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La nostra Casa – Michele Thyne

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Nel 2004 un discreto numero di statunitensi ha deciso di lasciare il proprio paese. La motivazione generale è stata la profonda frustrazione riguardo alla situazione politica: George W. Bush era stato eletto Presidente per la seconda volta;

il cosiddetto Patriot Act, frutto degli attacchi dell’undici settembre, logorava in maniera subdola le libertà civili; si erano indebolite le leggi sull’ambiente maturate in trent’anni di lotte; la guerra in Iraq si era rivelata per quello che era: un conflitto basato su false motivazioni. Anche Michele Thyne si è trovata a fare i conti con l’insoddisfazione di essere cittadina americana: “Potevo andarmene o soffrire di ipertensione”, spiega Michele. Una volta partito, il suo volo è atterrato in questa parte dell’Italia centrale otto anni fa.

di Breon O’Farrell

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The Mag: Di dove sei?
Michele: «Sono nata a Los Angeles, terza generazione»

The Mag: Facevi parte del mondo del Cinema?
Michele: «Sì, ho scritto per il cinema per 25 anni. Ma i risultati non sono stati notevoli, mi è capitato spesso di accarezzare il successo senza mai davvero afferrarlo. Il lavoro di scrivere mi dava tante soddisfazioni, ma quello che non amavo era dovermi proporre di continuo, partecipare a un’infinità di meeting e dover passare attraverso innumerevoli stesure.»

The Mag: E’ possibile che io abbia visto qualcuno dei tuoi lavori?
Michele: «Spero proprio di no!! Si tratta di produzioni di basso livello, o sceneggiature impolverate sugli scaffali di qualcuno che non le ha mai prodotte. Non è strano in quel mondo riuscire a mantenersi pur non avendo successo. Al contrario, mio padre e mio marito, uno montatore di film e l’altro direttore delle luci, hanno lavorato in serie di grande successo per la televisione. Il mondo della TV consente uno stile di vita più sano, rispetto al cinema.»

The Mag: In quali serie televisive lavoravano tuo padre e tuo marito?
Michele: «Mio marito ha lavorato a “Happy Days” (proprio la serie di Fonzie) per diversi anni. A quei tempi, ci si trovava ogni weekend per partecipare a partite di softball organizzate da Henry (Winkler), e io andavo spesso negli studi televisivi durante le riprese. Le feste erano sempre grandiose, perché sia mio marito che mio padre lavoravano per serie di successo con grandi produttori che amavano creare uno spirito di famiglia nell’ambiente dello spettacolo. Quando mio marito è mancato, a soli 39 anni, per una malattia polmonare sconosciuta, tutti, dagli attori al produttore ai vari componenti della troupe, mi sono stati vicini e si sono presi cura di me. Era in linea con lo spirito del vero showbiz.»

The Mag: Da come ne parli sembra una vita davvero eccezionale
Michele: «In realtà era tutto molto normale per l’ambiente dove sono cresciuta. Molti degli adolescenti nelle scuole che ho frequentato erano figli d’arte o lavoravano nel campo dello spettacolo loro stessi. Dopo le scuole superiori sono passata alla scuola chiamata “Art Center School” di Los Angeles per un paio di anni. Credevo di voler diventare una disegnatrice di moda, ma ho lasciato per buttarmi nella pubblicità. Anche in quel campo non ho però trovato il lavoro che desideravo. Così sono partita per l’Europa, vivendo in posti diversi tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta. Per un po’ ho cantato rock in Germania, poi ho fabbricato cinture di pelle in Israele e in Spagna. Ho anche vissuto per un periodo in Messico e ho viaggiato per diverso tempo in Giappone. Alla fine di queste peregrinazioni non avevo maturato un percorso scolastico definito, non possedevo un diploma, e la mia storia lavorativa era sporadica, per non dire nulla… Le prospettive a quel punto erano poche: potevo scegliere tra guidare un taxi o mettermi a scrivere.»

The Mag: Eri passata dall’Italia durante il periodo in Europa?
Michele: «No, non c’ero mai stata. Prima di trasferirmi avevo passato del tempo a studiare le nazioni dove pensavo che sarei stata bene. L’Italia sembrava più adatta alle mie esigenze.»

The Mag: Quindi non eri mai stata qui prima di venirci a vivere?
Michele: «In effetti è così, ma di fatto non avevo nulla da perdere e se non mi fossi trovata bene avrei potuto spostarmi in Francia, che non è lontana. I miei mobili e le mie cose erano in attesa di destinazione ed essendo sola con i miei cani potevo spostarmi facilmente.»

The Mag: I due Border Collies sono una parte importante della tua vita?
Michele: «Sono loro la mia famiglia.»

The Mag: Ora che Barak Obama ha vinto il secondo mandato, hai pensato di tornare a vivere in America?
Michele: «In effetti, sì. Anche se ormai sono talmente abituata a respirare aria buona che non potrei tornare a Los Angeles, una delle città più inquinate negli Stati Uniti. Penso che mi dirigerò verso Nord, nella zona della Bay Area, una destinazione tipica per noi di LA. Ci vivono diversi amici e membri della mia famiglia. È stato un bel periodo questo in Italia, mi sono divertita a restaurare la mia casa (originariamente era una fattoria costruita in pietra), ma mi rendo conto che ora ho voglia di tornare a casa, prima di tutto per i miei cani. Voglio tornare a vivere in un posto pieno di parchi per loro. Per quanto mi riguarda comincio a sentire la mancanza dei film e dell’arte contemporanea in questo contesto. Così ho messo in vendita la mia proprietà con l’agenzia Casambiente, che trovo straordinaria, e con Jim Powrie, un amico. Ora riuscire a vendere e partire dipenderà dalla volontà degli dei. Ciò che ho realizzato in questi anni è che essere californiana è una parte importante della mia identità.»

The Mag: Puoi descriverci qualcosa della tua casa?
Michele: «L’architetto che mi ha sostenuta nel restauro è ora un’amica, Irma De Arascaeta di Umbertide. Con lei eravamo continuamente in contatto per discutere su quello che desideravo. Mi sono occupata io stessa di gran parte delle finiture, della scelta del mobilio, della tipologia di pareti, delle mattonelle. Ho disegnato la cucina, il camino, lo stagno per le ninfee, i muretti esterni e il paesaggio in giardino. Mi sono divertita molto. Di fatto i motivi principali per cui ho comprato la casa sono stati la luce e la posizione che è davvero strategica. Vivo a metà strada tra Città di Castello e Umbertide, alla giusta distanza dalla superstrada se voglio viaggiare. E soprattutto, non rimango mai isolata a causa della neve!».

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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