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le ETÀ della BELLEZZA

Massimo Gradini e Monica Bartolucci ballano abbracciati tenendosi la mano
4 min.

un pomeriggio con Massimo Gradini e Monica Bartolucci

“Ciao, come stai?”; “A casa tutto bene?”.

L’aria è quella di fine estate, un modello navigato e Miss Umbria 2017 si incontrano a casa di lui per scattare qualche foto, parlare di moda, dei piccoli segreti legati a questo mondo e per scambiarsi qualche (utile) consiglio.

Poi un aperitivo al Bar del paese, Trestina, dove Massimo Gradini e Monica Bartolucci sono nati e cresciuti

foto: Elisa Imperi
atr director: Michele Montanucci
testi di: Cristina Crisci e Marco Polchi

Monica Bartolucci

UN’ONDA BELLISSIMA

Capelli castani, occhi luminosi, un sorriso raggiante: per Monica Bartolucci doveva essere un’estate come tante altre e invece si è rivelata piena di sorprese. La vittoria – quasi per caso – del titolo di Miss Umbria, il fine settimana a Jesolo per provare a diventare la reginetta d’Italia, foto e sfilate per attività ed eventi in Altotevere.

E quella voglia di mettersi alla prova nel mondo della moda. Difficile?

«Ma non impossibile», dice lei. Come darle torto, se poi a consigliarla c’è uno dei modelli più longevi d’Europa, Massimo Gradini.

Primo step Monica: Miss Umbria. Com’è andata?

«Ora posso dire… benissimo! Avevo già partecipato l’anno scorso. Quest’anno non dovevo nemmeno prender parte alle selezioni regionali, è successo tutto per caso. Mi sono detta: riproviamo».

E poi?

«E poi… selezione dopo selezione ho iniziato a crederci sempre di più, a Cascia ho conquistato la fascia di Miss Cinema ma in nessuna serata è stato facile arrivare in fondo. Fino alla finale di San Giustino: “Miss Umbria è Monica Bartolucci”! C’è chi ha storto il naso per la mia vittoria».

Ah, vero?

«Sì, qualcuno diceva che avrebbe dovuto vincere un’altra ragazza. Per questo la soddisfazione è stata doppia».

Secondo fermata: Jesolo, Miss Italia. Sensazioni?

«Quando arrivi a Jesolo ed entri nell’organizzazione di Miss Italia vivi come dentro una bolla, anche se solo per tre giorni.

E in quei tre giorni succedono tantissime cose, fai una miriade di conoscenze. È tutto così frenetico».

Ti senti diversa?

«Beh sì. Senza rendertene conto cambia il tuo atteggiamento, la tua predisposizione verso gli altri.

Diventi più aperta e spigliata. Pur non arrivando alla Finalissima (Monica si è posizionata tra le prime sessanta),  è stata un’esperienza che mia ha fatto crescere, non è una frase fatta».

E ora?

«Sono in una fase di transizione. Cerco di cavalcare quest’onda bellissima, ora che posso e che mi sento più sicura e consapevole dei miei mezzi.

Capisco che sia importante studiare e formarsi, ma vorrei provare a lavorare nel mondo della moda, gli ambiti sono molteplici e non ci sono solo le sfilate».

Progetti?

«Non uno in particolare. Ho intenzione di mettermi alla prova, vedere come va e cosa mi riserva il futuro.

Sono una persona indipendente e non ho paura di spostarmi, resto con i piedi per terra ma mi sembra anche giusto investire su me stessa.

Non sarà facile, ci saranno degli ostacoli, che però sono ovunque. Anche Massimo mi ha detto di andare avanti per la mia strada…».

Ecco appunto. Cosa ti ha lasciato l’incontro con Massimo Gradini?

«Massimo? Una persona e un modello di un fascino e professionalità incredibili.

La giornata trascorsa con lui è stata speciale, perché c’era sintonia. Ci conosciamo da molto tempo, ma in quel momento mi ha parlato come solo un vero professionista sa fare.

Mi ha dato qualche consiglio sulla postura, mi ha detto di lavorare sullo sguardo, di coinvolgere le altre persone con gli occhi. Ho fatto tesoro di tutto questo».

