La nostra forza è una questione di pancia. Contro la violenza abbiamo un superpotere!

Ritratto di Emanuela Splendorini a braccia conserte

Sono anni che mi occupo dei vari aspetti della violenza sulle donne da quello giuridico a quello psicologico. La violenza sulle donne è un argomento caldo e attualissimo, tanto che per questa ragione sembra essere diventato una moda, ma io la moda non l’ho mai seguita, quindi la ragione per la quale scrivo di questo complesso e terribile argomento è un’altra.

La Borsa delle Donne / Emanuela Splendorini

Quello che mi interessa affrontare in questa sede è un aspetto della violenza sottaciuto ma determinate per affrontare concretamente il problema.

Perché per risolvere un problema occorre capire da dove nasce.

Devo premettere che quando si parla di violenza sulle donne, si è portati a ritenere che l’unico tipo di violenza sia quello fisico o sessuale, ma non è così.

Non si pensa mai che (solo per citare alcune fattispecie) la violenza psicologica ed economica, la svalorizzazione continua, la segregazione, l’intimidazione, il ricatto sui figli, l’isolamento sono forme di violenza sulle donne gravi e devastanti quanto quelle che, a levata di scudi, sembrano avere la “dignità” di essere chiamate tali. 

Quando si parla di violenza sulle donne, si parla sempre di ciò che accade fuori, ovvero dell’evento che si è già verificato, ma non si parla mai di quello che accade dentro, prima che questo accada.

Ed è qui, su questo punto fondamentale che voglio portare l’attenzione di chi legge.

La violenza sulle donne è una battaglia devastante e silenziosa che noi donne combattiamo ogni istante da secoli.

Sapere di poter subire un qualsiasi tipo di violenza è una terribile consapevolezza che ci portiamo dentro fin da bambine nella pancia, non nella testa, come se fosse scritta nel nostro DNA ed è per questa ragione che a livello di inconscio collettivo siamo (purtroppo) intimamente preparate alla possibilità che accada, non che non accada, non dico razionalmente ma inconsciamente.

Ne accettiamo la possibilità, come se fosse una cosa (terribile) e naturale dell’essere donna e quando accade, di qualsiasi natura essa sia, siamo impreparate a reagire perché non sentiamo inconsciamente quell’atto come inaccettabile.

Non parlo nella testa.

Per cambiare un risultato, non si può intervenire sul risultato, ma sugli elementi che lo hanno determinato.

Non dobbiamo agire sulla testa, lì tutto è chiaro, ma sulla pancia, perché anche in questo caso, anche se sembra incredibile, la vera partita si gioca dentro di noi.

Non possiamo cambiare ciò che è già accaduto, ma possiamo impedire che accada di nuovo.

Le donne hanno una grande responsabilità, le une con le altre, le grandi con le piccole.

Siamo noi che dobbiamo per prime rompere “l’incantesimo”, siamo noi “grandi” che dobbiamo imparare a guardare negli occhi le piccole (qualsiasi età loro abbiano) e dire loro – da un punto dal quale quelle parole non sono mai partite- che sono preziose e che nessuno ha e avrà mai il diritto di fare loro del male.

Diciamoglielo ogni giorno con il cuore, non con la testa, diciamoglielo rivedendo nei loro occhi i nostri di quando eravamo bambine.

Lo faremo per loro e lo faremo per noi.

Abbiamo una grande responsabilità noi donne, nei confronti di quello che ci accade e ciò che dobbiamo fare non possiamo delegarlo a nessun altro.

Ognuna deve fare la sua parte. Prima, non dopo.

È dalla pancia che dobbiamo dire no, perché da lì si sprigiona una forza quieta e irremovibile che nessun atto e tentativo che lo ha preceduto lo aveva ed è quello l’unico in grado di fare la differenza.

Un esempio che tutti conosciamo per capire la forza di quel no è Gandalf il Grigio, il mago del Signore degli Anelli che riesce ad impedire al demone di passare, semplicemente dicendo “Tu non puoi passare”.

Quale è la sua forza? Da dove nasce la sua forza? Perché quelle parole sono così potenti? 

Perché non provengono solo dalla mente ma la forza arriva dalla pancia, perché lui sa quale è il suo potere e sa quello che deve fare

La sua forza è tutta lì e quando dice quelle parole, quello che sente nella testa, lo sente anche nella pancia.

Non c’è dispersione.  Non c’è dubbio o esitazione.  E quelle parole arrivano.

Testa e pancia vanno nella stessa direzione e noi dobbiamo arrivare lì.


laborsadelledonne.it

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Emanuela Splendorini

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