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La libertà di parola

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Nel numero precedente di The Mag, l’Avvocato Cancellieri ha trattato il tema dell'”Alcol – Il numero magico“.
In questo, invece, si parla di libertà di parola.

michele-cancellieriLa libertà di parola è una delle forme in cui si manifesta la libertà di opinione, cioè la facoltà, considerata nelle moderne democrazie come assoluta e connaturale all’uomo, di avere un proprio pensiero riguardo a qualsiasi cosa e di poterlo manifestare in ogni modo.

L’art. 21 della Costituzione italiana afferma che «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.»

Come è facile intuire, la libertà di parola non è “assoluta” in senso stretto, ma è soggetta ad alcune limitazioni previste dalla legge e dirette ad impedirne l’abuso. Il codice penale prevede i reati di “ingiuria” (art. 594) e “diffamazione” (art. 595). La prima ipotesi ricorre quando si offende “l’onore o il decoro di una persona presente”, sia con la parola che per iscritto. La seconda quando l’offesa alla reputazione altrui è arrecata parlando o scrivendo ad almeno altre due persone.

Vi domanderete cosa siano oggi “onore” e “decoro”. Il codice penale risale al 1930, la Costituzione è entrata in vigore il 1 gennaio 1948. Da allora la morale pubblica è cambiata considerevolmente. La questione è complessa, per ora vi basti sapere che è il Giudice a valutare caso per caso se un’affermazione costituisce o meno offesa alla reputazione, interpretando il senso comune che le parole hanno quando vengono pronunciate.

Restando ai giorni nostri, merita un brevissimo cenno anche la diffamazione attraverso internet. Una leggenda metropolitana vuole che il web sia uno spazio virtuale sottratto ad ogni regola. Niente di più sbagliato: ricordatevi che quando postate qualcosa su Facebook, Twitter e simili, è come se parlaste o scriveste in modo tradizionale, con ogni immaginabile conseguenza legale.

Corollari della libertà di parola sono il diritto di critica e la satira. La critica deve essere fondata su fatti veri e che abbiano interesse pubblico, e può essere formulata in termini anche provocatori, ma non immorali od offensivi, altrimenti si rischia di incorrere nelle sanzioni penali. La satira è invece una caricatura della realtà che si esprime con paradossi e metafore surreali, per destare il riso e sferzare il costume. Viene sanzionata quando si risolve in un insulto gratuito e ridicolizzante alla persona in quanto tale.

Infine vi segnalo un’eccezione. Se sarete eletti in Parlamento potrete dire quel che vorrete come vorrete, perché non potrete essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse nell’esercizio delle vostre funzioni, per effetto di quanto previsto dall’art. 68 della Costituzione. Curiosamente, la giurisprudenza ha interpretato la disposizione estendendola ad ogni momento della vita del deputato o senatore. Volendo fare un paragone, in Gran Bretagna l’immunità vale solo per i discorsi ed i voti espressi all’interno delle aule del Parlamento.

Consiglio finale: se non siete comici o parlamentari, dite quel che vi pare ma misurate sempre le parole.

Michele Cancellieri

avv.cancellieri@libero.it

Pubblicato da

Michele Cancellieri

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