La chiave quando abbiamo a che fare con i soldi? Ristabilire un adeguato valore di noi stesse

Quando ho iniziato a scrivere per questa rubrica, l’obbiettivo era quello di parlare della Finanza Comportamentale e del mio progetto de La Borsa delle Donne che si occupa del rapporto delle donne con il denaro, poi dopo il primo articolo ho declinato in altro, non perché avessi cambiato idea ma perché servivano altre informazioni prima di arrivare qui.

di EMANUELA SPLENDORINI

Serviva “vedere” che non è solo la parte razionale che decide e agisce ma sono le nostre risposte emotive e i nostri programmi mentali che guidano e determinano le nostre azioni. Se non mostravo questo, in ambiti diversi dal denaro la Finanza Comportamentale sarebbe sembrata una cosa più vicina a Wall Street che a casa nostra. In breve, la Finanza Comportamentale è un ramo della finanza che unisce aspetti della psicologia cognitiva a teorie finanziarie in senso stretto, nata negli anni 50 e sviluppata negli anni ‘70 da due professori di psicologia Amos Tversky e Daniel Kahneman che nel 2002, insieme a Vernon Smith, ha vinto il premio Nobel per l’economia per i suoi studi pionieristici in tale ambito.

La Finanza Comportamentale spiega e dimostra come gli individui in relazione al denaro non agiscono secondo i principi economici razionali proposti dalla teoria classica, che vede le persone come soggetti sempre e perfettamente razionali, ma sono influenzati da altre tipologie di variabili quali le esperienze passate, le credenze, il contesto, le informazioni acquisite nel corso della nostra esistenza, l’incompletezza informativa frequente nei contesti reali. Mi sono appassionata tantissimo a questo approccio e sono andata oltre, ho messo insieme quello che ho imparato nel corso del tempo come avvocato che si occupa di cause bancarie e gli studi di psicologia che mi hanno accompagnata fin dai tempi nei quali leggevo “Cioè’” e “Ragazza in”.

Ho scoperto che in base al principio della risonanza, nel caso del denaro, non ogni programma mentale entra in relazione con esso ma solo quelli relativi al nostro valore personale, al valore che nel tempo abbiamo assegnato a noi stessi e costruito sulla base di “informazioni”, ricordi, emozioni. Il valore personale percepito è una macro area nella quale rientra il valore di noi stessi in termini di affettività, di identità, di possibilità, di riconoscimento familiare e sociale ed è con questo che entriamo in relazione con il valore esterno. Perché il valore personale che è una cosa così “impalpabile” entra in relazione con qualcosa di solo così apparentemente “materiale”? Perché alla base del concetto di denaro c’è un concetto “impalpabile” di valore e di vita, di sopravvivenza e di espressione di sé stessi.

Mi occupo di Finanza Comportamentale e faccio formazione su questo non solo per le conseguenze sul piano finanziario ma anche perché ristabilire un adeguato valore di noi stesse, ha un’altra importante e automatica conseguenza, ovvero quella che non saremo più disposte a “ricevere” dall’esterno nulla che non sia adeguato al nostro valore…ed è chiaro a cosa mi riferisco. Sarà automatico rifiutare come lo era prima accettare. Siamo esseri complessi ma funzioniamo in modo semplice, basta capire quale chiave usare.

Info

www.laborsadelledonne.it
FB/ @laborsadelledonne
IG/ La Borsa delle Donne

Published by

Emanuela Splendorini

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.