L’eterna contemporaneità

Cosa è contemporaneo? 

Secondo il dizionario che mi hanno regalato per la mia prima comunione, contemporaneo è ciò che appartiene all’età presente, per quanto riguarda l’arte, indica un periodo ampio che ha la sua genesi all’inizio del secolo scorso (nella migliore delle ipotesi, alcuni retrogradi la fanno risalire addirittura all’unità d’Italia).

Eppure non possiamo più considerare contemporanea un’opera di Boccioni, di De Chirico o di Giorgio Morandi, queste opere appartengono alla modernità, alla storia, non essendo più messe in discussione.

L’accavallarsi e lo scorrere di epoche storiche hanno favorito il mutamento e lo smantellamento di tanti degli stilemi artistici passati, ma oggi tutto viene conservato, musealizzato, senza essere prima mercificato.

È questo un bene o stiamo andando verso un’era dove non avremo più una contemporaneità e il nostro pensiero sarà eternamente agé?

Lo scorso weekend mi sono dato una risposta , anche se provvisoria, trovandomi a Roma (città con una stratificazione storica evidentissima e grazie al cielo non eccessivamente musealizzata), ho deciso di visitare una mostra: Pompei e Santorini: l’eternità in un giorno, nella quale erano esposti reperti archeologici provenienti da Pompei e Akrotiri insieme ad opere contemporanee, fra le altre pezzi di: Alberto Burri, Giuseppe Penone, Andy Warhol e Damien Hirst.

Il dialogo fra queste opere nuove e i reperti archeologici era assolutamente perfetto, le nube di mosche incollata alla tela di Hirst, era perfetta accanto ai materiali combusti provenienti da Pompei, l’impronta del corpo di Penone al suo posto difronte ai calchi in gesso dei morti durante l’eruzione.

L’impressione che ne ho tratto non è stata di un lento scorrere della storia, ma di una storia interrotta per 1700 anni, riscoperta e ripresa  d’improvviso, quegli oggetti di conseguenza non essendo mutati, non essendo stati dispersi nei secoli, ma nemmeno musealizzati e idolatrati hanno davvero vinto l’eternità conquistando un posto affianco a opere realizzate 2000 anni dopo.

Non sono oggetti contemporanei, sono piuttosto malridotti e desueti, ma quella esposta nelle sale è una contemporaneità immutata affianco ad una contemporaneità, la nostra, mutevole.

Vivremo un giorno,forse, in un epoca fatta di una moltitudine di presenti e la sovrapproduzione di immagine, di opere d’arte e di oggetti di oggi si arresterà difronte all’impossibilità della conservazione di un significato a commento di quegli oggetti conservati senza criterio. 

Consiglio a tutti di farci un giro, resterà aperta fino al 6 gennaio 2020.

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