  Un modo per affermare il senso politico e rivoluzionario dell’amore centrale nella tua riflessione filosofica? 

«Contrariamente a quello che si crede, io penso che la società attribuisca ancora un grande valore al matrimonio, altrimenti non ci sarebbero ancora tutte queste resistenze sulle unioni omosessuali o sulle coppie di fatto.

Ma questo matrimonio, per me, è solo una celebrazione del mio amore per il mio compagno: non ho intenti rivoluzionari a Settembre!

Tornare a mettere l’Eros al centro del dibattito pubblico come motore politico e fondamento di una società che si fa carico dei bisogni dell’Altro, attraverso un’assunzione di responsabilità: questo sì che rivoluzionario».

Jennifer Guerra / Bio

Classe 1995, giornalista, scrittrice e femminista intersezionale, Jennifer Guerra si è imposta nel dibattito pubblico con il seguitissimo podcast AntiCorpi e con “Il corpo elettrico. Il desiderio nel femminismo che verrà” (Tlon), un testo diventato presto un importante punto di riferimento nel dibattito sul desiderio e sul corpo delle donne.

Per seguirla:

instagram/Jennifer Guerra

www.jenniferguerra.it

L’immagine di copertina è di Chiara Reggiani
Email: reggiani-chiara@libero.it

Published by

Nina Gigante

puoi seguire Nina anche su: Facebook - Instagram - Linkedin

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.