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LADY TARIN – IL FASCINO DISCRETO DELL’EROTISMO

Bora #1 - Lady Tarin
3 min.

Lady Tarin è il suo nome d’arte (ma non troppo), altro non vi sveleremo. È una fotografa laureata all’Accademia di Belle Arti di Bologna e ora con base a Milano, che da più di dieci anni ha incentrato la sua personale ricerca fotografica sui temi del nudo e dell’erotismo femminile utilizzando la tecnica analogica.

testo di Maria Vittoria Malatesta Pierleoni

Una combinazione che ha reso famosa Lady Tarin ben oltre gli ambienti della fotografia e l’ha portata a pubblicare diversi libri fotografici ed esporre le sue opere da sola e in gruppo in diverse location prestigiose.

Il suo motto?

«Se l’erotismo è forza vitale è appartenenza, una donna che emana erotismo è una donna che si appartiene».

E il tema dell’appartenenza e dell’appartenersi è il perno intorno a cui ruotano i suoi eccezionali racconti su pellicola.

Narrazioni che accorciano le distanze tra chi è davanti e chi dietro l’obiettivo, foto che fanno sentire l’odore della pelle oltre la pellicola.

La potenza visiva di Lady Tarin è un’alchimia preziosa.

Per questo ci siamo fatti raccontare direttamente da lei cosa c’è dietro la sua fotografia.


L’intervista

Andiamo con ordine, innanzitutto chi è Lady Tarin?

«Tarin è il mio nome di battesimo.

Mi definisco un’artista che lavora con le immagini e che intende ritrarre un tipo di donna in cui mi riconosco».

Come ti sei avvicinata alla fotografia?

«Ho sempre fotografato, ma per lo più disegnavo.

Durante gli studi all’Accademia ho iniziato a sviluppare il bianco e nero e stampare pellicola cominciando a rivalutarla, fino a quando la fotografia è diventata il mio mezzo espressivo preferenziale».

Una donna che ricerca la donna. Lady Tarin, una donna con la macchina fotografica in mano, la passione per il monocromo e le forme femminili. Da dove viene questa scelta?

«Mi interessa ritrarre un immaginario in cui posso identificarmi senza troppe sovrastrutture sociali, senza stereotipi.

La donna è stata storicamente ritratta dagli uomini non solo in ambito artistico.

È quindi un riappropriarsi della possibilità e necessità di rappresentarsi».

«Mi interessa ritrarre un immaginario in cui posso identificarmi senza troppe sovrastrutture sociali»

L’erotismo come forza vitale, come energia. Questo è il filo conduttore dei tuoi scatti, come mai questa “ossessione”?

«Nella trasposizione fotografica del nudo, in passato, l’erotismo era quasi impercettibile.

La donna, a mio parere, aveva perso del tutto la forza e la sensualità in quanto totalmente diventata un cliché.

Nelle donne che mi circondano oggi invece vedo un potere seduttivo molto più forte dovuto alla possibilità di emanciparsi da tutti i punti di vista».

Come scegli i tuoi soggetti, che tipo di ricerca fai?

«L’empatia mi aiuta a capire la persona che ho di fronte e di conseguenza a scegliere i soggetti da rappresentare, donne che possono esprimere la mia visione.

Non tutte le donne infatti sono adatte, alcune le trovo troppo appiattite dal sistema, passive oserei dire, come assuefatte dal ruolo imposto dalla società».

Spiegaci come il tuo occhio fotografico guarda le donne.

«Fondamentalmente senza giudizio.

Una donna è bella non tanto per l’aspetto ma per il carattere.

Devo avvertire innanzitutto una forte personalità, un potenziale.

L’unico modo per riuscirci è quando si libera del senso di inadeguatezza e dei cliché che sono già di per sé un filtro e un limite, a prescindere dal fattore estetico».

«Una donna è bella non tanto per l’aspetto ma per il carattere. Devo avvertire innanzitutto una forte personalità, un potenziale»

Nell’era del fotoritocco, dei filtri, della finzione, tu cerchi l’autenticità nelle tue foto, nelle tue donne. Un’esigenza?

«L’analogico è una mia cifra stilistica da sempre.

Nulla è ritoccato, non amo questo tipo di “interventi chirurgici”.

La bellezza non è legata a quel tipo di estetica anche perché ogni secolo ha la sua bellezza.

Il ritocco è pur sempre qualcosa che si aggiunge.

Io invece ho fatto per lo più un “lavoro di sottrazione” e liberazione totale».

Chi potresti citare tra le influenze e le contaminazioni del tuo immaginario?

«Fin dal liceo sono stata molto amante di Man Ray.

Ha fotografato le donne in maniera sensuale, molto vera.

Amo Magritte e tutto il filone del Surrealismo nel suo essere avanguardia soprattutto in pittura.

Cinematograficamente fra le figure di riferimento citerei Luis Buñuel, Max Ophuls, Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini e David Lynch».

Stanze Private, il tuo ultimo libro fotografico, puoi parlarci del progetto e dei tuoi piani futuri?

«Stanze Private contiene una parte del mio lavoro.

Attualmente sto lavorando ad una vera e propria monografia che raccoglie tutto il mio progetto personale.

Il filo conduttore rimane la donna e l’erotismo ma racconterà molte storie e percorsi.

Negli anni il mio lavoro è cambiato: inizialmente fotografavo le donne a casa loro, in un ambiente intimo.

Successivamente sono uscita fuori, per le strade, in situazioni notturne o momenti molto particolari nella vita di una donna.

Un altro mio progetto riguarda la relazione e la coppia, ed è legato all’intimità e all’empatia.

In questo caso il soggetto non è più la ragazza da sola, ma circondata dalle persone che le sono vicine.

È la donna che decide con chi fare lo scatto: un figlio, un compagno, un gatto.

Ma vedrai a tempo debito!»

La curiosità è donna! Per concludere: una musa che vorresti fotografare?

«Charlotte Rampling, una donna bellissima in tutte le età».


INFO

http://ladytarin.com/

https://www.facebook.com/ladytarin

https://www.instagram.com/ladytarin/

https://ladytarin.tumblr.com/

https://it.linkedin.com/in/lady-tarin-1050bab4

Pubblicato da

Maria Vittoria Malatesta Pierleoni

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