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In libera terra – Libera contro le mafie

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Circa quattro anni fa, in Umbria, venne confiscato il primo bene alla mafia: un terreno agricolo di 100 ettari situato nelle campagne intorno a Pietralunga. Un appezzamento che da qualche tempo è tornato produttivo grazie al lavoro dei volontari di “Libera Altotevere”, il presidio locale dell’associazione nazionale contro le mafie fondata da Don Luigi Ciotti nel 1995.

di Andrea Tafini

L’attività dei ragazzi di Libera, iniziata un anno fa, ha restituito alla collettività una risorsa non solo materiale, ma dal forte valore simbolico. L’impegno dei volontari, con la partecipazione della sezione Umbria, in realtà parte da lontano. «Quattro anni fa siamo venuti a sapere di questo bene sequestrato alla ‘Ndrangheta – racconta Matteo Trufelli, membro dell’associazione a livello comprensoriale e responsabile del terreno confiscato – ci siamo subito attivati per porre all’attenzione delle autorità locali questo fatto e per cercare, tramite il comune di Pietralunga, di far risorgere questa risorsa».

Nel marzo del 2013, dopo un lungo percorso burocratico, Libera Altotevere prende in gestione il bene, e nel periodo estivo organizza i primi campi di lavoro con giovani provenienti da tutta Italia.  «Nel primo anno ci siamo concentrati sulla pulitura dei campi, in assoluto stato di degrado – spiega Matteo – in previsione di una semina del prodotto tipico del luogo: la patata bianca di Pietralunga. A fine maggio 2014 siamo riusciti ad adibire il terreno alla coltura, per fare poi il nostro primo raccolto di patate nell’ottobre scorso». Mese in cui i ragazzi dell’associazione hanno celebrato l’avvenimento con una vera e propria festa. Le prime patate sono state vendute alla Marcia della pace di Assisi e alla Mostra mercato di Pietralunga dedicata al tartufo e alla patata bianca.

Per il futuro del terreno confiscato, i membri di Libera Altotevere hanno un progetto ambizioso che potrebbe far crescere ancora di più il presidio. «Tra qualche tempo il bene verrà affidato in modo definitivo attraverso un bando – ci dice Matteo – è nostra intenzione costituirci in una cooperativa per cercare di prenderlo in gestione. Vorremmo valorizzarlo con un’attività a sostegno delle nostre iniziative, un’attività che unisca la coltivazione di prodotti tipici a una vera e propria struttura agrituristica».

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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