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La figlia spirituale di John Chamberlain

installazione artistica di Carol Bove
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Nel numero precedente ci siamo concentrati su uno dei padiglioni dei Giardini dell’Arsenale, quello israeliano.

Oggi invece vi parlo di un’artista che fra gli altri presenti all’Arsenale (Cinquantottesima Biennale di Venezia, potete visitarla fino al 24 novembre 2019) mi ha rapito: Carol Bove (Ginevra – 1971), artista naturalizzata statunitense e cresciuta a Berkeley, nota per i suoi assemblage che combinano oggetti ritrovati ed elementi da lei stessa realizzati.

di Lorenzo Martinelli

Le sue sculture, i suoi dipinti e le sue stampe, che fondono una vasta gamma di oggetti domestici, industriali e naturali, rivelano la poesia dei loro materiali.

Carol Bove produce abbinamenti non per sollecitare impulsi associativi guidati dall’inconscio, ma piuttosto per evocare una sorta di groviglio affettivo che stravolge ogni narrazione.

Notata già nel 2015 dall’allora direttrice del Museion, Letizia Ragaglia, che decise di proporla al grande pubblico in una mostra confronto con Carlo Scarpa, difficilmente oggi le sue sculture passano inosservate fra quelle presenti nella struttura veneziana.

Fra le sue mostre personali presso istituzioni internazionali ricordiamo quella  del MoMA e della High Line at the Rail Yards di New York, la stupenda esposizione al Palais de Tokyo e quella al Kunstverein di Amburgo, ha partecipato anche ad esposizioni collettive di prestigio tra cui Documenta 13, la cinquantaquattresima Biennale di Venezia e la Whitney Biennial.


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