 

Massimo Gradini

LUNGA VITA IN PASSERELLA

Si chiama Massimo Gradini, è il decano degli indossatori italiani: calca la passerella da 37 anni e con il suo appeal è diventato il testimonial dell’eleganza sartoriale italiana (ma ha lavorato anche per Canali, Corneliani, Zegna, Brioni, Philippe Plein).

«Amo le giacche di tweed – dice – i tagli che preferisco sono il doppiopetto o il monopetto a un bottone.

Non mi piace invece il doppiopetto sbottonato è poco elegante: primo bottone e controbottone vanno sempre allacciati, altrimenti la giacca perde la sua linea».

Classe 1957. Nato a: Città di Castello, anzi per essere precisi a Trestina, dove ha trascorso ogni estate della sua infanzia e dove, adesso, ha ristrutturato la casa di famiglia, due finestre rosse, una tenda verde.

Ci batte il sole.

Durante un soggiorno in Altotevere, Massimo ha aperto le porte per il servizio a Monica Bartolucci, appena eletta Miss Umbria.

Sei il modello più longevo d’Italia, sfili sulle passerelle da 37 anni, quindi hai iniziato all’alba degli anni’ 80..

«Sì, avevo 22 anni ed ero entrato a lavorare in un ufficio contabile a Roma, una meta sicura e ambita a quell’età.

Casualmente il capo ufficio, che aveva tra i suoi clienti una importante sartoria, mi portò a vedere una sfilata organizzata all’Hotel Hilton di Roma e lì mi dissero che avevo un portamento da indossatore.

Iniziai, così, per caso».

Poi non hai più smesso…

«Inizialmente lo facevo nel tempo libero, ma a 28 anni decisi di lasciare il lavoro in ufficio e ho iniziato a farlo full time.

C’era un gran fermento nella moda in quegli anni.

Io mi trasferii a Milano e iniziai questo mestiere dal quale ho ricevuto tanto, ho imparato molto e osservato continuamente per migliorarmi sempre di più».

La moda, per molti, è una parentesi di corto respiro, per te invece è diventata una professione vera e propria: qual è il segreto di questa lunga vita in passerella?

«…con 37 anni di onorata carriera alle spalle! La professionalità, l’eleganza, lo stile mi vengono riconosciuti e io penso che forse derivano da una sicurezza interiore.

Sono molto grato a questo lavoro che mi ha permesso di girare una buona parte di mondo e mi ha dato l’opportunità di conoscere e vivere posti lontani o situazioni che mai mi sarebbero capitate.

Anche di recente sono stato in Cina al Congresso mondiale della Sartoria dove ho rappresentato l’Italia, poi nei giorni scorsi mi sono ritrovato al fianco di Sharon Stone alla Celebrity Fight Night per Stefano Ricci a Roma».

Hai vissuto a Milano, adesso a Roma, girato il mondo ma le tue radici sono in Altotevere..

«Sì e le sento molto. Mi piace tanto tornare a casa a Trestina.

Io sono nato proprio qui perché la mamma era originaria di queste parti, noi vivevamo a Roma ma ogni anno d’estate (eravamo 3 fratelli maschi) tornavamo per le vacanze e ci fermavamo per tre  mesi. Sento il richiamo delle mie radici, una parte di me sta qui e quando torno mi sento a casa».

A proposito di casa… quest’estate hai trascorso una giornata con Miss Umbria, che consigli le hai dato?

«Abbiamo lavorato sul portamento e sulla comunicazione: sapersi porre in modo educato e gentile è importante nell’ambiente della moda dove ognuno parla con il proprio corpo. Spero sia stata per lei un’esperienza piacevole e vorrei averle trasmesso qualcosa di positivo».

Le donne nel mondo della moda sono spesso delle vere e proprie icone, gli uomini hanno un ruolo diverso…

«Diciamo che il mondo della moda è sempre stato molto femminile, ma io ho una nicchia negli abiti della grande sartoria made in Italy che tramandano la tradizione del lusso.

Lavoro molto per Stefano Ricci di Firenze e poi adesso c’è questo ritorno al brizzolato, alla barba…».

La tua icona nel mondo delle passerelle?

«In assoluto Naomi Campbell la più bella, il portamento migliore, ma anche Charlize Theron mi piace molto».

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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