La rappresentante di lista: “La gioia è il nostro atto di resistenza”

La Rappresentante di Lista” sono stati una delle rivelazioni più potenti di Sanremo, ma già da anni portano in giro per l’Italia la loro musica che non ha confini e definizioni. La “queer pop band” (così amano definirsi) che ha appena iniziato un nuovo tour che li porterà, tra le altre tappe, anche all’Isola Maggiore per Moon in June. Cantano di amore, libertà, dolore, di corpi da liberare e di una società fatta di persone liquide. Insomma, raccontano la realtà che ancora in troppi non riescono a vedere.

Testo di  ANDREA LUCCIOLI
foto: Manuela Di Pisa, Silvia Cingano
Andrea Luccioli - ritratto in bianco e nero
Andrea Luccioli

La verità è presto detta: questo nostro Paese ha un gran bisogno di voci piene e lucide come quella de La Rappresentante di Lista.

Perché quello che dicono Veronica Lucchesi (voce) e Dario Mangiaracina (chitarra), è acqua fresca, pane quotidiano, ossigeno da respirare.

E non c’entra niente il fatto che – mentre imperversa un infuocato dibattito sul DDL Zan con tanto di ingerenze Vaticane – i ragazzi de LRDL ribadiscano a chiare lettere di essere una “queer pop band”, il punto è un altro: questi ragazzi cantano l’amore nel senso più libero, energetico e sincero che si possa immaginare.

Lo hanno dimostrato a Sanremo – dove hanno fatto drizzare i capelli a qualche ultracattolico – portando sul palco dell’Ariston un brano, “Amare”, potente e gonfio di amore e lo ribadiscono ogni volta che possono, a cominciare dalle esibizioni del “My mamma tour”, ovvero i concerti a supporto del nuovo album che li porterà il 20 agosto a suonare all’Isola Maggiore durante Moon In June.

Noi li abbiamo incrociati poco prima della data zero del tour, tra un soundcheck e l’altro, con l’adrenalina a mille e una voglia pazza di ritornare a “urlare dopo aver pianto”. “Salire di nuovo sul palco è semplicemente strepitoso!

È come se le stelle si fossero riallineate e si può finalmente ricominciare ad assaporare la vita vera.

Ci siamo preparati tanto e anche se siamo stremati da giorni infiniti di prove, non vediamo l’ora suonare davanti alle persone”, spiegano Veronica e Dario.

“Il pubblico è materia viva, incandescente. Averlo davanti significa dare senso alle nostre canzoni. Le persone ti ricaricano e un concerto è un rito collettivo dove c’è tanta energia che si genera, è bellissimo”.

L’intervista

Per voi la dimensione live ha un valore centrale anche alla luce della vostra provenienza dal mondo del teatro. 

“L’aspetto teatrale dei nostri concerti è stato sempre molto importante. È un modo per incuriosire e per mostrare quelle immagini che noi pensiamo possano descrivere la nostra musica”.

Torniamo a Sanremo, alle prese di posizione dei gruppi Pro Vita che si sono sollevate al grido di “no gender” e arriviamo alle ingerenze del Vaticano circa il DDL Zan.

“Le vicende e le voci di Sanremo, in tutta sincerità, ce le siamo lasciate scivolare addosso.

Sul DDL Zan, invece, crediamo che la presa di posizione del Vaticano sia incredibile, devastante.

Io sono scioccata (dice Veronica, ndr) che sia possibile un’iniziativa così categorica.

Per fortuna la vita reale è un’altra cosa.

La libertà di espressione non si può fermare, la vita non si ferma.

Noi come artisti e come persone ricerchiamo la gioia.

La gioia è il nostro atto di resistenza e dobbiamo scegliere ogni giorno quello che ci rende felice in piena libertà”.

In questo senso la canzone “Amare” è un inno proprio a quello che avete appena detto e più in generale all’energia vitale che è in ognuno di noi…

“Sì, l’amore inteso come sentimento è quasi il sottofondo di quella canzone.

Amare non è solo un brano d’amore (dice Dario, ndr) è una canzone che ha quella forza di farti risollevare durante i momenti di grande sconforto in cui si ha bisogno di una mano tesa che ti tiri fuori dal buco nero.

Una delle urgenze della musica e delle canzoni è quella di servire a scacciare le paure e Amare dice proprio questo”.

Voi avete scritto un brano bellissimo proprio sulla paura, si intitola “Panico” e si trova in Go Go Diva.

“Quella canzone è nata in un momento molto duro, un episodio di cronaca cui abbiamo partecipato come spettatori.

Quando il panico ti attanaglia in modo potente può intrappolarti fino a farti morire. Non riesci a capire cosa hai di fronte e rimani fermo, pietrificato.

Le nostre giornate sono permeate di panico. Sul punto torniamo a Sanremo: i Pro Vita hanno parlato di invasione dei gender fluid per infondere panico tra la gente, come se fosse un modo per tenerci a bada, per confinarci e tenerci dentro le ‘regole’ della presunta normali.

La verità è che quando ci troviamo di fronte a qualcosa che esce dai nostri schemi, spesso non riusciamo a codificarlo perché non abbiamo gli strumenti, c’è poca rappresentazione dell’altro, del diverso e di fronte a qualcosa che non conosciamo, la nostra prima reazione è la paura, lo sgomento”.

Go Go Diva è un disco del 2018, ora siete usciti con My Mamma, come siete cambiati in questo tempo che separa i due dischi?

“Se c’è stato un cambiamento, questo è avvenuto sicuramente sull’aspetto musicale.

Abbiamo cercato fortemente un’espressione collettiva.

Il disco è ricco di collaborazioni, non di featuring eh!.

Tanti musicisti hanno messo la loro creatività al servizio delle canzoni.

C’è poi un altro elemento distintivo: Go Go Diva aveva un personaggio centrale forte, mentre My Mamma abbraccia una dimensione più ampia, collettiva appunto”.

Ad agosto sarete in Umbria per suonare a Moon in June.

“Non vediamo l’ora, l’Isola Maggiore è un posto incredibile e abbiamo visto le foto dei concerti passati restando a bocca aperta, una cornice stupenda!

Noi porteremo sul palco un repertorio vario e mescolato della nostra produzione.

La scaletta sarà davvero interessante e siamo curiosi di vedere come risponderà il pubblico e sentire il flusso di energia che verrà fuori!”

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Andrea Luccioli

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