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L’invenzione della madre di Marco Peano – Reading Cross

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1 min.

Il libro d’esordio di Marco Peano, ”L’invenzione della madre”, racconta un viaggio d’amore, un viaggio in cui ogni istante ha un suo valore universale.

di Lorenza Mangioni 

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Marco Peano con Nadia Terranova a Città di Castello durante CaLibro 2015 – ph: FB CALIBRO

Il protagonista, Mattia, ventiseienne insoddisfatto, schiacciato da una vita di provincia polverosa e immobile, affronta il percorso di costruzione del dolore per la perdita della madre malata di cancro, cercando di non sprecare nemmeno in istante di quel difficile e sconosciuto tempo che rimane.

Il distacco da ciò che si ama è forse uno dei passaggi più dolorosi che si è costretti a vivere e Peano con assoluta lucidità mette in scena una corsa contro il tempo, immobilizzando il futuro in favore di un passato dove il protagonista Mattia può rifugiarsi e restare incollato alla madre e a una vita che non tornerà più. In questo presente bloccato,con dolcezza la madre diventa figlia e il figlio ne assume le responsabilità, trasfigurando quello che sembrava dover essere un rapporto antico e immutabile; ma di immutabile in questo libro non c’è nulla.

Nessun legame, nessun ruolo, nessun personaggio sembra salvarsi da questa lenta mutazione, in cui il dramma di una madre malata ormai da dieci anni contamina tutto quello che la circonda, ma soprattutto spinge il figlio a scappare da qualsiasi rituale di cortesia o superficialità,  logorando anche il rapporto con la fidanzata e il padre, obbligandolo ad affrontare ciò che più lo terrorizza, ossia che le cose abbiano una fine. Tutto diventa madre nel libro, una madre che Peano ci lascia intravedere attraverso ricordi, ritagli, immagini prese da vecchi video, una madre che non ha un corpo ma che dalle prima righe del libro è già assenza.

Di questa assenza si nutre tutta la narrazione fatta in terza persona, come a voler guardare questo piccolo mondo in frantumi da una distanza sufficiente a valutare orrori, paure, ma anche una sorta di schietto realismo, molto vicino, paradossalmente, all’ironia; i capitoli brevi, secchi, aiutano a togliere un inutile manierismo che spesso viene usato per raccontare quello che pare indicibile ovvero la morte, la malattia, il cancro.

L’invenzione della madre è un racconto duro e innocente che l’autore coltiva pagina dopo pagina con la precisione di un cesellatore,  alternando piani temporali e riferimenti cinematografici, accompagnando il lettore verso il disintegrarsi di tutte le certezze con sguardo lucido, ma al tempo stesso delicato.

Peano ha scritto un libro forse non per tutti, a volte doloroso, a volte sfuggente, ma che nasconde in sé una grande verità, che anche la più temibile delle sottrazioni può condurre alla rivelazione ciò che siamo e che potremmo essere.

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