L’arte spiegata bene su TikTok con Giusy Vena

Ventiseienne pugliese trapiantata a Bologna, una laurea in Valorizzazione dei beni culturali,: alla scoperta dell’art influencer che si definisce una predicatrice di arte contemporanea in parole povere.

TESTO: MARIA VITTORIA MALATESTA PIERLEONI

In principio era un blog di fotografia minimalista, poi di quell’idea è rimasto solo il nome e Less is Art è diventato molto di più: un ambizioso progetto di divulgazione di arte contemporanea che conta quasi 20mila followers su TikTok e oltre 6mila su Instagram.

Una sorta di guida culturale 2.0 che vuole aiutare i “non addetti ai lavori” a destreggiarsi nel caleidoscopico mondo dell’arte contemporanea, una lettura tutta personale e fresca filtrata dallo sguardo genuino di Giusy Vena, predicatrice di arte contemporanea in parole povere.

Ventiseienne pugliese trapiantata a Bologna, con una laurea in Valorizzazione dei beni culturali e specializzanda in Arti visive e con una grande passione per la fotografia e il digital, Giusy incarna perfettamente il ruolo di art influencer.

Il suo obiettivo è abbattere i luoghi comuni sull’arte e ricorrere ad una terza dimensione per la divulgazione: quella dei video sui TikTok dove riesce a coinvolgere i giovani rendendo tanto accattivanti quanto educativi gli argomenti affrontati e vantando collaborazioni con gallerie, fiere d’arte e aziende del settore.

Abbiamo così fatto due chiacchiere con lei per conoscerla meglio!

L’Intervista

Spiegaci cosa significa essere un Art Influencer.

“Un art influencer è una persona che ha la capacità di influenzare le scelte altrui nel campo dell’arte non tanto nel gusto artistico ma che sappia consigliare mostre, libri, visite guidate per avvicinare le persone alle realtà culturali. Il termine influencer molto spesso ha una connotazione dispregiativa ma quando qualcuno mi contatta perché ha visto una mostra dopo un mio suggerimento o mi confessa di sentirsi una persona migliore dopo aver visto o letto un mio contenuto nelle mie stories penso che quello che faccio sia un modo positivo di influenzare le persone”.

È TikTok il modo migliore per parlare di arte ai giovani? E gli altri social?

“Penso che TikTok sia il canale più giusto insieme a Youtube per raggiungere le generazioni più giovani. Quando parlo di arte su queste piattaforme non devo essere esaustiva, devo mettere solo la pulce nell’orecchio per far sì che poi le persone vadano ad approfondire autonomamente e la brevità dei video di TikTok per questo funziona perfettamente. I giovani sono molto interessati all’arte, bisogna solo saperli coinvolgere. Prima ancora che nascesse TitkTok, ho aperto il canale Youtube e Instagram dove seguivo già la linea della creazione di un contenuto dinamico, fresco, divertente e stimolante. A mio parere su Instagram si può fare più iterazione con i millenials tramite le dirette e i post oltre alla divulgazione”.

Cosa serve per catalizzare l’attenzione dei giovani verso il mondo dell’arte?

“Io cerco di immedesimarmi e ragionare con la testa di un giovane che non ha avuto la possibilità di studiare storia dell’arte alle superiori e allo stesso tempo analizzo ciò che attira i giovani. Guardo quindi come lavorano gli youtuber famosi cioè come montano il video, come parlano e come intrattengono per poi riproporre qualcosa di simile ma a modo mio. Principalmente mi pongo allo stesso livello degli utenti, mai in una condizione di superiorità e offro loro contenuti quanto più dinamici, che invogliano all’approfondimento con un linguaggio che non sia troppo serio. Io non sono un critico d’arte ma cerco piuttosto di tradurre quello che io stessa studio sui libri d’arte in un linguaggio più fresco e di immediata comprensibilità”.

Perché Meno è arte/less is art a tuo dire?

“Non ho iniziato con un canale di divulgazione dell’arte ma con un blog di fotografia minimalista. Ho comunque mantenuto il nome perché Less is Art traduce perfettamente quello che è arte oggi: si può fare arte con poco, specie nel mio ambito, quella contemporanea”.

Come è cambiato il modo di raccontare l’arte oggi e che prospettive ci sono?

“Fino a poco tempo fa c’erano solo tv e libri. È cambiato il modo di comunicare l’arte grazie ai social e credo che rappresenti un nuovo modo del tutto stimolante per le persone di avvicinarsi all’arte. Pe quello che riguarda la formazione però credo che rimanga imprescindibile lo studio sul libro di carta stampata”.

Con i social sono cambiate le esperienze culturali così come l’idea stessa di museo, solitamente considerato luogo poco coinvolgente. Quali tendenze noti nei giovani che vivono l’arte in primis con i social? 

“C’è una terza dimensione del museo social e interattiva attraverso la quale passa il ruolo educativo del museo che non è più solo il luogo dove vengono conservate le opere. Oltre alle mostre e alle collezioni, i post del museo diventano strumenti di diffusione culturale. Non vedo come un male la loro presenza sempre più massiccia sui social. Per esempio, l’avvento degli Uffizi su TikTok è stato molto criticato dal mondo più conservatore dell’arte ma da parte del pubblico ci sono state risposte molto positive ai video divertenti proposti così come per altri musei che sempre su questa piattaforma comunicano il backstage degli allestimenti delle mostre e piccoli aneddoti sulle collezioni. Il tutto contribuisce a creare una percezione nuova dell’idea di museo, più vicina ai frequentatori”.

Abbiamo visto la Ferragni e l’Estetista Cinica alla prova come influencer museali, questo ha attirato molte critiche ma anche dei turisti (soprattutto nel primo caso), pensi che questo genere di “esperimenti” possa funzionare?

“C’è differenza tra quello che fanno gli influencer e gli art influencer. Questi ultimi sono professionisti del settore e cercano di comunicare qualcosa su quello che vanno a visitare, frutto dei propri studi e vengono proprio chiamati dai musei per comunicare l’arte. Quello che personalmente non amo è quando il museo diventa un palcoscenico. Nel momento in cui si chiamano invece gli influencer andrebbero fatti degli studi più approfonditi sui reali riscontri in termini di ingressi e comportamenti dei visitatori, magari ricorrendo all’analisi dei questionari. Sicuramente ricorrere a queste figure per far conoscere realtà museali meno note degli Uffizi o dei musei Vaticani come, ad esempio, il MARTA di Taranto può essere un’ottima strategia così come ideare campagne miste con influencer e art influencer per dare vita ad una comunicazione più completa indirizzata ad avvicinare il grande pubblico e allo stesso tempo quello più settoriale che viene in visita perché “gliene hanno parlato” bene”.

Per seguire Giusy:

www.lessisart.it 

IN/ less.is.art

TikTok/ @less.is.art

YT/ Lessisart

Published by

Maria Vittoria Malatesta Pierleoni

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