Le Vigne di Raito, il vino eroico di Patrizia che “salva” il territorio

Alla scoperta de “Le Vigne di Raito”, una cantina a due passi da Vietri dove vigneti verticali sospesi sopra il mare sorreggono una collina e contrastano il dissesto idrogeologico. Il piccolo miracolo di Patrizia Malanga che vent’anni fa ha deciso di recuperare due ettari di Costiera Amalfitana, produrre vino e rispettare la biodiversità.

di Andrea Luccioli
Andrea Luccioli - ritratto in bianco e nero
Andrea Luccioli

Ci vuole un sogno bello grande e tanto amore per la propria terra per decidere di fare il “salto” che venti anni fa, quando ancora c’era la lira, Patrizia Malanga ha deciso di compiere insieme al marito: acquistare una vigna verticale.

Ma che Patrizia sia una donna dai grandi sogni e dall’enorme tenacia, lo si capisce dopo pochi minuti passati insieme in mezzo a quello spazio di costiera amalfitana a due passi da Vietri che si chiama “Le Vigne di Raito”.

Una piccola azienda agricola biologia che assomiglia a una sfida.

Ecco la storia in breve.

Nel 2001 Patrizia acquista due ettari di macchia mediterranea fino ad allora lasciati nel degrado sopra il borgo di Raito.

Per ripulire tutto e impiantare qualcosa le occorrono due anni. Lo stato di abbandono e il dislivello tra i filari richiedono impegno e sudore.

D’altronde siamo in collina, sotto c’è il mare, mentre alle nostre spalle salgono terrazzamenti dove con forza ed entusiasmo Patrizia giorno dopo giorno recupera e rilancia un’agricoltura fatta di limoneti, aranceti, ulivi e, soprattutto, vigne.

Un’agricoltura eroica, ma non solo.

Quando parla della “sua vigna”, Patrizia è un fiume in piena. “Mentre sistemavamo la collina ho studiato, molto. E tra le carte della biblioteca dell’Abbazia Benedettina di Cava de’ Tirreni, ho scoperto che qui si coltivavano olivi e vino fin dal 1079 – racconta -.

Io ho deciso di impiantare vigneti a bacca rossa. Lo so che sembra un po’ strano visto che siamo davanti al mare e da queste parti si fanno dei grandi bianchi, ma per me il vino è rosso”.

Alle Vigne di Raito, infatti, si coltivano Aglianico e Piedirosso – o Per’ e palummo come dicono da queste parti – che poi Patrizia vinifica per produrre i suoi due vini (il Costa d’Amalfi DOC Rosso Ragis e il Vita Menia Costa d’Amalfi DOC Rosato).

“Non sono dei blend, ma degli uvaggi, perché la vinificazione la faccio insieme”, sottolinea mentre camminiamo e saliamo tra i terrazzamenti che scoprono bellezze panoramiche e botaniche.

Il colpo d’occhio è eccezionale, ma a impressionare è soprattutto la cura con cui ogni metro quadrato di questa porzione di costiera è stato accudito, coccolato e fatto vivere.

Sì, perché a Raito la terra è viva, pulsante. Aiuta a mantenere in equilibrio l’ecosistema e a placare il dissesto idrogeologico che in queste zone, complice una roccia fragile, è tristemente noto.

Per questo l’approccio agricolo di Patrizia assomiglia più ad una filosofica di vita che alla semplice scelta di lavorare in biologico.

“Qui a Raito, fin dall’inizio, ho sempre scelto l’agricoltura biologica, ma prima ancora ho praticato un’agricoltura profondamente rispettosa del territorio.

La certificazione ‘bio’ per me è solo una spesa, è l’approccio complessivo che fa la differenza: devi credere in quello che fai con la consapevolezza che stai lavorando una terra da lasciare a chi verrà dopo. Devi farlo con rispetto”.

Qui viene fuori il cuore di Patrizia: “La mia coltivazione principale sono i vigneti, ma ci sono poi limoni, olivi e tantissime piante di ogni tipo. Ne ho catalogate oltre cento”.

Ed è così, girando per i terrazzamenti e il “bosco magico” dove riposarsi, tra le tante specie che crescono rigogliose, è facile imbattersi in cartelli piantati in terra in cui è indicato il nome della pianta che cresce a fianco.

Il segreto è tutelare e rispettare una biodiversità che qui a Raito è eccezionale.

La nostra è un’agricoltura verticale che opera su un terreno di roccia calcarea, fragile.

Lo strato di terra sovrastante è ridotto e più si sale, più diminuisce.

È un terreno sabbioso, c’è la pomice, una forte componente vulcanica.

Noi per evitare di perdere questo sottile strato di terreno non ariamo, non lavoriamo terra, trinciamo l’erba e basta. Questo per contrastare l’erosione del suolo che è molto forte”.

E come si contrasta lo sfaldamento di una collina? “Mantenendo il manto erboso molto fitto e coltivando la vite, una pianta che ha delle radici forti e lunghe capaci di spaccare la roccia, ancorarsi ad essa e rendere tutto saldo.

La coltivazione della vite, insieme a una buona gestione del terreno è fondamentale per fermare il dissesto idrogeologico”.

Ma c’è di più.

“Non lavoriamo il terreno anche per un motivo di natura biologica: qui sotto è pieno di microorganismi che concimano il terreno.

Prova a scavare qualche centimetro e vedrai uscire i lombrichi. Qui è tutto vivo e così vogliamo che resti”.

Il racconto di Patrizia è eccezionale. Le sue Vigne di Raito sono un esempio di tutela del territorio unita a una produzione di qualità, anche se ridotta.

Le bottiglie che escono dalla cantina di proprietà sono qualche migliaio. “Sono due ettari in tutto e la resa non sempre è costante. La mia salvezza è l’enoturismo internazionale.

Qui vengono tanti americani e io organizzo per loro dei wine tour – conclude Patrizia -.

Piccoli gruppi di appassionati che lavorano con me in vigna e che diventano poi amici che tornano a trovarmi.

Loro mi hanno salvato durante il lockdown sostenendo la mia attività”.

I contatti

levignediraito.com

FB/levignediraitocostadamalfi

IG/le_vigne_di_raito

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Andrea Luccioli

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