La plastica biodegradabile è super pop! Alla scoperta del progetto Arkangel 3D

Nei pressi di Poreta, nelle colline spoletine, è nata una printing farm che, con stampanti 3D e lavorazioni artistiche, riesce a creare pezzi di artigianato figli della moderna tecnologia. Tutto questo è Arkangel 3D, laboratorio creativo dell’architetto Giacomo Sanna e di un’idea nata durante la “fuga” da Roma.

TESTI ANDREA LUCCIOLI / FOTO MOKACOMUNICAZIONE
Giacomo Sanna
Giacomo Sanna

Una crisi può essere un momento fecondo di idee e possibilità. Lo sostengono in tanti, ma in pochi lo mettono in pratica. Giacomo Sanna, architetto romano ma di origini e presente umbro, è uno di quelli che nelle crisi non si ferma e guarda avanti. Così, durante il primo lockdown causato dal Covid19, ha deciso di “seminare”. E ora i frutti cominciano a essere ben visibili. Parliamo dell’avvio di una printing farm – che si chiama Arkangel3d – nata praticamente dal nulla in una casa immersa nel verde, di un progetto che mischia arte, artigianato e bellezza e che ha un nome evocativo: Arkangel3D.

Nutty

Fuga da Roma.

Il Laboratorio

Siamo in collina, a Poreta (Spoleto), immersi in un luogo di una bellezza eccezionale, dove l’architetto Sanna ha una casa che appartiene alla sua famiglia e che, in questi mesi di clausura forzata, ha deciso di utilizzare come base operativa per la sua nuova creatura. Un’attività nata un po’ per caso, un po’ no. “Durante il primo periodo del Covid, insieme alla mia famiglia, abbiamo deciso di trasferirci da Roma qui in Umbria e portando con noi anche una stampante 3d. Dopo le prime settimane trascorse immersi nella potente natura di questi luoghi, mi sono chiesto: ci sarà qualcosa di utile che si può fare in questo contesto? – spiega -. Così d’impulso ho acquistato altre stampanti 3D ed ho iniziato a produrre dei face shield, gli schermi protettivi con supporto in plastica e visiera in plexiglass per proteggersi dal Covid. La scelta ha funzionato, in poco tempo ne abbiamo prodotti quasi 2mila esemplari”. Tutto realizzato in loco, i tagli del plexiglass eseguiti da un’azienda della zona. “Ho visto che l’idea era giusta e che, soprattutto, mi offriva l’opportunità di tentare nuove esperienze e creare oggetti davvero interessanti. E’ stato l’inizio di un’esperienza esaltante”, dice.

 

Ora viene il bello.

Il Laboratorio

I mesi passati in terra umbra sono stati per Giacomo Sanna, architetto con i piedi ben piantati nel mondo dell’arte, un momento di fermento e di grandi progetti. Vi abbiamo già parlato di lui qualche numero fa per via del progetto turistico The Bubble Retreat (le “bolle” per il gampling a Monteleone di Spoleto) e ora vi raccontiamo di quest’altra esperienza che è andata in parallelo con l’altra. “Con le visiere le cose sono andate bene, abbiamo così acquistato altre stampanti creando una vera e propria printing farm – racconta – Ho iniziato a progettare altri oggetti. Innanzitutto realizzando il concept di una specchiera interamente stampata in 3D, che avevo già disegnato e prodotto, ma in legno, per il Salone del Mobile di Milano. L’ho replicata e realizzata con elementi modulari e componibili in bioplastica stampata. L’idea alla base di tutto è semplice: ho scelto di partire da oggetti classici e farli diventare moderni con una rivisitazione delle linee che rendono lo stile attuale, stampandoli successivamente in 3D”. Ma con una particolarità, ci spiega Sanna. “Avevo bisogno di un elemento ulteriore e ancora più innovativo. Per questo ho provato ad intervenire sui pezzi prodotti con le stampanti applicando ad esse tecniche artigianali come la bronzatura, la foglia argento o la foglia oro. Ho pensato che sarebbe stato interessante realizzare un prodotto che potremmo definire cheap e poi arricchirlo con lavorazioni artistiche e artigianali che gli conferiscono una maggiore qualità. In pratica ho provato a mixare gli estremi: il massimo dell’espressione
tecnologica unito ai trattamenti tradizionali”.

Alla scoperta del Patina Project.

Il nome di questa linea di prodotti speciali è “Patina Project”, ovvero “stampe 3D di oggetti che ho pensato e disegnato con successive elaborazioni artigianali. Il primo esempio della collezione è stato il Nuttyno, il soldatino dello Schiaccianoci per cui abbiamo avuto numerose richieste e le cui vendite sono andate molto bene nel periodo natalizio”. A breve arriveranno altri oggetti, la specchiera di cui vi abbiamo già parlato e una scacchiera che Giacomo ci mostra in anteprima. Il fenomeno “The Gambit’s Queen”, serie di Netflix, c’entra solo in parte. “Ho ridisegnato tutti i pezzi con una tecnica particolare e ognuno di essi verrà piombato così da consentire maggiore stabilità e giocare a scacchi con un oggetto di design stampato in 3D”. “Siamo solo all’inizio. sto pensando ad altri oggetti, ho fatto degli esperimenti con delle lampade che a breve andranno in produzione – continua Sanna -. L’idea è quella di realizzare oggetti pop in piccole serie, pezzi da collezione. Collaborando con altri designer e avviando partnership, come con Arabella Rocca anche lei architetto di Roma per un progetto che a breve vedrà la luce. Perché il nome Arkangel 3D? “Questo nome è originato da una serie di coincidenze e di eventi capitati in questi mesi, che hanno avuto al centro il San Michele Arcangelo, da qui Arkangel. La casa dove siamo, ad esempio, doveva chiamarsi proprio San Michele”, dice Sanna. Così mentre le “bolle” del Bubble Retreat sono ferme in attesa di ripartire in primavera con diverse novità e un upgrade di cui vi racconteremo quanto prima, l’architetto Sanna ci spiega che il lockdown per lui è stata un’occasione eccezionale, “non uno stop, ma un restart che mi è servito per pensare nuove cose. Da quando ho lasciato Roma ho trovato nuovi stimoli, idee e la capacità di guardare avanti con entusiasmo: quando si osservano le cose da lontano, tutto ci appare più chiaro”.

INFO

instagram/@arkangel_3d

LA SCACCHIERA

Published by

Andrea Luccioli

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