Lina Bo Bardi, L’architettura è di tutti o non è

Achillina Bo, per tutti Lina Bo Bardi dimostra sin da giovane una energia inesauribile: a venticinque anni era stata una delle poche donne a laurearsi in Architettura alla facoltà di Roma, si era poi trasferita a Milano per lavorare insieme a Giò Ponti. Nel 1945 sposò Pietro Maria Bardi: giornalista, gallerista, uomo di cultura “scomodo” e insieme, nel 1946 si trasferirono in Brasile.

A cura di Architetti nell’Altotevere Libera Associazione
Testo: Susanna Pecchioni

Lina Bo Bardi dimostra sin da giovane una energia inesauribile: a venticinque anni era stata una delle poche donne a laurearsi in Architettura alla facoltà di Roma, si era poi trasferita a Milano per lavorare insieme a Giò Ponti. Nel 1945 sposò Pietro Maria Bardi: giornalista, gallerista, uomo di cultura “scomodo” e insieme, nel 1946 si trasferirono in Brasile.

Nei primi anni di lavoro, Lina sviluppa un proprio stile caratterizzato da disegni che focalizzano l’attenzione più che sullo spazio in sé e per sé, sulla relazione che intercorre tra l’architettura, gli oggetti in essa contenuti, la gente che li fruisce e sul rapporto tra gli interni e l’esterno.

Lo si vede chiaramente nella Casa de Vidro che Lina Bo Bardi costruisce a San Paolo nel 1950. Sospesa su pilastrini circolari esilissimi, è un “quasi nulla” infinitamente disponibile ad accogliere le tracce della vita familiare dei Bo Bardi, i mobili, i quadri e, insieme, la avvolgente vetrata attraverso la quale guardare il panorama.

La costruzione è ispirata alle case di vetro che in questi anni si realizzano nel mondo: ma nella Casa de Vidro si respira un’aria di massima libertà e sembra mancare quel compiacimento estetico, che rendono le altre case trasparenti perfette ma invivibili.

La Bowl Chair, il più famoso degli oggetti di Bo Bardi, fu disegnata contemporaneamente e specificamente per la Casa de Vidro, dove trovarono posto gli unici due esemplari realizzati all’epoca.

Con il passare del tempo, Lina Bo Bardi sperimenta altre configurazioni nei molti progetti che affronta, e tra questi numerosi allestimenti. Sarà il marito, che per 45 anni dirigerà il Museo di Arte Moderna di San Paolo, il MASP, a coinvolgerla nel progetto per la nuova sede del museo.

“L’architettura o è di tutti o non è. Il resto sono giochi estetici snervati e senza senso”

Lina Bo Bardi

Il progetto inizia nel 1957 ed è completato nel 1968, un anno prima del concorso per il Centro Pompidou a Parigi. L’opera della Bo Bardi ne anticipa le due principali innovazioni: la grande piazza libera in cui possono svolgersi le più svariate attività, dagli incontri alle feste, e l’estrema flessibilità dello spazio interno.

Con la differenza che mentre nell’opera parigina verranno previste pareti mobili, in questa brasiliana le pareti non esistono affatto e i quadri sono esposti all’interno di un unico vano espositivo, montati ciascuno su un piedistallo con una base in cemento e un’alzata in vetro trasparente.

Al periodo tra il 1977 e il 1986 risale il recupero del centro sociale SECS-Pompéia a San Paolo.

Il problema principale di Lina è l’autenticità: la possibilità di dare vita a un complesso tagliato sulle esigenze delle persone, dove è assente la dimensione del compiacimento, del finto povero. Vengono recuperati con mezzi spartani parti della vecchia fabbrica e vengono realizzate tre torri in cemento a faccia vista.  Sono numerosi i progetti che la Bo Bardi realizza sino al momento della sua morte, avvenuta nel 1992: mostre, centri culturali, teatri.

Per molto tempo, Lina Bo Bardi non è stata apprezzata quanto avrebbe meritato e su di lei resta ancora molto da scoprire: architetto geniale, designer di cose e di animali fantastici, pensatrice, grafica e scenografa raffinatissima.

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