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L’ALTRA E45

3 min.

Quello che non sappiamo sulla grande arteria che ha cambiato la nostra vita

testo Maria Vittoria Malatesta Pierleoni fotografia Matteo Bianchi

Quo Vadis?

È il titolo del viaggio fotogiornalistico di Matteo Bianchi, con i testi di Maria Vittoria Malatesta Pierleoni che offre una prospettiva alternativa alla “vista” di chi attraversa la grande strada.

Tra i filoni narrativi che hanno contribuito al grande successo di pubblico della mostra fotografica collettiva “E-45 – La grande Via“, sulla quale è calato il sipario lo scorso 17 marzo e di cui vi abbiamo parlato nello scorso numero, spicca sicuramente il reportage di approfondimento “Quo Vadis?”.

Classe anghiarese 1990, Matteo Bianchi è la mente pensante dietro questo progetto.

Da sempre appassionato di fotografia, lo scorso anno, mentre frequentava il corso di fotogiornalismo presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze, sotto la guida del collettivo Terraproject ha gettato le basi per il suo primo progetto personale.

In tempi definibili non sospetti, specie se visti nell’ottica dei recenti fatti di cronaca locale e nazionale, la tematica scelta è stata quella del delicato rapporto tra paesaggio e infrastrutture, tra natura e uomo che trova il proprio paradigma espressivo nelle comunità dell’Appenino tosco-emiliano e la E45.

Con l’occhio e l’obiettivo affinato dallo studio dei lavori dei più esponenti fotografi, tra tutti Alec Soth, Matteo affida a 20 scatti il racconto della vita all’interno di Valsavignone, Montecoronaro, Le Ville di Montecoronaro e Verghereto, luoghi vicini a casa e quindi tanto noti quanto logisticamente accessibili.

Il lavoro si incentra così sulla loro esistenza, cambiata, sotto tanti aspetti, dalla costruzione del tratto di superstrada E45 e dalla chiusura della vecchia statale SS3 bis Tiberina che, contemporaneamente allo stato di degrado in cui versa, comporta giorno dopo giorno crescenti disagi per i residenti.

Se da un lato infatti quella che è stata definita la Grande Via ha favorito i collegamenti verso i maggiori centri abitati, dall’altro ha accelerato il processo di spopolamento di queste comunità montane in cui l’età media si alza e il calo demografico progredisce inesorabilmente dagli anni ’70 ad oggi.

Lungi dai riferimenti letterari e cinematografici, l’espressione latina scelta per il titolo (it.«dove vai?») è una domanda che rimane volutamente aperta e si rivolge a tutti coloro che, in misura diversa, hanno a che fare con la E45.

Con piglio decisamente fotogiornalistico, Quo Vadis? non ha alcuna pretesa di esaustività ma si “limita” a voler offrire una prospettiva, suggerendo o allargando laddove già esista, lo sguardo su ciò che per chi vive in queste zone è naturale e imprescindibile sebbene, forse, mai osservato e valorizzato abbastanza.

«L’E45 è qualcosa con cui convivo da quando sono nato, al punto che non sarei neanche capace di immaginarmi il paesaggio senza gli enormi piloni e il rumore dei tir che la attraversano.

Come per tutto ciò che si ha sempre sotto gli occhi, non viene mai da domandarsi che cosa ci sia dietro e quale impatto abbia su chi vive in questi posti, dove io stesso ho trascorso spesso molti momenti della mia infanzia.

Volevo così poter raccontare che cosa ci fosse oltre alla strada.

Mi sembrava importante focalizzare l’attenzione sulle persone “invisibili” che continuano ad abitare le comunità sempre più isolate, affrontando quotidianamente le conseguenze della vicinanza ad un’arteria stradale di importanza vitale» è quello che risponde Matteo a chiunque gli chieda che cosa lo abbia stimolato ad intraprendere quest’avventura fotogiornalistica.

Attraverso panoramiche e dettagli, gli scatti raccontano di questi spazi, un tempo abitati e ora più somiglianti ad architetture fantasma e involucri isolati, danneggiati dalle intemperie, sempre più inglobati, trasformati dalla natura circostante, dagli anni che passano mentre i selezionatissimi e tecnicamente rigorosi piani americani descrivono le storie di chi li ha vissuti da sempre, di chi vi ha investito speranze e aspettative, finendo poi per fare i conti con una ben più aspra realtà, di chi torna solo di tanto in tanto perché ha preferito una via di fuga all’emarginazione.

I testi, curati da M.Vittoria Malatesta Pierleoni, accompagnano le foto richiamandosi ad una scelta stilistica ben delineata che ha fatto del coinvolgimento e della partecipazione degli abitanti una risorsa fondamentale.

Sono così il risultato di ricerche, documenti, studi e interviste.

Leggendoli si ha come la sensazione di sentirsi ospiti graditi degli abitanti di quelle case ma soprattutto di avere il permesso di accedere ai loro ricordi ed esperienze.

Quo Vadis? è un lavoro parzialmente concluso, ancora in itinere per rimanere nei latinismi ma già totalmente riuscito nel non facile compito di delineare una personale ed intima mappa topografica contribuendo così alla memoria storica e culturale di un paesaggio e una comunità che rischiamo di perdere.

Per seguire Matteo Bianchi:

matteobianchiphoto.com
instagram.com/matteo.bianchi11
facebook.com/matteo.bianchi.395

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Pubblicato da

Maria Vittoria Malatesta Pierleoni

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